Recensione di "Nessun Segno" di Daniela Alibrandi

Recensione di "Nessun Segno" di Daniela Alibrandi

Ci sono due correnti di pensiero per quel che riguarda quel periodo storico che tutti noi conosciamo come il ’68.

Chi c’era lo ricorda come un periodo dalle mille contraddizioni. Rinnovamento, rivoluzione sociale, emancipazione e tutte quelle novità intellettuali che poi diventeranno la norma, più o meno, negli anni a venire. Chi non c’era li rivive nelle storie, nei racconti che per quanto oggettivi sono sempre di parte negli occhi di chi li ha vissuti. E proprio da questa contrapposizione che inizia il libro e ci catapulta subito in questa visione. Un padre che ritrova una vecchia fiamma mai dimenticata su facebook galeotto anche questa volta come non mai. Un padre che si ritrova a vivere in un’epoca dove si sente un po’ estraneo e solo con l’aiuto della figlia riesce a districarsi..ma non e’ soltanto questo.

E’ un episodio ancora irrisolto successo proprio negli anni di piombo, dove i ragazzi oltre ad essere considerati ‘rivoluzionari’ si divertivano, si amavano e cercavano di cambiare le cose. Proprio da quell’episodio rimasto sopito da allora il nostro protagonista rivive con nostalgia il passato e tutto quello che ne consegue insieme al suo vecchio amore riscoperta donna e che rientra prepotentemente nella sua vita. Il ritmo in alcuni momenti cambia così repentinamente da lasciare senza fiato..calmo, riflessivo per poi diventare incalzante. Perché si c’è uno spaccato di vita vissuta come trama principale che tira le fila della narrazione, ma mai troppo nascosto c’è questo alone di thriller che rende la scrittura e fortunatamente per noi, la lettura davvero appassionante il tutto condito da colonna sonora perfetta per quel periodo.

La cosa che colpisce e che apprezzo sempre in qualsiasi scritto, e’ la capacita di immergere e di far immaginare uno sfondo, un paesaggio e uno momento narrato come se fosse la scena di un film. Lo dico con tutta la stima possibile, ma credo che questo libro possa benissimo essere messo in atto come un giallo all’italiana, un giallo intrigante che ha tutti gli elementi per tenere incollati allo schermo gli spettatori, dopo aver fatto lo stesso con i lettori.

Mi sento davvero di consigliarlo perché di libri buoni ce ne sono molti per fortuna, ma di libri buoni che si ricordano e’ più difficile trovarne..e questo non si dimenticherà facilmente.

Domenico Di Basilio 

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5 Comments

  1. Ho letto anche io il libro, e condivido in pieno il comjmento, anche sulla “filmizzazione” possibile….ma una cosa in più, da me che ho vissuto il periodo descritto -andavo al liceo nel 68′- il libro è scritto in un ottimo italiano, e riesce a rievocare sentimenti interiori anche perchè tocca le corde emotive con vocaboli e descrizioni che la letteratura tradotta, e quindi pensata in altra lingua, non riesce mai a raggiungere. Le frasi di questa autrice si snodano coma la musica , con spunti melodici e impennate improvvvise , quando il racconto malinconico e romantico diventa un thriller inaspettato…..leggetelo, ma non quando dovete alzarvi presto la mattina successiva…perchè non riuscirete a staccare gli occhi dal libro…

  2. Ho avuto l’onore e il privilegio di partecipare all’a presentazione romana del libro di Daniela Alibrandi e mi vanto di essere stata la prima a individuarne le potenzialità cinematografiche…per la capacità dell’autrice di disegnare con le parole gli spazi e i contesti degli eventi, che per chi,come me, pratica quotidianamente, sa che non sono solo lo scenario muto spettatore delle azioni, ma parte di esse. La trama, nel senso di intreccio virtuoso ed estetico di ciò che accade, non avrebbe la stessa pregnante ( con l’accezione inlgese…) significanza senza “quelle strade”, “quegli echi” e il loro contensto storico…di speranze e cuori oltre gli ostacoli… Roma è il fantastico scenario di vite che si intrecciano e si rincorrono consumandosi. Forse l’unico scenario possibile, con i suoi tramonti malinconici e l’accoglienza dei suoi angoli più intimi.

  3. è fantastico. si capisce che è scritto da una persona con qualcosa di speciale.

  4. Anch’io ho letto con estrema passione il libro perchè dalla prima parola ti prende ti porta via con sè. L’autrice ha saputo con abilità mettersi nei panni del protagonista e narrare in prima persona le emozioni contrastanti che vive sulla sua pelle. C’è un peefetto uso del flashback che si alterna vivamente con la descrizione di sensazioni forti del presente, Il libro si legge tutto d’un fiato fino alla fine senza che il pathos sciemi mai. Veramente complimenti all’autrice che con sapienza ed estrema sensibilità ci narra una storia che ha radici nel passato e fine nel presente.

  5. Condivido un pò tutto quello che è stato detto: notevole è la capacità dell’autrice di far rivivere il periodo del 68
    con gli occhi dell’adolescenza e di rendere Roma ben più di un semplice sfondo narrativo. Anche io ho vissuto
    con una sensazione quasi di vertigine lo scarto di ritrmo della narrazione verso lo sconvolgente epilogo.
    Le potenzialità di trasposizione cinematografica sono evidenti, tutto nel romanzo appare vivido, i paesaggi,
    esterni ed interiori, le situazioni e lo stesso sviluppu della trama.
    Forse la parola chiave per uesto libro è “intensità”.

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