Letti e Recensiti

Recensione di Dunkirk di Joshua Levine

By Staff

November 07, 2017

Dunkerque è il nome della città che durante la Seconda Guerra Mondiale, più precisamente nel 1940, fece da palcoscenico per lo scontro tra Alleati e tedeschi e che grazie alla sua posizione strategica permise l’attuazione dell’operazione Dynamo da parte delle truppe anglo-francesi con lo scopo di mettere in salvo migliaia di soldati.

Pagina dopo pagina, non mancherà di incontrare nomi come Thomas, Alfred, Martin, per citarne alcuni, ragazzi totalmente diversi tra loro con il binomio comune della guerra, che ci affascineranno proprio per la loro particolarità. Tra di loro ci sarà chi non vuole arruolarsi e chi, come Martin, al contrario, non vuole altro. Per alcuni la guerra sarà qualcosa da cui fuggire, per altri la via per porre fine alla noiosa monotonia del quotidiano. Piano piano si scoprirà che i manuali scolastici di storia non raccontano tutta la verità. Essi ci insegnano che nessuno si è opposto al nazismo ma la verità è che probabilmente, anche nel 2017, nessuno, per paura, riuscirebbe a fermarlo. Con queste parole l’autore descrive quanto detto:

Ciascun paese neutrale sperava che nutrire il coccodrillo gli garantisse di essere divorato per ultimo.

Dunkirk è un romanzo assolutamente in linea con i nostri tempi, anche se ambientato in un’epoca passata e che sembra non riguardarci più. La guerra non è finita, ha solamente cambiato temporaneamente residenza e oggi più che mai continua a minacciarci con il suo ritorno. Proviamo paura quando ci spostiamo, diffidiamo dalle persone, blindiamo le città e cerchiamo in tutti i modi possibili di difenderci da eventuali attacchi che potrebbero colpirci in ogni momento. Tutto ciò dovrebbe bastare per farci capire che la guerra ci riguarda ancora anche se pensiamo di esserne immuni. E Dunkirk ci insegna che oggi, come un tempo:

Abbiamo ragione di credere che un giorno le guerre cesseranno, ma solo se siamo noi a fermarle. Bisogna entrarvi per poterne uscire […]. Dobbiamo creare un nuovo ordine dal caos di quello vecchio […]. Un nuovo ordine che debellerà l’oppressione, la disoccupazione, la fame e le guerre, proprio come il vecchio ordine ha debellato la peste e le epidemie. È per questo che dobbiamo agire e combattere […], combattere non per il combattimento in sé, ma per creare un nuovo mondo a partire da quello vecchio.

Approfondimento

La straordinaria bravura di Joshua Levine nello stendere le frasi che compongono Dunkirk, ponendo l’attenzione sulla psicologia dei protagonisti, ci permette di entrare a far parte delle scene che vengono narrate. Al lettore viene regalata la sensazione di essere quindi presente e partecipe, in compagnia dei personaggi, di sentirli pensare, di prendere parte alle loro emozioni, di vederli tremare di paura e successivamente prendere coraggio.

Il linguaggio, seppur tecnico e ricco di dettagli storici, risulta essere comunque accessibile a chiunque senza il bisogno che colui che legge abbia delle conoscenze specifiche nel campo della storia.

Dunkirk risulta essere inoltre un libro che al di là di spiegare i fatti, e quindi fare da manuale, fa riflettere e vedere sotto una luce nuova tutto ciò che ha a che fare con la guerra. Una guerra in un determinato paese non riguarda solo quel paese, riguarda l’umanità, da chi ne è direttamente coinvolto ovvero coloro che la combattono, offrendo il loro sangue e rimettendoci non di rado la vita, a chi invece “assiste passivamente” alla disfatta, rimettendoci la libertà di pensiero e di azione e talvolta, purtroppo, anche persone amate.

Jessica Borsoi