Recensione di Mi saluti la sua signora di Angelo Martinelli

Titolo: Mi saluti la sua signora

Autore: Angelo Martinelli

Pubblicato: 2017 da BastogiLibri

Genere: Poliziesco, Narrativa Contemporanea Collana: Percorsi narrativi

Formato: Brossura Pagine: 124

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..."l'amicizia che ne era sorta, le confidenze, tutto adesso doveva cedere il passo all'ipocrisia della forma.

“Come quelli che sudano per apprezzare la doccia, Angeli cercava compagnia soprattutto per godersi la solitudine”. Forse perché, proprio come scrive Roberto Gervaso “La solitudine ci dà il piacere d’una grande compagnia: la nostra”.

Lo incontriamo così, stavolta, il giudice Angeli, già protagonista di storie investigative di delitti, di passioni due punto zero, di frodi geniali e furti particolarmente difficili da smascherare: paziente e indulgente come sempre ma, forse perché lontano dal palcoscenico romano di colleghi ossequiosi e di amicizie compiacenti, libero di essere se stesso. Di camminare incondizionatamente su un nuovo palco, non da protagonista.

Dev’essere la solitudine di cui parlò Schopenhauer quando disse che “Chi non ama la solitudine non ama neppure la libertà, perché si è liberi unicamente quando si è soli”. O gli somiglia molto. Libertà che potremmo anche chiamare realtà, come opposto della finzione, un posto dove ci si può muovere con la grandezza d’animo posseduta senza che risulti ingombrante, dove è possibile formulare ipotesi su qualunque aspetto si trovi di interesse, provare sentimenti senza lasciarne l’appiccicosa traccia, o persino sbagliare nel più comune dei modi, e del tutto, senza ottenere l’esposizione pubblica dei tentativi falliti.

In “Mi saluti la sua signora” Angeli sarà coinvolto in indagini che si avvicinano alla sua vita privata, era accaduto anche con Clélie in “Sempre sia lodato eppure, come scritto poco più su, qui non solo sarà diversa la storia rappresentata ma lo sarà soprattutto il palcoscenico. Angeli si muoverà infatti, in una camerata di ex compagni, un’allegra compagnia finta di persone cambiate. Un viaggio in corriera da Roma lo condurrà prima nella cittadina di Colico, a poche decine di chilometri dal confine svizzero, e poi alla meta, un piccolo comune Svizzero del Canton Grigioni dove l’ospite di una clinica psichiatrica, che nella comitiva tutti vogliono riabbracciare, non aspetta proprio nessuno.

Ad Angeli qualcosa non quadra da subito. Attraverso il solito discernimento e le analisi comportamentali della compagnia, un’attenzione al verbale e al para verbale, ai cliché che raccontano gli uomini e le donne per restare nella propria parte, e poi seguendo il percorso delle parole quando queste diventano sterile scambio lapidario, e facendo attenzione ai piccoli dettagli, Angeli capisce che lì, proprio nel loro stesso hotel soggiorna qualcuno che è lì per loro, o per qualcuno di loro. Questo non è del tutto chiaro. Ma certo è che il mistero si trova dietro una di quelle porte che si apre e richiude più volte durante la notte insonne di Angeli.

Inutile il chiacchierio futile, inutili le frasi allusive degli ex compagni e il quasi imposto senso di cameratismo, di nessuna rilevanza lo sfoggio dei propri percorsi professionali e delle abilità acquisite in qualche decennio di esercizio. Nessun fatto, solo finzione. Solo quando Angeli aprirà quella porta, da uomo spaventato e curioso qual è, e non da magistrato, potrà svelare la vicenda. Nel farlo, aprirà se stesso e il suo interlocutore: un prete, un criminale, un uomo di stato, o magari solo un uomo.

La vicenda si sposterà quindi dall’allegra commediola della gita studentesca al meno allegro confronto con la realtà. La realtà vince, sempre.

Lo so che fotografare la realtà è un’attività che non rende. Perché poi le tue foto non le vuole nessuno. I fotografati prendono le foto, le guardano e te le restituiscono. Ritengono di essere venuti male. Ma prima o poi smetterò di fotografare la realtà. Farò il moralista, rende di più.

Il ruolo della realtà sarà determinante, non solo a favore della trama imbastita da Martinelli; lo sarà perché permette al lettore, per la prima volta in assoluto, di integrare la personalità di Angeli con nuovi elementi inerenti alla natura umana, come pregi, difetti, inclinazioni, emozioni, valori e un cambio di registro che, di fatto, lo spogliano dal suo ruolo abituale. È innegabile che con il ruolo di “magistrato a sua insaputa” il lettore riesca a identificarsi proprio in quegli stessi pregi, difetti e valori del personaggio. Con la libertà che rappresentano. E che “La signoria vostra illustrissima” nega.

Dire la verità, che si estende con il concetto di vivere nella verità, o essere “saggiamente ipocrita”? Una valutazione non semplice, non lineare. “Mi saluti la sua signora” è un romanzo spaccato da questo dubbio, e per questo molto diverso dalle altre storie con il giudice Angeli come protagonista. Un dubbio come quello del vero falso e del falso vero (capitolo IV), rovescia e ribalta di nuovo ciò che siamo e come abbiamo deciso di vivere. E come tutti i dubbi deve fare male a chi li prende in considerazione.

“Ma tu sei sempre così?”

“No. Solo che ogni tanto mi concedo di non essere ipocrita. Con te me lo posso permettere.”

Angelo Martinelli non sorvola il sacrificio della realtà a favore della parvenza, anzi lo specifica, con un’esattezza disarmante.

La differenza non è tra chi dice balle e chi non le dice. La differenza che conta va cercata nel quando, nel come, nel dove, e nel perché si raccontano. Sono i tempi, i modi e le ragioni delle bugie che vanno valutati.

Questo farà Angeli dopo essersi richiuso dietro le spalle quell’anonima porta d’hotel. Cercherà le differenze, cercherà le persone dietro alle maschere, cercherà di salvare una vita esile condannata a un’esistenza disumana. Angeli si dimostrerà più fragile di come lo conosciamo, per certi versi, con un cuore più a vista ma anche più sciatto, più tollerante al confronto con la mediocrità, più disposto ad essere accessibile. Questo modo di fare impresso dalla penna di Martinelli è azzeccato e raggiunge lo scopo, solo grazie a questi elementi il magistrato Angeli riesce, senza troppe difficoltà, ad avvicinarsi, da uomo, al tema esistenziale del vero. Senza tralasciarne i punti di vista.

Tra differenze, apparenze, ambiguità, formalità, forme e mancanza di forme, volontà sincere ma esagerate e semplici errori, paura, la memoria del dovere. Con “Mi saluti la sua signora” pernotterete qualche notte sul lago di Como, dove qualcosa di grande sta succedendo.

Non è un esercizio investigativo per giornate da ombrellone, non è un’esca per catturare la vostra ragione, non è un’imbeccata per imparare a formulare giudizi legittimi e non è diverse altre cose. Leggetelo, invece, per quello che è: un’azione forte, di parole su carta, che spiega la libertà.