Autore: Martola

Recensione di La gente che sta bene di Federico Baccomo “Duchesne”

In La gente che sta bene Giuseppe Sobreroni è un avvocato di pseudo-successo della Milano bene. Spocchioso, arrogante, esibizionista, convinto di esser sempre un gradino sopra gli altri, ostenta qualità che neanche possiede, pur di ottenere qualcosa in più. A casa lo aspettano Carla, moglie fin troppo paziente e Giacomino. Martina, la figlia più grande, ormai neanche lo considera, ma il piccolo Giacomo tenta in tutti i modi di attirare le sue attenzioni...ahimé, invano. Al papà infatti non interessano i versi degli animali; preferisce studiare la battuta perfetta da proporre al giornalista il giorno dopo, per l'intervista che verrà pubblicata a breve su una delle più rinomate riviste di settore. Il papà è indispensabile nello studio internazionale in cui lavora. Il papà è famoso, il cellulare gli squilla in continuazione..non vedi, Giacomino? Patrizio Azzesi è il l'avvocato più potente di Milano. Una moglie bellissima, un mucchio di soldi, festini, mille promesse per Giuseppe, che casca nelle sue grinfie senza neanche rendersi conto.

E così vola a Londra per fare colloqui che gli dovrebbero assicurare posizioni assai interessanti per la sua carriera e manda all'aria tutto solo perché assetato di fama. Ma la ruota si fermerà anche per Giuseppe. Verrà ingannato e tradito, ma ingannerà e tradirà a sua volta e, con le conseguenze che ne deriveranno, sarà costretto a smettere di fare lo sbruffone. I suoi stessi passi falsi lo travolgeranno ed una vita che sembrava da tempo decollata e in perfetto volo in un cielo azzurro e privo di nubi, scenderà invece, all'improvviso, in picchiata. Lussi, risate vuote, buon cibo e divertimenti, per il nostro avvocato diventeranno orizzonti lontani mille miglia. Baccomo ci fa scoprire l'altra parte di una medaglia solo apparentemente dorata e luccicante, quando l'arroganza e la sfrontatezza della gente che sta bene, cedono il passo alla fragilità e alla paura. Si, perché in fondo, la vita quando deve colpire non guarda in faccia a nessuno: gli eventi stravolgono perfino il più duro degli uomini.

Che si scopre poi essere il più debole. Lo stile dello scrittore è frizzante, fresco, irruento. I monologhi di Giuseppe, anche se talvolta possono sembrare infiniti, in realtà caratterizzano benissimo il personaggio logorroico con cui abbiamo a che fare, e trascinano col sorriso sulle labbra fino alla svolta di La gente che sta bene. Poi, appunto, è tutta una caduta libera, fino alla fine. La gente che sta bene é un romanzo travolgente che si divora con velocità, interessante perché ci fa conoscere le emozioni di un uomo che fatica a rimanere sulla cresta dell'onda, ma lotta con tutte le forze per non darlo a vedere. E riesce per la maggiorparte del tempo a mostrare solo la sua parte più cinica e millantatrice, senza dare alcun segno di resa. Una storia che ci mostra la parte oscura di un mondo con cui tutti i giorni abbiamo a che fare, perché sono tanti i Giuseppe Sobreroni nella nostra società, tanti quelli che si arrampicano alle pareti della popolarità, alla disperata ricerca di denaro. Baccomo ha saputo descrivere magistralmente una fetta di realtà, magari anche facile da inquadrare, ma non sempre altrettanto facile da capire. E l'ha fatto in modo pungente, sarcastico, con quella punta di amaro che mi fa dire che sì, per me se l'è cavata benissimo.

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Recensione di Impresa impossibile di Corrado Formigli

C'è un Italia che rimane nascosta, che non finisce in tv né tra le pagine dei giornali. Non è un'Italia timida, tutt'altro: è forte, coraggiosa, ma è piccola. O meglio, appare tale davanti a quella disperata che ci fanno vedere ogni giorno, quella che rappresenta la maggioranza. “Non si può parlare solo di sfiga”, ha detto la sorella Federica a Corrado Formigli. E così lui ha deciso di prendere la macchina, partire alla scoperta di quella ristretta fetta d'Italia, e raccontarla. Andare alla ricerca di piccoli e medi imprenditori che, sparsi da Nord a Sud, lottano ogni giorno per fronteggiare la crisi e dare una nuova opportunità a questo Paese calpestato dalla politica e abbandonato dalle istituzioni. Il libro è perciò la raccolta di otto storie straordinarie, di imprese veramente “made in Italy” e di uomini e donne forti, combattivi, innovativi.

Impresa impossibile di Corrado Formigli sono storie di di imprenditori diventati tali col tempo, per aver creduto in un sogno o in un'idea, essersi rimboccati le maniche, aver messo insieme persone, ricerca, innovazione e attenzione per il particolare e esser riusciti a creare qui, nella nostra terra, delle imprese con tanto di cappello. Da chi produce borse che raccontano la fine delle storie d'amore, passando per chi tenta di vendere le proprie praline al cioccolato anche ai titubanti americani che ci vorrebbero il bacon dentro e chi si fida solo dei propri pomodori e melanzane, fino ad arrivare a chi produce caffettiere, posate e spremiagrumi ma, se c'è bisogno, vernicia le scuole della città per non mandare gli operai in cassa integrazione. Sono tutte persone che lavorano sette giorni su sette, senza orari; persone che hanno studiato, sono andate fuori a fare esperienza o a specializzarsi, ma poi hanno scelto di tornare per riprovarci, per dare una seconda opportunità alla loro Italia e a se stessi.

Hanno creato delle vere e proprie fabbriche supertecnologiche e ad impatto zero, costituite per la gran parte da giovani ventenni e trentenni realmente competenti (talvolta istruiti già dai tempi della scuola/università, così da evitare la fuga di cervelli); hanno scelto di non delocalizzare le produzioni, di usare solo materie prime locali e di realizzare così qualcosa di speciale, di unico, fatto solo ed esclusivamente in Italia. Ogni mattina si svegliano felici perché sanno che gli toccherà fare qualcosa che gli piace, che hanno scelto e sognato, nel quale hanno investito anima, corpo e soldi (tanti). L'autore ci porta alla scoperta di una realtà fatta di fatica e sogni, di gente un po' matta che, anche se ha perso la fiducia nello Stato, crede in se stessa e nelle potenzialità del nostro bel Paese. Uno schiaffo alla crisi, una lezione per chi crede che andar via sia l'unica soluzione. Formigli, da sempre impegnato nel raccontare l'Italia stremata dalla crisi, stavolta con Impresa impossibile ha preso in considerazione l'altra parte, quella che passa inosservata, e ha dato vita ad una sorta di pozione magica che aspettavamo da tempo per convincerci che quello in cui viviamo può ancora essere un Paese per giovani. Sempre che i giovani abbiano voglia di impegnarsi per realizzare i propri sogni, anche se non gli garantiranno - a tutti i costi - il posto fisso.

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Recensione di Promettimi che ci sarai di Carol Rifka Brunt

“Quando hai solo diciott'anni quante cose che non sai...quando hai solo diciott'anni forse invece sai già tutto, non dovresti crescer mai...” diceva una canzone. June Elbus di anni ne ha quattordici, ma per molti versi è già grande, molto più di sua sorella, e anche di sua mamma. Ma a quattordici anni non sai ancora niente di te, sei in piena evoluzione e hai solo voglia di ribellarti a tutto ciò che ti si para davanti. June è timida, sogna ad occhi aperti, e per sfuggire alla vita di tutti giorni e ai coetanei che sente troppo diversi, si nasconde nel boschetto dietro la scuola, parla da sola e finge di esser stata catapultata lì direttamente dal Medioevo che tanto adora.

Gli stivali li ha sul serio: in camoscio nero, con i lacci di cuoio incrociati sul davanti, comprati con lo zio Finn ad una fiera medievale qualche anno prima. L'unica certezza che June porta dentro di sé è, appunto, ciò che prova per Finn. Ed anche se a quell'età è difficile separare amore, amicizia e affetto, per lei Finn è zio, amico, compagno d'avventure...Finn è tutto. E quando una malattia dal nome che tra le mura di casa non si può pronunciare se lo porta via, si trascina anche una parte di June. Sarà difficile per lei ricominciare. Un giorno però riceverà un pacco, recapitato da un corriere un tantino bizzarro, contenente la teiera preferita di zio Finn e un biglietto con su scritto un appuntamento, firmato Toby, l'uomo misterioso che al funerale dello zio tutti indicavano come l'assassino.

June, considerata dalla sorella e dai genitori solo una ragazzina introversa e stramba, si rivelerà per ciò che realmente è, ossia ciò che Finn sapeva bene fin dall'inizio ed era riuscito a dipingere prima di morire: una coraggiosa guerriera dalle mille sfumature. E così la nostra eroina indosserà i suoi bei stivali e si presenterà all'appuntamento. Sarà quello l'inizio di un lungo e bellissimo viaggio che, ricco di gelosia, paura, affetto e solidarietà, la porterà alla scoperta di una realtà che tutti le avevano tenuto nascosta e, contemporaneamente, la farà crescere e accettare il fatto che non era l'unica ad avere un posto speciale nel cuore di Finn.

Promettimi che ci sarai è un inno all'amore, in tutte le sue forme. É un romanzo che scioglie i cuori, perfino quelli più duri. Una meravigliosa storia di amicizia, solidarietà e compassione, una di quelle che piaceranno anche ai più scettici come me, allergici ai libri troppo sdolcinati. Carol Rifka Brunt, col suo libro d'esordio, è riuscita a ricamare perfettamente una trama dolce ed allo stesso tempo sincera, fatta di emozioni vere, che fa commuovere e entusiasmare e che fa capire che l'amore, se vuole, è capace di andare sul serio oltre ogni cosa. La supera e spesso, come un boomerang, torna indietro, più forte di prima.

abc

Recensione di La costola di Adamo di Antonio Manzini

“E l'eterno Iddio, con la costola che aveva tolta all'uomo, formò una donna e la condusse all'uomo.” “Mi sono messa a pensare. A sentire la storiella, la donna nasce dall'uomo, anzi ne è proprio un pezzo. E l'uomo impazzisce per la donna, la ama. In realtà ama se stesso. Ama un pezzo di sé, non un altro da sé. [...]Un amore concentrato sulla propria persona che niente ha a che fare con l'amore.” La costola di Adamo di Antonio Manzini.

Di donne maltrattate o, peggio ancora, uccise, ormai purtroppo si sente parlare ogni giorno. Di libri di questo tipo, invece, ne circolano un po' meno. Ed è un gran peccato. Rocco Schiavone è il vicequestore di Aosta, spedito in esilio nella cittadina valdostana a causa di comportamenti poco consoni al regolamento della questura. In realtà è una forza di uomo, un inguaribile cinico perennemente in lotta col prossimo che fuma canne al mattino, va in giro con delle Clarks semidistrutte e, anche se sembra che odi il suo lavoro, in realtà ha un occhio attento per le sfumature e un grande talento investigativo.

E' Schiavone che ci guiderà per tutto il libro, ed è lui che dovrà scoprire chi è riuscito a mettere in scena un delitto tanto macabro come quello di Ester Baudo di via Brocherel 22. Chi è stato capace di ridurre la donna nelle condizioni in cui la domestica Irina l'ha ritrovata poche ore dopo la morte. Durante le indagini, Schiavone si troverà ad avere a che fare con colleghi inefficienti, giovani ladri, belle donne, cattivi mariti e fedeli amiche e, anche quando avremo cominciato a pensare che il caso sia stato risolto, il vicequestore ci stupirà ancora, con un finale a sorpresa. Manzini è riuscito a cucire una trama originale e coinvolgente che - inutile dirlo - fa tenere gli occhi incollati alle pagine, curiosi di scoprire chi sarà il responsabile del delitto e quale meccanismo avrà messo in atto. Non è facile trattare un tema come quello del femminicidio: sembra sempre che se ne parli poco o nei termini meno adatti. La chiave di lettura proposta da Manzini è, non solo nuova e interessante, ma soprattutto efficace, perché capace di scavare realmente nel problema e raggiungere delle possibili radici.

Un romanzo che indaga sulla potenza del rapporto uomo-donna e sulla solidarietà femminile; un insolito ritratto “in giallo” di uno dei peggiori mali del nostro paese, di cui si sentiva veramente bisogno: “perché finché il numero dei casi di femminicidio non si azzererà, non potremo mai definirci un paese civile.”

abc
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