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Recensione di La bambina che salvava i libri di Markus Zusak

In La bambina che salvava i libri si trova la storia di Liesel Meminger, la ladra di libri (come l’amico Rudy Steiner la ribattezza affettuosamente), narrata da in prima persona dalla Morte. Non immaginatevi la nera signora con falce e mantello nero ( “ non possiedo la falce. (..)non ho quel viso da teschio che vuoi appiopparmi.


Titolo: La bambina che salvava i libri

Autore: Markus Zusak
Pubblicato: 2009 da Frassinelli
Collana: Narrativa
Formato: Brossura Pagine: 576


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Molching, Germania 1939.  La piccola Liesel Meminger viene lasciata al trentatré di Himmelstrasse nelle mani di Herr e Frau Hubermann, una coppia di tedeschi che imparerà a chiamare Mamma e Papà. E la Himmelstrasse -la via del Paradiso- con i suoi singolari personaggi, farà da sfondo a questa nuova vita, dove Liesel scoprirà la lealtà, l’affetto, il coraggio, il terrore, la forza e la potenza delle parole. Lette, scritte. o rubate.

L'opinione del recensore

Di libri sull’olocausto se ne sono scritti molti e in modi diversi: biografie, romanzi, albi illustrati… ma questo, beh, questo è un libro che riunisce in sé parecchie delle tipologie sopracitate. In La bambina che salvava i libri si trova la storia di Liesel Meminger, la ladra di libri (come l’amico Rudy Steiner la ribattezza affettuosamente), narrata da in prima persona dalla Morte. Non immaginatevi la nera signora con falce e mantello nero ( “ non possiedo la falce. (..)non ho quel viso da teschio che vuoi appiopparmi. Vuoi sapere qual è il mio vero aspetto? Mentre proseguo il racconto, cerca uno specchio.”.), non ci andrete minimamente vicini. Leggere per credere. E di Liesel cosa ci dice? Che ruba i libri: non tanto per il gusto di rubare, ma per ciò che il libro significa in quanto tale.

Quando arriva da Frau e Herr Hubermann – la sua nuova famiglia- ha già un colpo alle spalle: il manuale del necroforo, che le rammenta il fratellino morto in un viaggio che avrebbe dovuto salvare entrambi i bambini. La Morte conduce quindi noi lettori attraverso i tempi e gli spazi di Liesel: dal 1939 al 1945 nella Himmelstrasse, nella scuola, nella biblioteca della moglie del sindaco di Mochling (luogo dove la ragazza si rifornirà più volte), su e giù a rubacchiare nelle campagne con il migliore amico Rudy, o a cercare riparo nei rifugi antibombardamento. E in cantina soprattutto, dove per qualche anno Max Vandenburg, un pugile ebreo, sarà tenuto nascosto agli occhi onnipresenti della Gestapo. Nella cantina della casa degli Hubermann Liesel infatti, cresce: da ladra di libri diventerà la scuotitrice di parole. In quel luogo freddo e angusto impara a leggere insieme a Papà; comprende il significato del prendersi cura di un altro essere umano. Lì, più che in biblioteca, capisce la forza delle parole: più potenti delle bombe che uccideranno quasi tutti quelli che ama. In una minuscola cantina Liesel si accorge che le parole posso distruggere, manipolare e devastare (dal Mein Kampf alle lettere di addio e o suicidio lasciate da chi non può restare o non ce la fa più); o all’opposto, creare, plasmare e salvare vite esattamente come “La scuotitrice di Parole” (album di disegni e parole) regalatole da Max o il libro che lei stessa si ritrova a scrivere e che la morte porterà con sé in quella caotica e definitiva giornata di agosto del 1945.

In chiusura la voce narrante di La bambina che salvava i libri ci guida con estrema delicatezza e sincerità fino alla fine dei giorni della ladra di libri che si spegne, ormai vecchia a Sydney e ritrova- non senza sorpresa- il libriccino pieno di parole dure e sublimi insieme. Come gli uomini. Come l’esistenza. Come la vita. Come la morte. Ho amato questo libro immediatamente: mi ha stupita, spiazzata, commossa, divertita e non l’ho trovato banale. Originale, in effetti, è la parola con cui desidero descriverlo. Originale il modo di narrare, pieno di flashback e flashforward e di descrizioni che ne fanno quasi una sceneggiatura e portano il lettore a vedere i personaggi, non solo a immaginarli. Interessantissima la scelta di inserire i disegni di Papà prima e di Max dopo.. rende tutto più immediato e vivido. Il tema, che come accennavo inizialmente è stato trattato in lungo e in largo, è affrontato con un approccio “nuovo” e paradossalmente, anche se è la morte a essere la narratrice, il testo è vivo e mai patetico. C’è un profondo rispetto per la vita e per l’Uomo. Cinque stelle meritatissime. E-book o cartaceo..a voi la scelta. In entrambi i casi i soldi sono ben spesi

Mariateresa Della Chiesa

Di Redazione

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3 risposte su “Recensione di La bambina che salvava i libri di Markus Zusak”

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