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Recensione di Senza amare andare sul mare di Christian Pastore

By Zuleika Martinello

May 15, 2017

Senza amare andare sul mare è certamente un lavoro incentrato sullo stile narrativo, volto a celebrare i vocaboli, i costrutti grammaticali e le infinite possibilità che la scrittura regala. Tuttavia le pagine del libro sono al contempo dense di una trama accattivante, capace di creare curiosità e di spingere il lettore a proseguire avidamente, nonostante il carattere impegnato della lettura.

Christian Pastore fa salire quaranta passeggeri a bordo di una nave da crociera, la Tituba, dove tutto è gratuito, tutto è lusso, cibo e alcolici abbondano e il relax fa scacco matto ai doveri quotidiani. Potrebbe sembrare un sogno, ma sogno non è: l’intera imbarcazione è intrisa di tensione e mistero. In prima istanza, nessun passeggero ricorda il perché si trovi sulla nave né come ci sia finito; tuttavia l’idea di una crociera all inclusive interamente pagata compiace tutti e, almeno inizialmente, mette a tacere ogni lecita preoccupazione.

L’unico obbligo che vincola ciascun passeggero è la cura di un diario personale, a cui affidare la propria penna e i proprio pensieri giorno dopo giorno. Tutti e quaranta i personaggi trovano infatti nelle loro cabine un quaderno bianco e, nascosta tra le sue pagine, una vecchia fotografia: un’immagine significativa capace di schiaffare ciascuno di loro nel proprio passato.

La vita nella Tituba procede lenta e monotona. I passeggeri si spostano pigramente dai ristoranti alla piscina, dal duty free al casinò: un eterno ozio scandito da qualche segno di biro sulle pagine del diario. Quando l’entusiasmo iniziale si affievolisce, i quaranta passeggeri cominciano ad essere sospettosi e a porsi domande circa quella crociera, dove mai si attracca, mai cala la notte, nessuno conosce la meta né tantomeno se una qualche meta ci sia. Il passare del tempo, troppo tempo, non porta però alcuna risposta, anzi non fa altro che aggravare la situazione: le provviste sembrano via via diminuire e le strane sparizioni di alcuni passeggeri alimentano il fuoco del dubbio.

Dov’è diretta la Tituba? Perché quelle quaranta persone sono state caricate a bordo inconsapevolmente? Qual è il significato del diario? Il mare beffardo si porta via tutte le domande, nascondendo tra le onde la risposta. Una risposta che il lettore rincorrerà con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

Approfondimento

Riduttivo sarebbe parlare di racconto di fronte al lavoro di Pastore, dal momento che è lo stile letterario a dominare sulle oltre seicento pagine. L’autore si fa giocoliere di parole e si esibisce in veri e propri virtuosismi utilizzando la sintassi.

Senza amare andare sul mare è organizzato in quaranta capitoli, come quaranta sono i passeggeri. Ogni capitolo riflette infatti una porzione del diario segreto che ciascun personaggio è obbligato a tenere. Attraverso questo escamotage letterario, Christian Pastore ha la possibilità di calarsi nei panni di quaranta soggetti differenti e di sperimentare altrettanti registri e modi d’espressione. L’autore da ora voce ad una suora che soffre d’insonnia, ora ad uno scrittore frustrato, ora ad un malavitoso italiano, ora ad un anziano schiavo dell’Alzheimer. Ogni capitolo diventa un esperimento, Pastore cambia puntualmente lo stile di scrittura e l’utilizzo della sintassi – arrivando persino a stendere degli haiku – tanto che il lettore ha la sensazione di trovarsi al cospetto di quaranta autori diversi.

Tuttavia, se questo libro celebra l’abilità letteraria di Pastore, la trama lascia una punta di amarezza. Un grande mistero tiene infatti sospeso il lettore, che si aggrappa avidamente ai diari di ciascun passeggero alla bramosa ricerca della verità, per poi rimanere deluso dopo aver svoltato anche l’ultima pagina.

Senza amare andare sul mare è il libro adatto a chi ha voglia di qualcosa di diverso e di spessore. Indirizzato soprattutto a chi sa apprezzare gli esercizi di stile firmati da una mano capace.