Tre libri, un pacchetto all-inclusive potremmo dire usando una espressione linguistica moderna, e infiniti modi per conoscere quello che tutti chiamavano “il maestro”, un uomo che insegnava davvero a cambiare la propria vita. Queste non sono le prime opere scritte da Carlo Tedeschi, storico collaboratore di Leo Amici, che raccontano l’uomo, il carisma, gli aneddoti unici della sua intensa vita. Tuttavia questo trittico composto da “Leo risposte”, “Leo scritti” e “Leo testimonianze”, oltre ad essere l’ultimo progetto letterario, in ordine cronologico, dell’autore è anche, forse, un tentativo di riconoscere e definire tutto ciò che ha orbitato nella vita di coloro che sono entrati nella sua vita, anche solo per poco. La chiusura di un cerchio che sembra però impossibile da chiudere in un viaggio umano e spirituale spinto oltre la narrazione biografica e la raccolta di testimonianze dirette, gli esempi positivi. La definirei più una raccolta di rivoluzioni concrete nella ricerca di un senso che coinvolge la ragione e il cuore, l’amore, la fede, la Pace. Rivoluzioni che si sono spesso evolute nella vita delle persone sprigionando positività, coraggio, rettitudine. Le parole coerenti, le testimonianze indicano la via per abbattere i muri dei pregiudizi, delle paure e dell’egoismo. Una proposta viva per il presente e una promessa di rinnovamento per il futuro, di cui ognuno può essere una piccola e decisiva parte. La voce di Carlo Tedeschi accompagna il lettore in questo cammino di memoria condivisa, con la consueta leggerezza, con dedizione e forza, perché ciò che lasciato Leo Amici resta e il viaggio non è finito.
Qual è stata la motivazione più profonda che l’ha portata a raccogliere e curare questi scritti e testimonianze di Leo Amici avendo già raccontato molti aspetti della vita di Leo Amici?
Gli scritti di Leo Amici sono stati importantissimi per la mia crescita sia umana che spirituale, per questo motivo li ho pubblicati, augurandomi che suscitino nel lettore l’effetto positivo che hanno causato in me e nelle migliaia di persone che ne sono venuti a conoscenza. Così è stato per le testimonianze che sono la prova concreta del suo operato e della sua personalità dedita al prossimo, un operato che include ovviamente sia gli scritti, tutti dedicati al prossimo per far capire e farsi capire, sia le sue risposte che sono la sua viva voce.
Come definirebbe oggi, con il suo sguardo maturo, il messaggio centrale che Leo Amici lascia a chi lo incontra attraverso le parole dei libri?
Il messaggio centrale di Leo Amici è quello della religione cattolica ma anche, oltrepassando le deviazioni, gli estremismi umani e storici, delle altre religioni: l’amore. In più, rispetto forse ad altri maestri, profeti o santi, indica soluzioni nuove, sorprendenti che, applicate, realizzano la persona umana pur nel suo libero arbitrio.
L’amore pratico verso il prossimo è un elemento che ricorre continuamente in tutte le opere: in che modo questa “spiritualità attiva” differisce da altre correnti o esperienze religiose o filosofiche da lei incontrate?
La «spiritualità attiva» per come lei scrive, non differisce da altre correnti o esperienze religiose o filosofiche da me incontrate ma resta di fatto che l’esempio, l’amore di Leo, la sapienza di Dio infusa in noi, hanno fatto la loro parte attivamente. Come dire: occorrono i fatti, non le parole… In più è come se avessi avvertito la presenza di Dio in tutto ciò che Leo ha realizzato; ho fatto tutto mio e poi l’ho espresso nella vita di tutti i giorni fino ad oggi.
Nel libro che raccoglie le testimonianze in prima persona di tante persone che hanno avuto modo di conoscere il maestro la parola “trasformazione” personale ricorre abbastanza spesso. Quali sono, secondo lei, gli elementi che rendono concreto questo cambiamento? Che accendono una scintilla nell’anima?
La propria ricerca personale. In primo luogo: ma chi è quest’uomo? È vero? È un impostore? E poi: se è vero, allora è vero anche il suo parlare di Dio, è vero il suo amore… l’esempio concreto di come amare… Chi ha percorso questa via si è “trasformato”. Altri avranno solo ricevuto ma Leo Amici non intendeva “convertire” bensì solo amare. La “conversione” è un fatto consequenziale e ineluttabile.
C’è una risposta di Leo Amici che l’ha colpita in particolare per la sua attualità rispetto ai problemi universali ma anche specifici della realtà del “Piccolo paese fuori dal mondo” che continuate a proteggere?
«Non dirmi chi sei stato, dimmi chi sei». Questo è determinante per l’accoglienza, l’apertura al prossimo e la collaborazione reciproca.
Il concetto di libertà (“la vera regola è la libertà”) e quello di responsabilità personale sono elementi su cui è necessario discutere e da condividere: che valore hanno nella costruzione di una comunità o di una società proiettata verso una “rivoluzione” migliorativa?
La libertà personale non può sfociare nel male verso gli altri. Non può ledere l’altrui libertà… Questo potrebbe costare sacrifici personali che si possono solo superare e far diventare “leggeri” se si crede in Dio o se, almeno, ci si pone l’interrogativo. Questa è una “regola” per la comunità in cui viviamo e operiamo, rivoluzioniamo pacificamente il nostro interno e ciò che è attorno a noi. «Prima pulisci te stesso e poi potrai iniziare a pulire dinanzi a te» diceva Leo.
Come crede che la dimensione del “servizio al prossimo” possa essere trasmessa oggi ai giovani?
È naturale in loro quando non sono condizionati dalla società, dai suoi miti, da ciò che luccica…
Sono presenti, in questi libri, anche momenti di dubbio, dolore o crisi? Che ruolo hanno nella crescita?
Dubbio, dolore, crisi, sono indispensabili per la crescita personale e per raggiungere quella meta, o verità, che cambia, modifica, in quanto verità toccata con mano, il nostro modo di vedere, pensare, agire.
Qual è stata la più grande sfida personale nell’organizzare e custodire una memoria collettiva così vasta e sentita?
La mia sfida personale più grande è stata quella di superare la stanchezza, l’assillo giornaliero, il dolore per chi si allontanava dalla verità, il tempo che non basta mai… ma, a pensarci bene, rispondo così perché la domanda mi ha suscitato il mettere a fuoco un aspetto della vita mia, in quanto il superare tutto ciò è dolce. «Ogni cosa terrena è un problema, per chi ha fede il problema è risolto» diceva ancora Leo.
C’è un episodio, tra le tante testimonianze raccolte, che considera emblematico della missione di Leo Amici?
Quando qualcuno gli disse d’aver visto un signore rubargli il portafoglio in casa sua, lui disse: «Allora avrà bisogno di danaro», e andò ad offrirglielo…
Cosa è stato fatto negli ultimi anni nell’ambito dell’Associazione Dare, che ricordo essere un sistema collaborativo che supporta tanti progetti sociali e culturali che sostengono chi ne ha bisogno, che la rende particolarmente orgoglioso? E come immagina il ruolo dell’Associazione nel prossimo futuro, tra incertezza e valori da difendere, sulla scia degli insegnamenti lasciati da Leo Amici?
Non mi sento “orgoglioso” di qualcosa. Ho semplicemente fatto il mio dovere e me ne sento appagato nella serenità, nella pace… Il futuro, ovviamente, è nelle mani dei giovani e penso che l’Associazione darà ancora più frutti, se così si può dire, che nel passato. Il tempo infatti perfeziona, matura, fermenta ogni cosa. «Nulla è sbagliato se viene perfezionato» (Leo Amici) soprattutto appoggiandosi al bene e alla sua forza costruttrice, benché lenta ma vigorosa. Il male, al contrario, in un attimo distrugge ma, se le fondamenta sono solide, può intaccare esteriormente, non nella sostanza dell’agire. «La sostanza – per come ancora scrive Leo – è la distillazione di tutte le materie e vita nell’eternità» nel senso che l’inutile si sgretola e lo corrode il tempo, la sostanza sopravvive e dal momento che in natura «nulla si crea e nulla si distrugge» ma tutto si trasforma… siamo “materia eterna”, “Spirito eterno”, vita… per sempre.
L’incontro con Carlo Tedeschi è stato più di un dialogo: è sembrato un attraversamento. I suoi libri non si limitano a raccontare Leo Amici, ma lo fanno rivivere nel presente, tra le pagine e tra le persone che cercano – nel rumore del mondo – un punto di verità e di pace. “Uno, tre, infinito” diventa così non solo il titolo ideale per questa trilogia, ma una sintesi di ciò che resta dopo la lettura: l’unità tra mente e cuore, la moltiplicazione dei gesti d’amore, l’infinito che si apre quando ci si mette davvero in cammino verso gli altri. Un viaggio che, come ricorda Tedeschi, non è ancora finito. Fabio Pinna