Recensione di Prendi e vai, Una Band, un amore un sogno di Concesion Gioviale

Non tutti hanno sogni, non tutti lottano per il proprio, non tutti sanno aspettare, sacrificarsi, credere.  Valentino “Speedy”, Mirko “Midi”, Vincenzo “Jianno”, Alessandro “Tatto”, Simone hanno il loro sogno in questa storia che è un po´anche la loro vita, per davvero.  Concesion Gioviale racconta l´amore per la musica di cinque ragazzi che, come tanti, provano a emergere, a svincolarsi dal grande traffico musicale e diventare una band di successo. I BiancOstile.

La protagonista di questo libro è Sara, una ragazza vera, che ha paura di innamorarsi, emotiva, empatica, altruista che conoscerà la band e il cui destino s’intreccerà ad essa. Sarà testimone di quel che accade all´interno del gruppo, sarà la fiammella che tiene accesa il fuoco collettivo, il collante grazie agli incontri, le cene organizzate che avvicineranno gli stessi membri gli uni agli altri. Sara ha un segreto. Uno di quelli che non capisci subito di averlo e te lo porti appresso da sempre. Sara è innamorata di uno di loro. E dividerà l´attenzione, gli sforzi, l´anima con la band e il suo amore segreto.

Il romanzo si muove equilibrista sul rapporto di amicizia creatosi con il tempo e la lotta per far emergere i sentimenti. Ma Prendi e Vai è anche una straordinaria storia di amicizia. Di pianti e sofferenza, di attese, di conforto, di presenza e naturalmente di musica. Sara, scoperta da Vincenzo, con il talento nello scrivere testi e poesie diventerà a tutti gli effetti il sesto elemento della band, una fan, un´amica, una scoperta. E come i suoi compagni darà tutto per la musica, per quel sogno irrinunciabile.

Nonostante una parentesi a Torino, la lontananza dalla band non scioglierà i legami che li uniscono reciprocamente. E neanche un tradimento, neanche la sofferenza, neanche una malattia grave impediranno alla protagonista di essere se stessa, vera, di dare tutta l´anima ai BiancOstile. E tutti a loro modo avranno modo di ripagare questa devozione con la loro presenza, ognuno con il suo carattere, la gratitudine, la sensibilità, i consigli, la presenza, il sostegno, i gesti premurosi. Insieme per raggiungere lo stesso obiettivo, insieme per essere più forti, insieme perché non esiste altra maniera per stare bene. Non mancheranno le delusioni, le perplessità, le vicende personali che altereranno gli equilibri. Ma in tutto questo divenire la forza del loro sogno resterà intatta. E poi l´amore. Agognato, negato, scambiato con l´affetto, tradito. E poi quello vero.  Concesion Gioviale ha il merito di scrivere una storia semplice, lineare con uno stile diretto ed estemporaneo. Una scrittura istintiva che trasmette in maniera particolare le emozioni della protagonista, le sue gioie, il suo stupore, e il suo capitombolare in tristezza, paura, incertezza. Un romanzo che è la celebrazione di una band ma anche di un´amicizia, reale, quella tra la Gioviale e i BiancOstile.

Scrittura che lascia nero su bianco un grande insegnamento, che imprime la sua forza sui destini: non importa quanto sia lontano il tuo sogno. Prendi e vai.

 

Potete acquistare il libro qui ed entrare nell´universo dei BiancOstile.

Fabio Pinna

La band

Leggere il libro di Concesion mi ha incuriosito, cosí ho voluto conoscere piú da vicino i BiancOstile, piú di quanto non il libro permettesse giá. Ho ascoltato le loro cover e le loro canzoni e devo dire che son davvero bravi. Trasmettono energia e anche le cover son ben interpretate. Ecco qualche informazione in piú su di loro: la band è formata da Vincenzo Giannone (voce), Mirko Martini (tastiere), Valentino Spedicato (batteria), Simone Corda (chitarra), Alessandro De Bianchi (basso). Nei sette anni trascorsi sono tante le manifestazioni in Italia alle quali i cinque rockers vengono invitati e circa 180 sono i live grazie ai quali la band ottiene un ampio consenso di pubblico. I BiancOstile passano in radio nazionale, in Tv, partecipano a festival musicali e fanno conoscere la loro musica.

Se volete ascoltare la loro musica (ve lo consigliamo!) trovate il loro album "Viaggio senza meta" su Spotify oppure su iTunes qui!

abc

Recensione di Giochiamo ancora di Alessandro Del Piero

Giochiamo ancora di Alessandro Del Piero presenta Alessandro e il Del Piero, l'uomo e l'idolo sportivo, ricalcandone i successi e gli insuccessi. Ma sopratutto questo libro vuole essere l' insieme dei pensieri di un uomo maturo e riflessivo che ha fatto dello sport la propria passione, il suo più grande amore, che si prende le responsabilità e il merito dell' estro che gli appartiene.

Del Piero descriverà quelli che sono i valori saldi della sua vita, imprescindibili, toccandoli uno ad uno con precisione come se fossero quei suoi tiri a giro che lo hanno reso protagonista nel calcio moderno. Leggiamo della sua infanzia, della notorietà arrivata da un piccolo paesello dopo grandi sacrifici, delle difficoltá, come gli infortuni e le esclusioni dal campo, i momenti bui in cui il campione deve tirare fuori più di quello che sembra avere per essere sempre competitivo, in una continua sfida contro se stessi e contro il tempo.

Non mancano gli aneddoti familiari legati all' infanzia dicevamo, nè quelli calcistici legati a momenti epici della carriera, eppure tutti questi sono traslati in una dimensione quasi spirituale ed emotiva che riprende i valori che guidano e hanno sempre guidato Alessandro Del Piero: talento, passione, amicizia, resistenza, lealtá, bellezza, spirito di squadra, sacrificio, stile, sfida. Tutte queste componenti hanno giocato e giocano in Del Piero un ruolo fondamentale su come la vita debba essere vissuta.

Questi riferimenti ci svelano un uomo che non solo sa calciare bene il pallone, ma che alle prese con la vita ha saputo imparare, adattarsi, trovare i giusti compromessi senza accontentarsi, sperare, lottare, lasciarsi andare, staccare la spina, che ha saputo conservare intatta la propria identità pur operandosi per un costante miglioramento, che non ha dimenticato le proprie origini né i suoi obiettivi.

Giochiamo ancora di Alessandro Del Piero è un libro per chi non si vuole mai arrendere, per chi ha voglia di imparare, sempre. Un libro non solo per i tifosi del capitano juventino, piuttosto un libro per chi ha imparato a stimarlo come persona ed esempio nel mondo dello sport. Ed è un libro di sogni, che non finiscono, non devono finire mai.

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Recensione di Portrait di Joyce Lussu

Nella deflagrazione interiore innescata dal primo sguardo c'era già tutto: dall'intensa attrazione fisica al sincero rispetto, dal bisogno di affetto alla passione politica. 

Potrebbe essere istintivo, leggendo Portrait, questa vivacissima autobiografia di Joyce Salvadori Lusso, cogliere gli aspetti più "politici" della sua storia: l'impronta laica e liberale dei genitori, l'avversione verso il fascismo, la militanza partigiana, comunista e femminista, la solidarietà verso ogni popolo represso da un regime più o meno aggressivo. Ma ne otterremmo un ritratto incompleto, estremista e privo di quell'affascinante romanticismo che invece, a mio parere, costituisce la vera particolarità della moglie del celebre politico e scrittore sardo Emilio Lussu.

Nata in un ambiente intellettuale piuttosto anticonformista, Joyce fa di questa informale ed eclettica brillantezza la sua forza, unita ad un carattere curioso e indipendente, e ad un'intraprendenza che la conduce verso esperienze addirittura contrapposte. L'educazione liberale ricevuta dai genitori si scontra inevitabilmente, e violentemente, con il fascismo, del quale il nonno paterno è un grande sostenitore, da Firenze Joyce e la famiglia si rifugiano in Svizzera, e così ha inizio la sua avventura. Entrata in contatto con Giustizia e Libertà, ella si oppone fin dall'inizio ai regimi dittatoriali ma frequenta l'università in Germania, condivide il pensiero marxista ma è grande amica di Benedetto Croce, mostra un forte atteggiamento femminista ma frequenta gli ambienti della resistenza antifascista con un attivismo pari a quello maschile. Ed incontrerà così Emilio Lussu che, maggiore molti anni di lei, diverrà non solo il grande amore ma anche l'ideale di tutta la sua vita sentimentale, culturale e politica e, come sempre avviene con gli ideali, motivo di conflitto interiore e di competizione.

Con quell'entusiasmo quasi delirante con cui affronta l'esperienza politica, Joyce si innamora follemente, ma né lei né Emilio hanno esperienza di vita di coppia, sebbene condividano pensieri, emozioni, opinioni e attivismo. Cambiano spesso dimora, quasi per provare la tenacia del loro amore contro l'instabilità, a volte sono costretti a separarsi, a volte agiscono simultaneamente, ma sembrano rimanere legati da una telepatica simbiosi. La maternità non la tranquillizza ma addirittura provoca in lei un notevole disadattamento, un senso di incapacità e di crisi nei confronti di una nuova e sconosciuta vita da crescere.

Quando l'affermazione politica di Emilio Lussu nel governo italiano trasforma l'identità pubblica di Joyce in quella della "moglie del ministro", lei si ribella e, alla ricerca di una propria collocazione, inizia quella che forse è la parte più bella, coinvolgente ed emozionante della sua vita: la ricerca e traduzione dei poeti più sconosciuti, persi nell'ombra della repressione culturale e della dissidenza. Nei suoi viaggi dalla Turchia, al Kurdistan, dall'Albania alla Cina, dall'Algeria al Congo, da Cuba all'Angola, da Capo Verde alle regioni artiche, Joyce trova finalmente la sua strada, di donna, di artista, di voce di popoli e di culture oppressi o sconosciuti, e ci permetterà di leggere,  in una traduzione più sentimentale che tecnica, non solo Nazim Hikmet ma Agostinho Neto, José Craveirinho, Gegherxhuin e altri grandi poeti africani, curdi, arabi, portando i loro versi in Italia.

Tutto questo fa delle memorie di Joyce Lussu sicuramente il ritratto storico di un lungo periodo, dagli anni Venti agli anni Settanta, ma anche, e soprattutto, una grande storia d'amore.

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Recensione di Quando Marina Abramovic morirà di James Westcott

Quando Marina Abramovic morirà sarà già tutto deciso. Persino la musica, di Antony and the Johnsons, che accompagnerà il suo ultimo viaggio. Marina Abramovic ha organizzato tutto, anche il suo funerale, proprio come una perfetta ultima performance.

Marina Abramovic è una delle più controverse e famose artiste contemporanee, probabilmente la più importante e innovativa rappresentante della body art. Il libro racconta la sua vita e la sua arte, in un intreccio forte e inscindibile, sin dall’inizio, dalla nascita a Belgrado nel 1943, da una coppia di patrioti e collaboratori di Tito. La madre Danica ricoprirà un ruolo di primo piano accanto a Tito come funzionario della cultura e dell’arte iugoslava, influenzando la piccola Marina, che si diploma poi all’Accademia d’Arte di Belgrado. Inizia con la pittura, ma presto si interessa alla scultura per approdare, già a Belgrado, all’idea di performance artistica utilizzando il corpo. L’avvincente biografia di James Westcott segue con passione e estrema attenzione il percorso di Marina, sottolinea la sua forte indipendenza artistica e intellettuale, e allo stesso tempo la sua dipendenza, per lungo tempo, dall’ambiente familiare e artistico della Belgrado degli anni ’60/70. Al centro della sua arte c’è il corpo, che lei utilizza come tela vuota, che si può incidere, torturare, coccolare, tagliare, mostrare nella sua nuda essenza. Il corpo è il mezzo, il corpo è l’arte, il corpo è la performance.

La formazione artistica e la vita di Marina sono raccontate come un romanzo, arricchito da numerose foto e ricostruito in base alle interviste alla stessa Marina, ai familiari, agli amici, agli uomini della sua vita.

L’autore, già collaboratore della Abramovic, descrive minuziosamente la meticolosa preparazione e la realizzazione delle performance di Marina, sia in coppia con il suo ex compagno Ulay, sia da sola negli ultimi 20 anni, con uno stile elegantemente didascalico che è in necessario contrasto con la passione, la vitalità, il forte impatto emotivo dell’arte e della personalità di Marina Abramovic. La sua visione peculiare dell’arte sposta negli ultimi anni la sua attenzione sul rapporto strettissimo tra l’artista e il suo pubblico, che diventa parte, e anche protagonista, della stessa performance.

Rimane sospesa la domanda, alla quale la stessa Abramovic sta cercando di dare risposta con la creazione di una fondazione per le arti performative, e cioè la fruibilità a lungo termine della performance come opera d’arte, se non attraverso la mediazione della ripresa video e fotografica, che inevitabilmente la trasformano in altro...

A. P.

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