Milk and honey di Rupi Kaur

Dal 2 marzo in libreria

È appena arrivato in libreria Milk and honey di Rupi Kaur, edito da  Tre60, una raccolta di poesie da oltre un milione di copie vendute, per nove mesi ai vertici della classifica del New York Times. Uscito per la prima volta nel novembre 2014 (autopubblicato dall’autrice) Milk and honey con le sue parole d'amore, di dolore, di perdita e di rinascita, ha avuto un successo istantaneo quando nell’ottobre 2015 è stato finalmente pubblicato da un editore americano.

«Milk and honey è un libro che ogni donna – non ogni lettrice, proprio ogni donna – dovrebbe tenere sul comodino.» - Huffington Post

Milk and honey è una raccolta di testi di amore, perdita, trauma, violenza, guarigione e femminilità. Si divide in quattro capitoli: ognuno persegue un obiettivo diverso, tratta una sofferenza diversa, guarisce un dolore diverso. Milk and honey accompagna chi legge in un viaggio attraverso i momenti più amari della vita e vi trova dolcezza, perché la dolcezza è dappertutto, se solo si è disposti a cercarla. Dure e commoventi, leggere e sconcertanti, le parole di Rupi Kaur, accompagnate dai suoi disegni, toccano profondamente il cuore di tutti coloro che cercano consolazione e coraggio nella forza della poesia. E della sincerità.

«Una poesia breve, vissuta e schietta che affronta temi imprescindibili come il femminismo, l'amore, il trauma e la guarigione in versi che scorrono veloci come musica.» . - The New York Times

«Una giovane poetessa si è fatta largo in posti dove non ci si aspetterebbe di trovare una raccolta di poesie – ad esempio nella classifica dei bestseller del New York Times.» - The Guardian

«Le sue poesie sono allo tempo stesso intensamente personali e drammaticamente universali.» - Bust

Rupi Kaur, nata in India, si è trasferita giovanissima in Canada. Interessata da sempre all'arte, ha cominciato a pubblicare i suoi lavori sui social media, soprattutto su Instagram (dove ha quasi un milione di follower). Le sue opere, e in particolare le fotografie intitolate Period, il progetto fotografico dedicato al tema tabù delle mestruazioni, hanno acceso dibattiti, scatenato controversie e attirato su di lei l'attenzione di tutto il mondo.

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L’amore non citofona di Fabio Pinna: da oggi in pre-ordine con il 15% di sconto

Perché aspettare l'inizio del nuovo anno per i buoni propositi? Quest'anno, come tutti gli anni, non serve una scusa per il buon proposito di comprare un libro! Da oggi è possibile preordinare L'amore non citofona il nuovo lavoro di Fabio Pinna pubblicato da Letteratura Alternativa, un "libretto" piccolo e denso composto da 45 poesie d'amore selezionate. Perché selezionate? L'idea dell'autore non è quella di proporre soltanto un insieme di poesie o al contrario un'opera definitiva bensì quella di raccogliere componimenti poetici apprezzati dalla critica (finalisti e vincitori di premi letterari), unirli a composizioni particolarmente amate dai suoi lettori con, in aggiunta, l'integrazione di inediti degli ultimi anni e inediti datati.

La poetessa Michela Zanarella ne coglie il significato esprimendosi così:

L’amore non citofona, ma quando arriva è imprevedibile, spiazzante, come la poesia che ti prende e ti porta via, nella sua libertà. Fabio Pinna ci dice proprio questo nella sua nuova raccolta di liriche dove le parole incidono pensieri profondi e sinceri. Ed è un intreccio di colori, suoni, gesti e poi silenzi, quello che l’autore crea tramite la sua ispirazione. C’è vita che scorre, che pulsa e si percepisce tutto, a partire dall’intesa tra due anime, nella condivisione delle azioni, di quel volersi dentro e fuori in trasparenza, nella più completa umanità.

Con una scrittura semplice, ma di grande intensità l’autore si spinge nell’autenticità dei sentimenti, tra luci ed ombre, fino a scandagliare l’esistenza fatta di attimi, promesse, ritorni e partenze. E nel corpo sono gli occhi, le mani, la pelle ed il cuore a raccontare emozioni condivise, con una spontaneità che non ha bisogno di altro, se non di essere vissuta a pieno. Il libro è un continuo sperimentare linguaggi alla ricerca della purezza, lasciando che siano il ritmo, la musicalità a dare forza di espressione.

Un viaggio emozionale senza confine che ci porta a capire la bellezza della vita nella sua complessità, tra cicatrici e spiragli di luce.

Un libro che si ritaglia uno spazio nella poesia contemporanea, col suo stile moderno e il suo approccio coraggioso che sfida l'estetica provando a mischiare versi a pensieri e pensieri a versi. Il libro ogni cinque componimenti propone delle "annotazioni a margine", che non sono e non vogliono essere definite poesie ma soltanto pensieri. Semplici riflessioni, delle annotazioni a margine, appunto, lasciate dall'autore come potrebbe fare qualsiasi lettore durante la lettura. L'amore non citofona è un libro per chi pensa di essere sicuro e per chi non si sente pronto, per chi crede di aver perso o mai avuto. Per chi non si è arreso e prova a stringere forte al petto le parole. Quelle parole che sono amore, ancor prima che siano per l'amore.

La promozione

Acquistando il libro entro natale conviene, unicamente come offerta lancio si ha diritto a uno sconto immediato del 15% sul prezzo di copertina (prezzo scontato 7,60 €). La versione digitale è scontata del 10% (prezzo scontato 4,49 €). È possibile acquistare il libro in maniera sicura sullo store dell'editore Lettura Alternativa. Sono in preparazione altre iniziative e promozioni per il 2017 in collaborazione con l'autore. Per non perdertele segui la pagina Facebook ufficiale del libro o l'account twitter dell'autore.

 

L'autore

Fabio Pinna è nato a Cagliari nel 1983. È poeta e narratore. Ha pubblicato la prima opera di poesia nel 2004. Autore del romanzo Senza sottile dispiacere e di Il lieto fine è dispari, un libro di racconti brevi. L’amore non citofona è il suo terzo lavoro di poesia.

Bookblogger, parla spesso di libri  e si occupa di promozione editoriale. Ha fondato e dirige Leggere a Colori.

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Recensione di Nient’altro che parole di Annalisa Teodorani

C’è una poetessa in Emilia Romagna che racchiude nella sua vena poetica un forte richiamo al simbolismo surreale, alla forza arcana della poesia romagnola, una formula che riproduce in modo inedito e originale recessi letterari di una delicatezza unica.

Una presa di coscienza che trova spazio tra le pagine di Nient’altro che parole, edito Feltrinelli per la collana digitale Zoom, dove Annalisa Teodorani intreccia in veste inedita il dialetto romagnolo la lingua italiana. Scatta facile dentro di me il ragguaglio verso coloro che hanno fatto scuola nell’ambito della poesia per tutto il XX secolo con versi assoluti e rivoluzionari: i poeti francesi.

Mallarmé, Cros, Lautréamont, Nouveau, Verlaine, e molti altri autori hanno aperto la strada per le generazioni che sono seguite, dapprima seguendo l’indicazione del surrealismo da dove sono nate la maggior parte delle riscoperte, per poi divenire un movimento concreto i celebri “maudits”, definiti “surrealisti in amore” in uno dei primi manifesti dell’epoca. Questo vecchio movimento nato in Francia, a mio parere contiene i precursori indiscussi della poesia di oggi, che si è evoluta, comunque marchiando per sempre la letteratura moderna, mettendo fuori gioco tutte le definizioni accademiche e gli schemi rigidi e complessi della scuola italiana.

Mi sono reso subito conto di come alcuni versi di Annalisa Teodorani colpiscano profondamente il lettore con un’immediatezza sconcertante. Ho apprezzato molto il richiamo allo spleen, questo disagio esistenziale, la tristezza meditativa e la malinconia che rimanda alla sensibilità del poeta, all’incapacità di adeguamento al mondo reale. Un elemento che ha caratterizzato il Decadentismo, e poetesse del calibro di Marceline Desbordes Valmore, autrice scelta proprio da Paul Verlaine per la sua famosissima antologia dei “Poeti maledetti”.

È bóffa so in muntàgna a l vén zo sla nàiva sòura e’ tèt ènca i lópp i s-cénd a vàla mo l’è un invérni splórc ch’u n rigàla ma niséun e se ’dmèn un po ad sòul e’ scàpa fura tin dacòunt che sprài ad luce È boffa – Annalisa Teodorani

È bufera su in montagna scendono con la neve sul tetto anche i lupi vengono a valle ma è un inverno avaro che non fa regali a nessuno e se domani un po’ di sole esce fuori tieni a conto quello spiraglio di luce È bufera – Annalisa Teodorani

Un altro fattore comune tra la poetessa Marceline Valmore e Annalisa Teodorani è quello della provenienza di entrambe: tutte e due sono donne del nord, la prima del nord-autentico francese, la seconda nasce a Rimini, ma vive a Santarcangelo di Romagna, un Nord crudo e intenso della Romagna, una parte dell’Italia che è stata sempre cantata, scritta, e talvolta giudica troppo severamente da poeti e scrittori.

Nella poesia della Teodorani emerge un lato di questa terra accattivante, come le montagne, il clima, gli elementi nei dintorni talvolta spietati, ma sempre ricchi di suggestione e di valori forti, capaci di scuotere l’animo del poeta.

Piange la mia anima sorella e si addolora ma io che sono il principio di me stessa non cedo anzi, ho già sentenziato seduta, nel buio offrendovi le spalle. Senza titolo – Annalisa Teodorani

“Perdonate, Signore, il mio volto così triste, / Voi che l’avete dotato di sorriso e lacrime, / dei vostri doni, Signore, questo m’è rimasto…” anche la Valmor canta di lacrime e tristezza, quasi a esorcizzare questa sofferenza, questa belva nostalgica che si ciba avidamente delle parole, che in fin dei conti non sono Nient’altro che parole, ma molto di più.

Le poesie di questa raccolta sono la testimonianza e la dimostrazione palese che non bisogna avere per forza una faccia e un nome celebre per scrivere della buona poesia. Un “poeta” diventa tale quando sgretola il muro accademico della propaganda, e sbaraglia i cultori dell’arte programmata a tavolino creando qualcosa di limpido ed eterogeneo, come questa raccolta poetica.

Approfondimento

Annalisa Teodorani nasce a Rimini nel 1978, vive a Santarcangelo di Romagna, ed esordisce nel 1999 con la raccolta di versi in dialetto romagnolo Par sénza gnént (Per nulla; Edizioni Luisè 1999), cui seguono la raccolta La chèrta da zugh (La carta da gioco; Il Ponte Vecchio 2004), Sòta la guàza (Sotto la rugiada; Il Ponte Vecchio 2010), La stasòun dagli amòuri biénchi (La stagione delle more bianche; Carta Canta Editore 2014).

L’autrice è compresa in alcuni saggi e antologie una delle più importanti citazioni è quella curata da Pietro Civitareale Poeti in romagnolo del secondo Novecento (La Mandragora 2005), poi nella selezione antologica eponima uscita nel 2006 per le edizioni Cofine di Roma, nel Dizionario dei poeti dialettali romagnoli del Novecento a cura di Gianni Fucci e Giuseppe Bellosi (Pazzini 2006) e nell’antologia in lingua inglese Poets from Romagna uscita nel 2013 per la casa editrice gallese Cinnamon Press.

Questa giovane autrice ha vinto numerosi premi e suoi versi sono stati pubblicati su quotidiani e riviste romagnole, tra cui “Ariminum”, “Confini”, e “Graphie”.

In quest’ultima raccolta ho trovato diversi spunti interessanti, una maturità letteraria apprezzabile, l’accostamento del dialetto seguito da una precisa traduzione in italiano arricchisce questa pubblicazione dando lustro a questa lingua antica che merita un seguito costante per essere apprezzata e conosciuta da tutti noi.

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Recensione di Il durante eterno delle cose di Davide Sapienza

Per la collana Zoom Poesia di Feltrinelli, oggi prenderemo in considerazione l’opera di Davide Sapienza, Il durante eterno delle cose, decimo titolo per lo scrittore e giornalista italiano.

Mi sorprende vedere come sempre più scrittori e giornalisti si avvicinino alla poesia, chi in maniera timida e rispettosa, chi forse in modo ordinario, rischiando di cadere nell’ovvio e nella banalità di frasi o concetti fin troppo abusati. Ma questo è il bello della scrittura, il mettersi in gioco e l’esporsi inevitabilmente agli occhi attenti dei lettori, dei critici, di coloro che raccolgono il frutto dell’intelletto del poeta, o dello scrittore e vanno a fondo tra le righe, parola per parola, sviscerando dallo stomaco dell’opera ogni concetto per farlo proprio.

Non giudico lo scrittore Davide Sapienza, non il poeta, Dio mi perdoni, giudico soltanto la sua poesia con l’occhio di un lettore rigido.

Ne Il durante eterno delle cose molti dei componimenti vanno dai due ai tre, fino ai dodici e più versi. Non c’è uno stile chiaro nella tecnica della versificazione, quelli più brevi hanno l’arroganza di fare il verso alla sintesi poetica, ma ahimè, per qualcuno abituato alla sintesi ungarettiana, il risultato è abbastanza imbarazzante: “La luce arriva / con le onde”; componimento di due versi, che lascia alcuni interrogativi. E ancora: “Il male si veste / il bene è nudo”, altro componimento di due unici versi, dove il pensiero è abbastanza credibile, ma il contenuto?

Un tempo le differenze tra prosa e poesia non erano soltanto di forma, ma soprattutto di contenuti, schemi e moduli obbligati, costruiti secondo versi regolari raggruppati in determinate strofe. Era la disciplina dei poeti italiani a emergere tra le parole, il sentimento profondo per la letteratura e la fonte di vita nei confronti del tempio sacro della poesia, una volta i poeti erano timidi sacerdoti che congetturavano per giorni, mesi, alla ricerca del verso “perfetto” e oggi, cosa sono?

Sinceramente mi delude leggere contenuti mediocri nella poesia contemporanea, anche quando sopra l’opera ci sono i marchi delle migliori case editrici, che hanno dato una svolta alla letteratura in Italia con i libri di grandi autori che sono rimasti eterni nel tempo, come Carducci, Foscolo, Monti o Giusti. Oggi la poesia è molto sottovalutata, forse perché presa alla leggera da chi si affaccia a questa disciplina per la prima vola? O per abitudine di molti editori nel pubblicare un “nome” e non l’opera in sé? Chissà!

L’erba è la coperta del lungo granito L’acqua è infinito indifferente e non ha un luogo La luce trascorre le giornate in libertà i luoghi sono nuovi […]

Non lo so, forse è l’ostinata ricerca di una descrizione troppo “positivista” a non convincermi nella poesia di Davide Sapienza, un filo melenso messo in risalto dall’assenza di una certa crudezza e malizia nei confronti del mondo o della natura stessa. Non c’è nessuna cattiveria tra questi versi. Questo è il punto debole della raccolta. Per fortuna, nonostante tutto, certe espressioni come quella sopra citata, riescono a incantare e ad accendere quella scintilla che tutti ci aspettiamo di assaporare avvicinandoci a una nuova raccolta poetica. Un fuoco rapido che si accende in un’altalena di scritti troppo diversi tra loro, diversi anni luce:

Per te Aria Per te Cielo Per te Fiume Per te Legno Umido silenzio grasso di bosco che freme sotto la pioggia.

Qui ad esempio c’è una ripetizione abbastanza infantile, musicale sì, a discapito dei contenuti e delle emozioni che un verso deve infondere al lettore. Sembra che l’autore abbia voluto giocare con le parole, dando un senso d’inconsistenza a molti dei componimenti. Ma nel finale di questi versi il poeta si estranea, diviene fibra, non considerando più la condizione umana, mettendo in risalto elementi naturali in una crisi interiore, o verso una fuga a valori primordiali.

Uno degli spunti più interessanti l’ho trovato sicuramente tra i versi di La luce, la brezza, dove, una certa caparbietà, viene fuori il carattere che a parer mio deve emergere in uno scrittore di razza:

Lottare con il vento avvinghiati alla terra, l’abisso della vita Lascia il buio & la paura spalanca gli occhi, la luce è una brezza Parla con l’eterno

Le occasioni sviluppano la tematica, e qui la composizione prende una direzione molto più stabile degli altri versi. La rappresentazione degli elementi naturali intrecciate alle sensazioni umane, come la “paura”, innescano un meccanismo quasi perfetto.

Credo che la giusta rotta, la strada maestra da seguire non può essere nient’altro che questa.

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Rose e pallottole di Penne Armate

Da aprile in formato digitale nelle librerie online e sul sito di Matisklo Edizioni in formato cartaceo

Disponibile in tutte le librerie online in formato digitale, ed ordinabile dal sito di Matisklo Edizioni in formato cartaceo, è uscita la nuova raccolta antologica di poesia del collettivo di scrittura Penne Armate dal titolo Rose e pallottole. Parole pesanti come pietre, affilate come lame: questo è Rose e pallottole. Il volume contiene brani di trentacinque autori di origini, età e stile differenti, accomunati dalla convinzione - che sta alla base di Penne Armate - che la poesia debba parlare di bellezza e che questa bellezza debba essere "non quella bellezza comune, quella che ristagna sulla superficie, bensì quella celata nei lati più oscuri, nei corridoi bui. Quella nascosta tra le mura sgretolate di questo secolo decadente, l'arte di dissacrare l'arte".

Chiesero un giorno a Sigmund Freud di sintetizzare la sua “ricetta” per difendere l'uomo dai mali oscuri che affiorano dal profondo. “Lieben und arbeiten” ovvero “amare e lavorare”, fu la risposta del fondatore della psicoanalisi. Dimenticando un altro fattore fonda-mentale: “sii poeta, scrivi e riscrivi”. Questo è uno dei principi che mi ha aiutato a crescere e affrontare i miei demoni fino ad oggi: “amare, lavorare e scrivere!” Ogni poeta, esordiente o meno, presente in questa terza raccolta Penne Armate è un individuo, un singolo che lotta attraverso le parole contro un unico sistema globale. (dall'introduzione di Fabrizio Raccis). Sostiene Francesco Vico, presidente dell'Associazione Culturale Matisklo, nella prefazione: "Il risultato di questa unione non è una definizione comune di poesia, compito probabilmente impossibile proprio per i motivi visti, ma è una raccolta di poesia: forse il modo migliore per affrontare l'argomento senza disperdere inutilmente energie cercando di trovare un accordo su cos'è che stiamo facendo. La poesia è bene farla, scriverla e leggerla".

Nata nel 2013 come casa editrice esclusivamente digitale impegnata soprattutto nella dffusione di poesia di autori contemporanei, con l'aggiunta del cartaceo Matisklo Edizioni prosegue nella scelta di farsi "facilitatrice di cultura" e di diffondere la letteratura italiana presente, quella al di fuori dei circuiti delle grosse case editrici, vista come un modo per leggere la realtà attraverso le parole, strumento privilegiato di conoscenza ma soprattutto elemento imprescindibile dell'essere umano. Questo sia attraverso l'edizione di libri, sia attraverso l'organizzazione di eventi ed appuntamenti a tema poetico: tra i più recenti la presenza di propri autori ad inframmezzare intermezzi poetico-letterari alle band partecipanti (tra cui Bandabardò) alla Festa del 25 aprile organizzata dall'ANPI di Savona, dal Comune di Savona e dal Circolo Raindogs nella Fortezza del Priamar; tra i prossimi l'ormai storica "Raindogs Poetry Night", prevista per domenica 8 maggio presso le Officine Solimano di Savona, tra gli appuntamenti di poesia più longevi della Liguria le cui prime edizioni risalgono al 2007.

Penne Armate è l'antitesi dei collettivi, un gruppo di reparto avanzato, dove si possono trovare poeti, pittori, musicisti, cantanti, scrittori esordienti o già affermati che affrontano il panorama artistico come sbranatori di bellezza. Ma non quella bellezza comune, quella che ristagna sulla superficie, bensì quella celata nei lati più oscuri, nei corridoi bui. Quella nascosta tra le mura sgretolate di questo secolo decadente, l'arte di dissacrare l'arte. È un tentativo di andare oltre la cultura dominante senza perdere di vista la “forma mentis”. Rose e pallottole contiene testi di: Alessia D'Errigo, Angela Botta, Andrea Ferraris, Barbara Giuliani, Cataldo Dino Meo, David Valentini, Diego Costaggiu, Enrica Meloni, Fabrizio Raccis, Fabio Pinna, Flae Dissa, Francesco Vico, Giada Mancini, Giuseppe Carta, Jule Busch, Ksenja Laginja, Leonardo Bano, Luca Masala, Luca Battaglini, Luigina Carbone, Luigi Finucci, Luca Oggero, Manuela Maroli, Mauro Tolu, Marco Cinque, Mary Blindflowers, Mithraglia, Mariella Buscemi, Maurizio Iodice, Phyllis Morroni, Pippo Marzulli, Redent Enzo Lomanno, Valeria Bianchi Mian, Vera Recanati, Vincenzo Pisanu.

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Recensione di Binari Storti di Vincenza Fava

Secondo Ungaretti lo scrittore o il “poeta” è sempre “engangé” : impegnato, obbligato a fare ritrovare all’essere umano le fonti della vita morale che strutture sociali, di qualsiasi costituzione siano, hanno sempre tendenza a corrompere e a disseccare. Ma come si fa concreto questo messaggio, il timbro inequivocabile del poeta in azione nel trasfigurare in fantasma poetico questa sofferenza umana?

«Il poeta è necessariamente nella storia» diceva Giuseppe Ungaretti in un intervista per “Il popolo” Roma,  «non può non accorgersi della sofferenza umana che lo circonda, e per le vie che gli sono proprie e che non possono essergli dettate nell’esprimersi sarà naturalmente portato a dare alla propria attività un significato di liberazione che è nell’essenza stessa della poesia!»

Si percepisce da subito nella poesia di Vincenza Fava questa “assoluzione”, lo scioglimento del male attraverso una disciplina dell’intelletto che è in grado di sanare le ferite dello spirito. Si riafferma tra le righe di questa raccolta la dignità della persona umana, che vuole vincere la sua battaglia tra le difficoltà morali e tragiche che hanno sempre levigato l’animo umano fino all’eccesso.

“Se ti scendono le lacrime\ gocce inquiete di purgatorio,\ è stato un elefante\ che ti ha calpestato\ o una vipera che ti ha morso,\ oppure l’autista\ ti ha portato dove non volevi\ e alla fermata c’eri solo tu.\ Sola, come quando sei nata\ dopo il taglio di Dio.”

Sola – Vincenza Fava

 

Le poesie di questa raccolta hanno in senso generale un linguaggio universale, capace di esprimere in modo chiaro l’unità sostanziale del pensiero, impersonando completamente il carisma dell’autrice che mescola una metrica moderna all’elemento romantico-simbolista adottato anche dai poeti del novecento italiano come Amelia Rosselli(1930–1996), godibile il nesso tra inconscio\coscienza che viene spesso evidenziato in alcuni brani con una chiusura non evitabile di alcuni significati che divengono un organismo separato nella versificazione di Binari storti. Anche se in alcuni versi la dimensione testuale oscilla un poco tra proclami più eruditi rispetto ad altri, intaccando l’autenticità del discorso collettivo dell’opera per celarsi dietro l’ermetico. Ma solo quando la tematica diviene sempre più personale e toccante.

 

Peste E così la passione frana,

i baci consumano rughe

un abbraccio stringe le ossa,

uno sguardo spara alle tempie.

La camomilla fredda sul comodino,

un libro aperto a terra

e tu non puoi farne a meno,

ridi della poesia,

scomodo ebbro lebbrosario,

dici,

è peste di mendicante.

Devo fucilare i sensi,

soluzione rapida

al conflitto d’interessi.

Ora dormo, quieta, sui folli versi

che un giorno scrissi

per nascondere il fiele dell’amore.

Colpisce la violenza dello stile, la comunicabilità che si fa estrema nella metafora dove affiora dirompente un senso logorato della penna. È facile intuire una certa propensione per la poesia, un senso navigato di chi ha passato anni alla ricerca inconsueta di trarre ogni beneficio da questa fonte inesauribile.

Mentre ridi, giochi, scherzi\ o forse canti le note melodiose\ in lode alla realtà\ io mi scopro insofferente,\ gelida visionaria\ che della pioggia\ conosce solo il pianto\ e non vede l’arcobaleno\ che gira tondo nel cielo.

Arcobaleno – Vincenza Fava

Approfondimento

In conclusione mi sento di consigliare vivamente questa raccolta poetica, l’ho trovata completa e per nulla tediosa, una di quelle raccolte intense da gustare pian piano magari con un buon bicchiere di rosso, proprio quello da abbinare alle carni rosse dal sapore dolciastro e sopraffino. Vi lascio ad alcuni appunti sull’autrice che danno un quadro ben preciso della sua passione per la scrittura e l’arte della poesia.

La poetessa Vincenza Fava, è anche giornalista pubblicista collabora con alcune testate come Il messaggero e Italia Sera, ha esordito nell’ambito della poesia nel lontano 2006 con la pubblicazione Segni dell’istinto, (Edizione del Giano, Roma) portando dal 2008 diversi suoi componimenti nei teatri, uno dei più celebri è quello basato sulle poesie di Federico Garcia Lorca nel 2009 dal titolo Non dorme nessuno nel cielo.

Di recente ha pubblicato anche un romanzo in formato ebook dal titolo Un sorriso perfetto(Narcissus), e ancora per il teatro ha portato in scena le poesie di Marina Cvetaeva nella performance Verrà pure il loro turno. Nel 2015 ha curato la performance teatrale Sogno di Orfeo di e con Ennio Cavalli nel ruolo di attrice e video maker.

 

Contenuti aggiuntivi: per conoscere meglio la poesia di Vincenza Fava vi consigliamo questo video molto suggestivo e delicato in cui apprezzerete i versi interpretati dall'autrice accompagnata da musica e testo di Carlo Ruggiero. Grande sincronismo tra i sensi per una poesia che scende addosso con delicatezza. Buon ascolto e visione!

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Recensione di Rime di rabbia di Bruno Tognolini

Alzi la mano chi, in vita sua, non ha mai provato rabbia. Vi sto immaginando tutti, uno per uno: immobili sulle vostre sedie, lo sguardo perso nel vuoto, il cervello impegnato a rievocare l’ultimo episodio di cui vi siete resi protagonisti l’altro giorno. Ecco, vi vedete? Siete quelli che stanno urlando furiosamente contro il fidanzato, il vicino di casa, la cassiera, il fruttivendolo di turno. Non dovete vergognarvi, siamo esseri predisposti geneticamente all’ira: fin dalla più tenera età, infatti, una delle prime cose che impariamo è, senza ombra di dubbio, il litigio. Consci di ciò, è giusto porsi la domanda più importante di tutte: perché? La rabbia, questo sentimento forte e spaventoso, è forse uno dei perni più saldi e importanti su cui si appoggia la vita umana. Siamo abituati a ritenerla disdicevole: una persona perennemente arrabbiata risulta sgradevole ai nostri sensi, poiché avere a che fare con qualcuno che ringhia invece di sorridere è sicuramente poco invogliante. Eppure la rabbia è un sentimento ambivalente: se adeguatamente affrontata, infatti, l’ira non è così controproducente come solitamente amiamo dipingerla. Le rivoluzioni, le conquiste, i diritti acquisiti, e molti altri snodi importanti avvenuti nel corso del nostro infinito passato, prossimo o remoto che sia, partono tutti da una scintilla di rabbia; forse addirittura da un incendio. Tra le pagine di Rime di rabbia facciamo la gradevole conoscenza di una rabbia buona, utile allo sfogo di tutti quei sentimenti che, a lungo andare, se non liberati avrebbero il potere di corroderci l’anima. L’ira dei bambini è giusta, non pecca della presunzione degli adulti, scoppia e si estingue in qualche istante, senza lasciare segni permanenti. Come il fuoco che arde il terreno in un attimo, rendendolo poi fertile.

Non mi hai fatto niente Faccia di serpente Non mi hai fatto male Faccia di maiale Pugni di pulcino Calci di ragnetto Schiaffi di ridicolo topino deficiente Cosa credi che mi hai fatto? Niente.

Rime di rabbia è un libro che diverte e fa riflettere. Una macchina del tempo capace di catapultarci in un attimo nel passato, direttamente tra i banchi di scuola delle elementari, rammentandoci la facilità di affrontare sentimenti immensi unicamente grazie alla semplicità e al coraggio che ogni bambino, a suo modo, possiede. Anche se spesso non ci piace ricordarlo, siamo stati tutti piccoli. Ne consegue che ognuno di noi ha avuto al suo interno quella rabbia buona, che ci faceva uscire a testa alta dalle situazioni più impensabili. Crescendo ce ne siamo probabilmente dimenticati. Sia mai che la lettura di questo libro possa, finalmente, rinfrescarci la memoria!

Approfondimento

Scritto con il linguaggio semplice dei bambini, Rime di rabbia muove spesso critiche al mondo degli adulti, riuscendo ad arrivare al cuore dei lettori di ogni età. Non sono del tutto d’accordo sulla catalogazione come “libro per ragazzi”, poiché personalmente ne consiglierei la lettura a molti adulti, se non tutti. Alcune poesie in particolare sembrano scritte intenzionalmente per smuoverci dalla nostra posizione stantia di “grandi”; sembra quasi che l’autore voglia intimarci di conservare dentro di noi un pizzico nemmeno troppo piccolo del bambino che eravamo, per non sottostare del tutto alle imposizioni sociali che vedono l’adulto austero, impegnato, irremovibile. In una parola: serioso. Questo libro spinge a ricordare e, soprattutto, perseverare ciò che eravamo prima di crescere, una sindrome di Peter Pan consapevole e positiva, in grado di farci affrontare al meglio i sentimenti più complessi. Specialmente la rabbia!

Cristina Lenza

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Recensione di Le prove di esilio di Michele Caccamo e Franz Krauspenhaar

Operazione particolare e affascinante è Le prove di esilio, questo testo a quattro mani che mette insieme il poeta napoletano Michele Caccamo – tuttora in custodia cautelare in carcere a causa di un accusa per truffa – e lo scrittore Franz Krauspenhaar.

Il carcere è la forma di esilio reale per Caccamo, che in dieci fogli (in prosa) ne descrive la realtà cupa, opprimente e rigorosamente anti-riabilitativa. Al di là della tesi di Caccamo (che semplificando molto si può riassumere così:  il carcere è atto a far diventare l'incensurato "criminale" per adattamento sociale), quelle de Le prove di esilio sono pagine dure, tra scuri tizzoni di realismo e squarci visionari.

Il resto è poesia – di Caccamo (ancora di tema carcerario, a completamento della parte in prosa) e di Krauspenhaar. Per quest'ultimo l'esilio sembra essere la depressione, una sorta di prigione dell'anima, un atteggiamento direi coraggiosamente sprezzante, uno sprezzo ironico e imprevedibilmente vitale, quasi a sfidare (vincendo) un malessere quasi insostenibile.

La forma aperta delle poesie dei due autori rende la lettura veloce e in qualche modo compatta, possiamo parlare di un testo composito, di prosa poetica, di un procedere per accostamenti, contrasti e impressioni, come se Krauspenhaar – per esempio – da lontano guardasse Caccamo e provasse a condividerne la sofferenza e la prigionia, non riuscendoci del tutto, perché la libertà fisica è pur sempre uno stato di fatto, come i temi di certe poesie (vedi quelle dedicate all´estate) sembrano sottolineare.

L´apprezzamento per un libro di questo tipo nasce a diversi livelli e con diversi gradi di competenza richiesti al lettore: il tema introdotto da Caccamo è fortemente empatico e lo scrittore lo fa vivere con rapida efficacia, la parte poetica si aggiunge prolungando e accentuando i toni del cupo, del seppia e del depressivo, una lettura se vogliamo ostica e toccante, a volte volutamente antipatica perché apparentemente priva di speranza (l'apparentemente si riferisce all'apparizione luminosa di una lettera scritta da Caccamo ai figli).

Le prove di esilio è un libro bello, emozionante, necessario? Difficile dirlo, si tratta di un´operazione intellettuale ed emozionale allo stesso tempo, (per fortuna) tutt´altro che una mera operazione di denuncia del sistema carcerario, e credo che la cosa migliore – oltre alla lettura – sarebbe farselo spiegare dagli autori, magari con un certo grado di distanza dalla doppia condizione di carcerati su cui il testo (anzi, i testi) si basa.

Approfondimento

Ci troviamo di fronte a due autori prolifici e dai “talenti” multiformi: Caccamo è anche drammaturgo, autore tra l´altro di uno spettacolo/rielaborazione dell´opera di Alda Merini. Krauspnhaar ha una produzione narrativa fitta ricca e composita, tra gli altri l´opera biografica “Era mio padre” del 2008 (per Fazi).

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Recensione di Infiniti…mondi di Fenice Francalanci Tognetti

Infiniti...Mondi chiude una trilogia poetica che racchiude l'esistenza letteraria di Fenice Francalanci Tognetti, poetessa specializzata nella scrittura e nell'arte visiva che vive a Firenze, con all'attivo diversi premi e menzioni per i suoi testi poetici come il terzo posto al premio letterario “Omaggio a Cortona” con la sua pubblicazione Sogni...fantasie...emozioni.

Il libro apre con una dedica speciale, “a tutti coloro che amano la vita...” dunque l'amore sottinteso come elemento base, prende forma tra queste righe come l'unico pilastro in grado di sostenere ogni elemento di vita consueto. Fenice in questa sua ultima raccolta ruba i colori, le sfumature timide, il chiarore della luna per dipingere la tela della sua, della nostra vita cercando di eliminare il grigiore delle paure e delle ansietà con una scrittura tipicamente romantica:

Ondeggia la barca arenata / nella risacca del porto splende di bianco chiarore / alla luna serale...

L'autrice mescola questi elementi freddi ricreando ambienti morbidi in grado di catapultare il lettore in un'atmosfera lineare quasi psichedelica, poi riesce a ribaltare ogni concetto riportando in quell'abisso di pensieri profondi e concetti caliginosi la luce! Proprio in questo “primo verso” dal titolo Ondeggia la barca arenata ne abbiamo l'esempio lampante. Dopo aver descritto questo relitto, questa barca arenata che ondeggia in balia del movimento dell'acqua sotto il riflesso di un volto fugace tra le oscurità della notte incombente, esplode questa lucente gioia timorosa.

[...]Bianco riflesso di un volto fugace sorride pacato alla notte incombente fiera ed imponente nacque distesa al chiarore della luna come carezza labile ed inosservato sentire che un momento ti inonda di una gioia timorosa di mostrare quella bellezzache luminosa è...

Da “Ondeggia la barca” (primo verso)

L'ombra e la luce sono due elementi che si accompagnano tra i versi di questa raccolta, due facce della stessa moneta, d'altronde l'oscurità è assenza di fulgore e i due elementi vanno pari passo a comporre il quadro perfetto della nostra esistenza. Lo Yin e Yang per eccellenza nella dualità che si manifesta fin dalla nascita in quel grembo materno dove pulsa la vita in quell'oscuro utero caldo e accogliente che si dischiude dopo nove mesi per “darci alla luce” e da li un altalenarsi di sentimenti vissuti gioia e dolore, desiderio e appagamento, azione e riposo, amore e odio...fino al ritorno in quel grembo oscuro e accogliente, il grembo della terra.

Anche nella poesia A meditare seduta... si manifesta un pensiero carismatico, il pensare e meditare come meccanismo di difesa, fonte di vigore per combattere questo abbattimento di fatiche esistenziali che ci circondano continuamente nella corsa affannosa della vita.

A meditare seduta sono e i pensieri in tumulto mi legano con sospiri li guardo e gran fatica seguirli Stanca di questa corsa mi abbandono e vado attraversata dall'irrequieto pensare trascinata gli evanescenti legami s'involano e rinnovata mi siedo in un nuovo vigore di pace senziente.

A meditare seduta sono

La vena poetica manifestata su questo libro è affascinante, una presa di coscienza dell'autrice stessa che scrive: “ho corso per infiniti mari / cosciente di non cercare niente...” gli elementi creativi nella scrittura si toccano con mano, sono capaci di insinuare nel lettore il fattore visivo, compongono un quadro preciso dei concetti dando più potenza alla versificazione. Il richiamo all'infinito mi ha fatto pensare a una citazione celebre di un personaggio che ha fatto scuola con questi concetti lasciando un testamento letterario non indifferente: “Un'unica forza, l'amore, lega e da vita a infiniti mondi.” Così scriveva Giordano Bruno uno dei più grandi filosofi mai esistiti, e proprio con queste sue parole auguro a questa raccolta un successo dovuto.

Approfondimento

La poesia raccolta in questa pubblicazione è libera da contorni eclatanti e accademici, un verso genuino e disinvolto che concede a tutti una comprensione semplice e diretta. Fenice Francalanci Tognetti è una poetessa che lascia parlare il suo animo in un modo cristallino, intinge la penna senza nessun timore di apparire libera, attraverso questi mondi infiniti traccia un percorso di rinascita ostinato.

Non è del tutto facile oggi immergersi nell'io umanizzato ed estrapolare idee del tutto originali e pratiche. Questa autrice lascia un segno di buon auspicio in questo suo terzo capitolo poetico, lasciando un messaggio letterario di grande spessore, e merita la nostra attenzione.

 

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abc

Recensione di Vasco…e le mie poesie di Franco

Franco è Milanese, un principiante della poesia...che si scusa col mito “Vasco” per l'appropriazione indebita del suo nome sulla copertina (Vasco...e le mie poesie), così recita la breve sinossi sulla vetrina della Youcanprint. L'autore resta avvolto nel mistero e usa lo stratagemma del richiamo a questo pilastro della musica rock italiana per attrarre i lettori, ma sopratutto i fan come lui che hanno in comune la passione per le qualità che emergono da questo artista nelle sue canzoni, ovvero la coerenza e la verità. Valori che hanno messo radici nei suoi scritti e hanno fatto germogliare delle ballate ritmiche come un omaggio a quelle musiche, che sono poesie moderne.

L’incipit apre con la spiegazione di Franco in due prime prose Vasco e Le mie poesie, dove da subito si mette in chiaro una cosa; « Sono pochi istanti della vita, poche riflessioni in versi le\ mie.\ Ma sono reali, autentiche.\ Ognuno vive le sue.\ Io ho queste. »

Mentre sulla sua decisione di usare un nome comune come pseudonimo scrive: « Pubblico il libro con uno\ pseudonimo .\ Non perché mi voglio nascondere.\ Solo perché qui non conta l'autore, potrebbe essere\ chiunque.\ Quello che è importante sono le idee che hanno ispirato il libo... »

Alcuni dei dodici scritti che compongono questa brevissima silloge sono datati, e vanno a cavallo tra gli anni novanta e il duemilaquindici. Come la lirica Giovanni datata 1992, riferita all'uccisione di Giovanni Falcone “...per i modi dell'esecuzione, per la protervia del gesto che segnò la società di quel tempo.”

Colpisce questo suo modus operandi dello scrivere semplice o rifacendoci ai suoi stessi “termini” un pochino naif , ma profondamente realistico e vissuto, che affronta temi variopinti e talvolta intimamente sensibili .

 

Per gli amanti di Vasco. Oggi su Leggere a Colori. #vasco #blasco #vascorossi #poesia #poesie #libri #libro #leggere #letture

Una foto pubblicata da Leggere a Colori (@leggereacolori) in data:

 

Mi viene un po' difficile leggere delle poesie o degli scritti senza avere un quadro preciso dell'autore che ha impresso queste parole con la stessa caparbietà di un canzoniere, ma leggendo con attenzione viene a galla un ritratto consumato, un tratto grossolano di chi è abituato a dire le cose in faccia, senza tanti giri di parole. Il volto di una persona vera consapevole che la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia! Cosciente che una delle tante cose che spesso mancano a questo mondo ipocrita sono i valori del giusto e del vero.

È godibile anche lo spunto di riflessione da E andate a messa dove emerge una certa repellenza al conformismo classico e religioso, tipico del cantante Vasco nei suoi primi album, qui Franco ha lasciato anche un appunto con scritto : «Mi hanno sempre colpito quelli che corrono a fare la comunione per primi, sono convinto che sono frustrati. Hanno bisogno di essere i primi almeno li. A messa è pieno di gente che non ci crede

La sua è una presa di coscienza, un'eresia moderna contraria ai dogmi e ai principi del “bigotto cattolico” in senso figurativo, un scisma intellettuale dal pensiero comune. Un distacco dall'ipocrisia che spesso s'infila sotto pelle tra gli appassionati e i devoti come un veleno che contamina ogni buona intenzione a segnare le anime dei contagiati.

E andate a messa   Ammazzate la madre per il vostro cane vi truccate da ore per l'esibizione   E andate a messa   Vi mettete il vestito della messa per placare la vostra coscienza ma tanto siete voi, siete sempre voi!   Fate la comunione per primi perché vi veda il prete oppure per ultimi perché vi vedano tutti.   Non siete voi che dovete andare a messa ma quelli che credono davvero   Come siete religiosi quando state male come siete premurosi quando il gioco vale   “Siete ipocriti schifosi e anche pericolosi altroché!”   (Da "E andate a messa")  
Approfondimento

Per quanto mi riguarda ho molto apprezzato il fattore genuino di questo misterioso autore che ha comunque messo a nudo una parte di se aggiungendo ad ogni scritto nel finale una breve spiegazione precisa di quello che ogni riferimento e frase volevano intendere.

Questo mi ha lasciato allo stesso modo anche perplesso, in effetti perché un poeta dovrebbe avere tutta questa premura di spiegare in maniera così meticolosa ogni ispirazione!? Forse per timore di non essere capito, o semplicemente per un eccesso di genuinità?

Nonostante tutto, pur citando canzoni dello stesso Vasco nei testi come “Siamo solo noi” o “Vita spericolata” Franco è riuscito comunque a dare un'impronta tutta sua ai suoi versi, come nel testamento di Un uomo, perché ogni individuo deve restare autentico, deve lottare giorno dopo giorno per continuare a sognare senza lo sprezzo del pericolo.

Qui giace un uomo buono non ha capito la vita e la vita non l'ha risparmiato   Qui giace un uomo semplice ha vissuto con poco è morto con niente   Qui giace un uomo stupido ha capito che stava perdendo e ha deciso di continuare a sognare   Qui giace un uomo inutile ha passato la vita a dannarsi e non ha mai vissuto felice[...] (Da “Un uomo”)
Fabrizio Raccis  

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