Recensione di Come un talismano di Guido Ceronetti

Non tutti i testi contenuti in Come un talismano nascono in versi: forse è proprio questo uno dei problemi che ho riscontrato nella raccolta. La traduzione a volte mi è sembrata forzata, cambiata da quello che poteva essere il suo reale significato o l’ambito di riferimento. Inoltre la mancanza dei testi originali a fronte non permette un reale confronto: questa è stata forse la cosa che ho più detestato.

Inizialmente le traduzioni di Guido Ceronetti si susseguono senza un preciso ordine o scopo, mescolano liberamente le culture e le lingue più diverse e della più differente natura. In quella che potremmo definire la seconda parte del libro, invece, vengono inseriti dei titoli, come a circoscrivere quei testi in un ambito specifico (I guerrieri caduti, Poesia di guerra 1914-1918, Spagna 1936-1939). Infine troviamo il saggio di Ceronetti intitolato Poesia e solitudine, in cui fornisce informazioni sulla nascita di Come un talismano e circa la sua attività di traduttore.

Diversi sono i nomi degli autori scelti da Ceronetti e inseriti nel libro; si possono annoverare Blake, Baudelaire, Montesquieu, Zola, Eraclito, Giovanni Evangelista, Nostradamus, Lucrezio, Saffo, Schopenhauer, Virgilio, Hallâj, Villon, Mani, Kavafis, Spinoza, Machado, Artaud, Melville, Hardy, Emily Brontë, Hernández, Nietzsche, Verlaine, Trakl, Céline, senza dimenticare la presenza di pezzi tratti dal Corano e dalla Bibbia.

Non metto in dubbio l’abilità dell’autore nella sua attività di traduttore. Testi come quello, tra gli altri, della Brontë (p. 77) o di Seferis (p. 83), risultano davvero toccanti e profondamente intimi, come tutto il volume in fin dei conti, ma non posso dire di averlo apprezzato davvero. Mi è sembrato un libro scritto più per “gli addetti ai lavori” che per il semplice lettore: per questo gli assegno solo 3 stelline su 5!

Approfondimento

Per quanto concerne la traduzione in sé la tendenza è quasi sempre rivolta a sovraccaricare espressivamente l'originale e il ritmo dei versi è dominato da endecasillabi. Ceronetti sembra prediligere poesie e testi brevi e in alcuni casi presenta due varianti di traduzione, come ad esempio fa con Eraclito:

“ Il lume negli occhi estinto L’uomo che è nella notte lo riaccende Dentro di sé. Dormendo È un vivo abbracciato a un morto; Uno che dorme è a lui che veglia avvinto”

Altra versione del medesimo:

“Con altro sguardo facendosi lume L’uomo le tenebre percorrerà. Il Vivente che il sonno prende È un morto che si riaccende; Nella veglia l’Illuminato È un uomo addormentato”

Federica C. Coco

abc

Recensione di Impronte degli dei di Graham Hancock

Graham Hancock, l’autore di Impronte degli dei e giornalista appassionato di antichi misteri, si avventura, insieme alla fotografa e compagna Santha, in un viaggio attraverso i grandi siti archeologici del passato.

Partendo da Nazca fino ad arrivare in Egitto, passando da Perù, Bolivia e Messico, va alla ricerca di una connessione, un legame, tra mappe, miti e opere architettoniche, lasciateci da popolazioni geograficamente lontane le une dalle altre e con una preparazione culturale, tecnologica e ingegneristica apparentemente non così avanzata da poter realizzare tali opere.

Il viaggio prende spunto dall'analisi del misterioso mappamondo di Piri Reis, disegnato nel 1513, in cui è riportata l'esatta linea costiera antartica che noi conosciamo grazie all'utilizzo di potenti mezzi tecnologici, ma che è nascosta all'occhio umano dalla calotta glaciale (che risale circa a 40.000 anni fa). La mappa è sicuramente autentica e, altrettanto sicuramente, nel 1513 non avevano i mezzi per rilevare tale formazione al di sotto dello spesso strato di ghiaccio. La spiegazione più plausibile su come Piri Reis abbia potuto disegnare la sua mappa è che sia venuto a conoscenza di dati tramandati nei secoli; ma tramandati da chi? Questa misteriosa popolazione deve aver visto le coste prima della glaciazione e quindi essere esistita prima della classica preistoria. E ha qualcosa a che vedere con i misteri che circondano le grandi opere maya, inca, atzeche e egiziane?

Per rispondere a queste domande, Graham Hancock parte per un lungo viaggio che lo porterà ad analizzare in maniera molto tecnica e scientifica i principali siti archeologici delle prime civiltà a noi note. Il suo viaggio è un continuo susseguirsi di domande e nuove scoperte; un'incalzante ricerca di risposte e analogie tra le opere architettoniche e i miti tramandati da popoli e civiltà così lontani tra loro. Chi, e perché, ha costruito quelle opere monumentali? È possibile che ci sia un legame tra tali opere? Sono solo costruzioni fini a se stesse o nascondo un messaggio?

Attraverso le sue osservazioni e i suoi approfondimenti, Hancock scopre caratteristiche comuni agli antichi popoli, non solo nei miti che ci hanno tramandato ma anche nelle conoscenze scientifiche e astronomiche.

Graham trova un filo logico tra i miti raccontati dalle prime civiltà, le conoscenze astronomiche (che dovevano essere molto avanzate) e le grandi opere realizzate da una civiltà misteriosa (a questo punto appare chiara la presenza di una civiltà ignota, data la mancanza di prove evidenti che possano attribuire competenze tali alla realizzazione di opere così complesse alle popolazioni da noi conosciute).

Il giornalista mette poi in discussione anche la datazione attribuita ai principali siti archeologici: potrebbero essere più antichi di ciò che pensiamo e risalire a prima della glaciazione e, forse, celare una premonizione che solo un elevato grado di conoscenza scientifco-astronomica potrebbe mettere in luce.

Approfondimento:

In generale Impronte degli dei mi ha appassionato e incuriosito, le spiegazioni a certi misteri sono ragionevoli e senza dubbio esistono diverse somiglianze fra le varie leggende che narrano di misteriosi uomini arrivati presso gli antichi popoli per portare conoscenza e sapere.

Devo dire però che le parti puramente tecniche le ho trovate un po' ostiche e poco scorrevoli; mentre per gran parte della narrazione la lettura è fluida, scorrevole e avvincente, spesso, quando Graham Hancock si sofferma sugli aspetti puramente scientifici, diventa un po' pesante e si avvicina molto ad un trattato scientifico più che a un vero e proprio romanzo.

Nel complesso comunque la lettura di Impronte degli dei è piacevole e lo consiglierei soprattutto a chi ama gli antichi misteri ed è interessato alle antiche catastrofi (glaciazioni, diluvio, fine del mondo) e alle profezie.

Infine, per gli amanti del cinema, volevo segnalare che il film “2012” di Roland Emmerich è stato in parte ispirato da questo romanzo.

Licia L.

abc

Recensione di L’eccelsa rupe di Rosario Ilardo

L'eccelsa rupe* è un'opera diversa da quelle che recensisco di solito e da quelle di narrativa che leggete giornalmente su Leggere a Colori. Si tratta di una ricerca, profonda, di Rosario Ilardo, innamorato di Cefalù che pare misurare il passato, da cui non si discosta, ma anzi rigorosamente ci tramanda, di chi ha fatto la storia di Cefalù e della Sicilia e di chi storia è stata. Un libro che ci presenta le loro civiltà, i protagonisti, fatti storici, indizi, supposizioni, e una mole di dati di natura antropologica, morfologica, architettonica.

Elimi, Fenici, Romani e altre popolazioni conquistatrici, a loro tempo, diventano le mille facce di una Sicilia soggiogata o forte, florida, misera, divisa, affascinante. L'eccelsa rupe inizia con una disanima delle popolazioni che abitarono la regione partendo dai Ciclopi, i Siculi, i Greci, i Sicani che si ritiene siano i primi edificatori di Cefalù.

Pagina dopo pagina conosciamo meglio i Fenici, grandi navigatori, che arrivano in Sicilia nel VII secolo A. C, i cosiddetti popoli del mare composti da Libi, Sardi, Siculi, Achei e altri, agricoltori e pirati. Ma anche i Pelagi probabilmente cacciati dall´Egeo settentrionale che in Italia fondano la città di Spina e poi di Cerveteri, gli Elimi, di probabile origine ligure, conquistatori della Sicilia nel XII A. C, i Morgeti discendenti degli Enotri il più antico popolo italico. Ancora gli Ausoni civiltà del bacino orientale del Mediterraneo, i Cicladici, Cretesi, Micenei, Egizi e gli insediamenti di natura nuragica, anatolica e tardo-appenninica. Popolazioni che in diversi casi furono capaci di valorizzare ed estendere il proprio valore storico-culturale, perseguire con forza le proprie idee, invenzioni, stili di vita, valori. Una Sicilia che è stata dunque anche plasmata nel corso della sua storia; per esempio il piano di strategica difesa della regione da parte dei bizantini modificherà i connotati urbani facendo abbandonare le città poste in pianura per prediligere fortezze ubicate sulle alture vicine alle coste. Proprio questo porterà Cefalù a diventare, dopo svariati lavori di fortificazione che l'autore analizza con dovizia di particolari, una delle fortezze meglio difese dell´isola.

Un rapporto speciale sarà quello tra rupe, rifugio per l´uomo e simbolo di difesa e culto, e città. Luoghi raccontati, apprezzati, analizzati meticolosamente dall´autore che rileva che questo patrimonio debba essere preservato con una “politica di recupero, restauro e costante monitoraggio”.

cefalù-la-rocca-340x255La Sicilia fu preda degli Arabi dopo l'800 che si stabilirono a Palermo, conquistata nell'857/8 non senza sanguinosi scontri. Diventerà un'oasi rigogliosa, e un territorio ben organizzato. Gli Arabi non lasceranno invece molte tracce architettoniche a Cefalù. Lasceranno il posto ai Normanni che prenderanno Messina nel 1601. In seguito Ruggero II guiderà una regione dall´entità nazionale frammentata che comprenderà Greci, Arabi, Longobardi e i rimasti Normanni in un periodo luminoso nel campo architettonico e artistico. Cefalù giocherà, ancora una volta, un importante ruolo di difesa del territorio, saranno realizzati interventi di riparazione e costruzione atti a fortificarla. Ricordiamo il successore di Ruggero, Federico II, poco presente in Sicilia a causa dei suoi frequenti spostamenti, in particolar modo per la sua lotta contro la Chiesa, anche quella Cefaludente. Federico promuoverà lo sviluppo di arti e scienze, ne è simbolo la nascita della Scuola Poetica Siciliana. In relazione a Cefalù il regnante dispose la ristrutturazione del castello. Seguì un periodo di anarchia feudale in cui città di rilievo, tra cui la stessa Cefalù, verranno concesse ai privati con la formula del rettorato, per conto della corona. Per diversi anni, per esempio, la famiglia feudale dei Ventimiglia assumerà il controllo del territorio fin quando il re stesso lo ricomprerà. Dal 1415 per 400 anni la regione siciliana fu retta da viceré e fu sostanzialmente un periodo sereno, animato però politicamente. Sempre a proposito di Cefalù in quel lasso di tempo Cefalù fu oggetto di lavori di manutenzione che erano fortemente richiesti. L'opera si concentra poi sulle origini del castello su cui oggi non restano che rovine dal passato glorioso. Esso fu dimora di vescovi durante il regno di Ruggero II e poi roccaforte imperiale. Castello che fu nientemeno che messo all´asta nel 1866 e “salvato” dalle mani di estranei al territorio da una commissione del consiglio comunale che ha preso particolarmente a cuore il destino di quella che doveva essere una parte della città. A giusto motivo, e acquistato, il castello divenne parte del patrimonio comunale.

Oltre al castello, Ilardo compie un “tour” permettendo al lettore di visitare e immaginare la città alta e la sua acropoli (la più grande in Sicilia, di ben 25 ettari di superficie). L´edificio megalitico, la muratura e le pietre si può dire che parlino e abbiano molto da raccontare a occhi interessati. Il testo “ascolta” e ci riferisce rivelando molto del passato di Cefalù. Nella nostra visita guidata virtuale di carta e inchiostro scopriamo anche le grotte della rupe, abitate nel paleolitico superiore, e insieme ai ripari usati già dal 1490 (si suppone) per contenere il bestiame, e ancora cave, cisterne, chiese, torri.

Ilardo racconta i particolari delle aree e dei loro muri di cinta, la loro storia in particolar modo, descrivendone la conformazione attuale fino agli interventi recenti. Colpisce il rigore dell´esposizione storica, la quantità delle fonti d´archivio consultate e citate che impreziosiscono il testo con una rassegna storiografica d'eccezione, i contributi, le foto e le tavole pittografiche, i contenuti di tipo naturalistico, morfologico, geografico, cartografico, topografico, cronologiche. Elementi che rendono L´eccelsa rupe un testo completo, affidabile, piacevole da leggere per chi desidera conoscere meglio il proprio territorio o per chi in ambito accademico esegue degli studi per cui è necessario consultare e confrontare fonti attendibili su questo argomento e necessita di un faro per muoversi nella storia di queste terre. Un lavoro di ricerca imponente, durato nove anni, che unisce molteplici aspetti e particolari, testimonianze, conoscenze, capace di trasmettere l´amore per questo territorio e l´amore per la storia. Un amore da coltivare, rispolverare e da leggere.

Perché la Storia siamo noi.

* Contributi di Valeria Calandra, Salvatore Cefalù, Antonio Franco, Nicola Imbraguglio, Pino Lo Presti, Pietro Lunardi, Domenico Portera

 abc
INSTAGRAM
In lettura...
Un nuovo libro al giorno sui social: seguici!