Recensione di Guglielmo Marconi e l’omicidio di Cora Crippen di Erik Larson

Oggi parliamo di Guglielmo Marconi e l’omicidio di Cora Crippen un romanzo storico che poi tanto romanzo non è. Mi direte voi, allora trattasi di un saggio? Beh, io lo definirei un saggio scritto con la prosa di un romanzo. Larson con grande meticolosità ha ricostruito la vita e il lungo percorso della scoperta e del successo del giovane Marconi, talvolta eccedendo in alcuni tecnicismi che forse in alcuni tratti appesantiscono il racconto per quelli meno interessati agli aspetti tecnici e scientifici. La parte più gradevole è la descrizione di Londra nell'era edoardiana (1901-1914), in un Inghilterra dove il divario tra le classi sociali era sempre più evidente. Larson, da narratore di razza qual è, ci trasmette tutto della città dove si muovono i suoi due protagonisti, capaci di incuriosire e appassionare allo stesso tempo.

Un lavoro di ricerca non indifferente, unito ad una grande capacità di raccontare e farlo in maniera avvincente. E’ il “marchio” di questo autore che già ne “il giardino delle bestie” - aveva raccontato, nello stesso modo, un bel pezzo di storia del nazismo.

Una storia di caparbietà e di determinazione quella di Marconi. Caratteristiche queste che portano quasi sempre al successo e che anche questa volta  confermano questo che sembra essere un connubio perfetto. Un bill Gates dei giorni nostri, ma meno simpatico ed estroverso. Prima di lui, qualche scienziato aveva fatto esperimenti di elettromagnetismo che funzionavano a qualche decina di metri di distanza, uno spazio troppo remoto per essere considerato degno di nota. Poi arrivò lui: Guglielmo Marconi. Era giovane, italo irlandese, più pratico che teorico, ma dotto quel tanto che bastava per costruire elettrici congegni, incosciente e caparbio tanto da non considerare ciò che gli scienziati del periodo sostenevano sull'impossibilità di comunicare con le onde hertziane. La sorte e la natura decisero tuttavia di mettersi dalla parte di chi stava credendo in quel sogno e lo stava portando avanti con tanta determinazione e tenacia. Fu così che dopo i tanti esperimenti, Marconi riuscì a far rimbalzare un segnale emesso da un lato all'altro dell'Atlantico.

 È questa la storia principale che racconta Erik Larson nel suo Guglielmo Marconi e l'omicidio di Cora Crippen. Ma non solo. Perché come già detto, Larson è un mago nel ricreare lo spirito di un'epoca. Le dispute tra scienziati, la politica di guerra fredda tra Inghilterra e Germania (con il Kaiser interessato a procurarsi il segreto per comunicare nell'etere), i sogni di un'era che di lì a poco si sarebbero schiantati contro le trincee e gli orrori della Prima guerra mondiale. Larson, riesce ad unire tutto questo con la cronaca. Interseca la storia di Marconi con uno dei casi criminali più noti dell'epoca, ovvero con Il delitto di Cora Crippen, uccisa dal marito, stimato medico omeopata, che poi fuggì in transatlantico con l'amante. Come lo catturarono? Questo forse potrebbe essere di facile intuizione, ma preferisco non aggiungervi e raccontarvi altro su quello che è un “libro” assolutamente da leggere. Perché è un thriller storico e di ricerca dove ad appassionare è sia la storia che il modo in cui l’autore la narra. Un libro magistrale che consiglio sia agli amanti dei romanzi storici che dei gialli. Alla prossima recensione cari lettori.

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Recensione di Quando leggerai questa lettera di Vincente Gramaje

Quando leggerai questa lettera è un romanzo di un autore spagnolo esordiente. Vincente Gramaje, nato a Valencia nel 1961, è un medico, proprio come il protagonista del suo libro, Victor Monteoscuro, che ama definirsi un “medico di campagna”.

Non essendo riuscito a diagnosticare in tempo il cancro al seno della moglie Carmina, Victor si concede, dopo la morte di lei, un “anno sabbatico” per potersi allontanare da tutti e rimanere solo con se stesso. Si reca in Nord Africa, sulle orme di viaggiatori leggendari, quando in un cantiere poco distante dal suo albergo, viene rinvenuta una fossa piena di ossa umane. Si tratta dei soldati caduti nella battaglia di Annual nel luglio del 1921, in cui la Spagna, nel tentativo di mantenere l’ultimo protettorato del Marocco, perse una guerra molto cruenta. Fra i resti, Victor trova una bottiglia che contiene una lettera d’amore. Questo episodio cambia la sua vita, poiché il suo scopo diviene presto quello di consegnare, senza mai aprirla, la missiva alla sua destinataria. Un messaggio da consegnare ai posteri, le parole d’addio di un capitano spagnolo a Noelia, la sua fidanzata.

Inizia così in Quando leggerai questa lettera una ricerca appassionante, in cui Victor coinvolge parenti e amici, servendosi anche dell’aiuto di un investigatore privato. Ma soprattutto, nell’avventura avrà al suo fianco Claudia Navarro, ufficiale dell’esercito spagnolo, che lo aiuterà a destreggiarsi fra archivi polverosi e paesini sperduti e che gli farà riscoprire l’amore. Quando leggerai questa lettera é la storia di un viaggio che il protagonista compie prima di tutto dentro di sé, dove la motivazione di rendersi utile agli altri, in realtà, lo porterà ad aiutare se stesso e a riconquistare la sua voglia di vivere, venuta meno dopo la morte della moglie.

 

Come é costruita la trama di Quando leggerai questa lettera

 

La trama di Quando leggerai questa lettera si articola su due piani paralleli: la vita di Victor e le sue ricerche al fine di ritrovare i familiari della donna cui era indirizzata la lettera, e le avventure dell’esercito spagnolo, nel luglio del 1921, asserragliato all’interno di un forte, senza più acqua, in condizioni igieniche disastrose, con i morti che marciscono sotto ai teloni all’interno del campo, e il fetore che ammorba l’aria. Ultimo baluardo della resistenza spagnola in quei territori, con i “mori” che li hanno assediati e senza possibilità alcuna di chiedere aiuto. La storia di quei giorni drammatici dell’esercito spagnolo è senza dubbio quella più interessante, dove si concepisce la disperazione di giovani vite, che si rendono conto di non avere scampo e, nonostante le avversità, si aggrappano alla vita.

È il passato che ritorna. La storia che ci ha donato radici, in fondo si rende attuale, perché l’amore è condizione universale e non è confinato in dimensioni temporali. Le preoccupazioni del capitano Gimeno, l’autore della lettera, per i suoi “ragazzi” sono le stesse che potrebbe avere un ufficiale capo al giorno d’oggi. Le stesse afflizioni di non riuscire a tornare a casa dall’amata, di non rivederla più. Di non avere preso le giuste decisioni per i suoi soldati. Di sbagliare, insomma. Ed ecco quindi che passato e presente si fondono, e le inquietudini di Gimeno diventano i timori di Victor di non essere stato un buon medico. Le paure dell’uno, servono all’altro per affrontare i propri fantasmi. Perché la storia è come un circolo vizioso: prima o poi tutto ritorna. Una trama avvincente che spiega il clamore che Quando leggerai questa lettera, appena uscito, sta suscitando.

Un unico appunto. A volte l’autore pecca un po’ nelle descrizioni. Tanto puntuale ed avvincente si rivela negli episodi legati al 1921, quanto desideroso di suscitare empatia ad ogni costo, descrivendo la vita di Victor Monteoscuro. Al lettore piace arrivare da sé alla caratterizzazione dei personaggi. Quindi a volte ci si sente un po’ “prevaricati” nella lettura. Come se l’autore non ci avesse dato fiducia; non avesse creduto nelle nostre capacità di comprendere il periodo difficile che sta vivendo il protagonista e avesse sentito la necessità di descriverlo nei minimi particolari.  Ma questo risulta superfluo e tendente al patetico.

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Recensione di La contessa nera di Rebecca Johns

"Se è vero che Satana si aggira per il mondo indossando il più umano e seducente dei travestimenti, non poteva che scegliere la contessa Bathory" ed è con questa premessa che si apre La contessa nera di Rebecca Johns, la storia di una donna, promessa sposa a soli undici anni, all'altrettanto nobile e possidente Ferenc Nadasdy. La vita della contessa Erzsébet si snoda tra intrighi, delitti, segreti, vendette, amori e tradimenti. La contessa donna forte, decisa e abile è pronta a tutto pur di conquistare l'amore di Ferenc, suo promesso sposo e renderlo marito felice. Ed è, a soli 16 anni, quando si trasferisce presso la residenza di Sarvar da Ferenc, che avranno inizio le sue tumultuose vicende. Pur essendo la sposa promessa di Ferenc, non riceve dal futuro marito nessuna attenzione e per questo, la contessa, si ritrova ad essere amante del cugino di Ferenc, Andreas, dal quale avrà una figlia che partorirà segretamente e darà via per sempre. Nonostante, l’amore non corrisposto, sposerà Ferenc, dopo che entrambi saranno rimasti orfani dei genitori. In gran festa si celebra il matrimonio ma nonostante siano marito e moglie le attenzioni di Ferenc per contessa sono inesistenti. Tutto cambia, quando alla contessa giungono voci che una domestica, Amelia, della quale si fidava ciecamente, mette in giro voci sulla sua presunta storia con il conte Ferenc. Ed è allora che la contessa si ritrova per la prima volta, a infliggere punizioni corporali alla domestica per salvare il suo buon nome.

Ferenc, uomo di guerra dedito a certe malvagità, guarda, per la prima volta con occhi diversi la sua sposa, scoprendo in lei le medesime attitudini di crudeltà. Da questo momento in poi la loro unione assume la forma di un matrimonio d’amore così come la contessa aveva da sempre desiderato. Dalla loro unione nascono tre femmine e un maschio che morirà poco dopo la nascita insieme con un'altra figlia a causa del vaiolo. La disperazione unita alla voglia di dare al marito un erede maschio portano la contessa a volere a tutti i costi un altro figlio che come sperato, nasce maschio e si chiamerà Pal.

La guerra continua e con essa anche le tormentate vicende che ruotano intorno alla contessa la quale amministra tutti i beni con grande coraggio durante l'assenza del marito e soffre per i ripetuti tradimenti dello stesso unito alla scoperta di figli clandestini, nati dalle relazioni tra il marito e le fanciullesche domestiche. Ferenc, nonostante fosse ritenuto un uomo forte e uomo di guerra, si ammala e riesce a condurre a nozze, solo la primogenita Anna. Muore poco dopo, lasciando tutte le proprietà alla moglie e pregandola di risposarsi vista la sua bellezza nonché giovane età. La contessa che abilmente, sin dai tempi in cui il marito era in guerra, ha sempre portato avanti gli affari di famiglia, continua con la stessa abilità ad amministrare le proprietà e in suo aiuto, interviene Thuzo, carissimo amico del defunto marito. La contessa conferirà a Thuzo il ruolo di suo consigliere e amante segreto, ignara del tradimento che lui stesso le serberà. La contessa, donna sempre più sola e inaridita dalle beffe che la vita le ha riservato, riprende con ancora più rabbia l'arte delle punizioni corporali alle domestiche, che rubano o mal si comportano in casa sua. Molte di loro le più cagionevoli e fragili di salute finiscono morte e seppellite senza funerale. Ma sarà proprio questa sua brama incontrollata di infliggere punizioni alle domestiche che la condurrà alla sua triste fine, dopo che tutti coloro nei quali aveva creduto, tristemente la tradiscono.

La storia avvincente, intrigata a tratti toccante e capace di far riflettere sulle fragilità umane che oggi come un tempo sono sempre le medesime: l'amore, la ricchezza, il potere. Una donna che in La contessa nera di Rebecca Johns in virtù di quanto le è stato insegnato è disposta a tutto per difendere se stessa, il suo nome, il suo amore, la sua famiglia e gli affetti più cari. Una donna che ha come sola certezza la sua bellezza, bene prezioso quanto effimero e sfuggente che purtroppo finirà sola e con i suoi più rumorosi rimorsi, castigata dall’uomo e dalla sua stessa vita, senza alcuna possibilità di remissione.  

Booktrailer

MJ* 

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Recensione di La battaglia di Stalingrado di Alfio Caruso

I combattenti sovietici esibiscono uno spirito di sacrificio che disorienta i disciplinati soldati della Wehrmacht: se non muoiono, lottano fino alla morte.

"Uccidete i tedeschi" grida il poeta Ilja Ehrenburg, "non esitate, non rinunciate, uccidete". È l'estate del 1942 quando i blindati tedeschi, alle porte di Stalingrado, incontrano l'armata nemica nella persona delle giovanissime ragazze del Partito Comunista. La disfatta russa è inevitabile, l'assedio ha inizio e la vittoria sembra un lavoro facile. Dopotutto, l'avanzata tedesca è stata, fino a quel momento, inarrestabile, e l'ambizioso progetto di Hitler sembra prendere forma: da un versante, abbattere il bolscevismo e raggiungere il petrolio del Caucaso, e dall'altro, con Rommel e l'Afrika Korps, destabilizzare l'impero britannico in Medio Oriente. Ma, giorno dopo giorno, fino al febbraio del 1945, la situazione per l'esercito tedesco appare sempre più complicata e temibile, e la lunga battaglia che si combatte lungo le rive del Volga e nell'area delle grandi industrie, si trasforma (come parallelamente accade ad El Alemein) nella drammatica svolta verso il crollo dell'impero di Hitler.

Ne La battaglia di Stalingrado, con la precisione di uno storico e la forza narrativa di un romanziere, Alfio Caruso, giornalista, scrittore, saggista e grande conoscitore dei lati oscuri del secondo conflitto mondiale, ci accompagna lungo le linee di fuoco che spezzano Stalingrado, lasciandoci percepire il senso di sconfitta e di disperazione, che lentamente incatena le armate tedesche, intrappolate in una vasta fornace illuminata dal riflesso delle fiamme. Dopo un inizio apparentemente favorevole, verso novembre il destino si ribalta, e per la Germania si delinea inesorabilmente il dramma, vissuto da vicino dai 300mila soldati della VI Armata di Friederich Paulus, accerchiati in una Stalingrado rasa al suolo ma che pare rinascere dalle macerie, dove non solo l'esercito ma anche un popolo rabbioso e violento emerge da ogni anfratto, determinato a vincere o a morire. Inoltre, a schiacciare la resistenza tedesca sono l'inverno russo, il gelo, la fame, la totale mancanza di mezzi di sopravvivenza.

Alfio Caruso descrive le manovre tattiche utili e inutili, le azioni concluse o rimandate, i giochi di potere e gli inganni concepiti dall'alta dirigenza tedesca, la scarsa determinazione di Paulus, il distaccato sadismo di Goring che si rivolge ad un esercito ormai morente, ma soprattutto ritrae l'aspetto emotivo della battaglia, il senso di fine incombente dei soldati tedeschi, abbandonati e condannati a morire da un Reich che pretendeva il trionfo e, dall'altro lato, la stridente ferocia di Stalin, la cui vittoria ha il peso del sacrificio al quale egli ha obbligato il popolo, fissando nella storia la città di Stalingrado quale simbolo della lotta e della resistenza a qualsiasi costo.

Quando a febbraio l'inferno, finalmente, si ferma, dei centoventimila arresi tedeschi solo seimila riusciranno a tornare a casa, dei settantasette italiani, soltanto due, dopo anni di detenzione.

Sullo stesso tema, Alfio Caruso ha già pubblicato, sempre per Longanesi, Noi moriamo a Stalingrado.

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