Anime scalze di Fabio Geda

Dall’11 aprile in libreria

Da qualche giorno è arrivato in libreria Anime scalze, il nuovo romanzo di Fabio Geda edito da Einaudi. Attraverso la struggente avventura di Ercole, un ragazzino costretto a diventare adulto da solo, e con tutta la leggerezza in cui è maestro, Fabio Geda ci racconta la fatica e la meraviglia di cercare un posto nel mondo. Ercole è asserragliato sul tetto di un capannone, armato e circondato dalla polizia. Con lui c'è Luca, che ha sei anni. Come sono finiti lassú? Fra primi amori, padri distratti, madri confuse e segreti scomodi con cui fare i conti, saranno le pagine di Anime scalze a svelarcelo.

«Quella mattina, ricordo, nel parcheggio del centro commerciale, scendendo dal furgone, afferrando il fucile dal sedile posteriore, ho guardato di sfuggita verso il bosco e mi sono accorto che il sole stava sorgendo sulla campagna come un livido. Era ottobre. Avevo quindici anni».

Ercole Santià trascorre l'infanzia ricucendo gli strappi quotidiani della vita. Lui e sua sorella Asia tirano avanti a stento - con fantasia e caparbietà - insieme al padre, un personaggio tanto inadeguato quanto innocente; eppure, come tutti, crescono, vanno a scuola, s'innamorano. Finché, all'improvviso, ogni cosa attorno a Ercole inizia a crollare. Niente sembra in grado di fermare la slavina che lo sta travolgendo, nemmeno Viola, la ragazza che da qualche tempo illumina i suoi giorni. Convinto che quello di incasinarsi sia un destino scritto nel sangue della propria famiglia, è sul punto di arrendersi quando viene a sapere che la madre, di cui non ha notizie da anni, abita non lontano da lui. L'incontro con la donna lo metterà di fronte alla necessità di reagire compiendo una scelta drammatica. L'unica possibile, forse, se vuole cambiare il proprio destino e proteggere le persone che ama.

Fabio Geda (Torino, 1972) ha scritto, tra gli altri, Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani (Instar Libri 2007, Feltrinelli 2009), Nel mare ci sono i coccodrilli (Baldini & Castoldi 2010), L'estate alla fine del secolo (Baldini & Castoldi 2011), Se la vita che salvi è la tua (Einaudi Stile Libero 2014), Anime scalze (Einaudi Stile Libero 2017) e la serie per ragazzi Berlin (Mondadori 2015-2016). È tradotto in trentadue Paesi.

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Recensione di Nel mare ci sono i coccodrilli (Storia vera di Enaiatollah Akbari) di Fabio Geda

Prima di lasciarlo per sempre da solo in Pakistan, la mamma gli ha preso la testa e se l'ha stretta forte al petto, per un tempo che a lui è sembrato lunghissimo. Gli ha fatto promettere che non avrebbe mai fatto tre cose nella vita: assumere droghe, usare armi e rubare. Poi è sparita. Khoda negahdar, addio. Ed è in quel momento che Enaiat, dieci anni o poco più (non esiste anagrafe nella provincia di Ghazni) ha dovuto smettere di esser campione di Buzul-bazi, di svegliarsi accanto alla mamma, di nascondersi nella buca scavata vicino alle patate, di rincorrere aquiloni..smettere di esser bambino.

Crescere. Da solo. E in fretta. Ed è lì che che per lui ha avuto inizio la lunga traversata verso la libertà. Libertà che Enaiat neanche sapeva cosa fosse. Già, perché in un paese dove ad una certa ora non si può più mettere il naso fuori casa, dove le scuole possono chiudere da un giorno all'altro, dove non si può tenere il copricapo fuori posto solo perché i talebani regnano sovrani, beh.. è dura capire il significato di libertà. Dal ripulire fogne, al portare il chay ai negozianti; dal vendere accendini e gomme da masticare, allo scaricare sabbia e pietre, Enaiat ha fatto di tutto, pur di salvarsi la pelle. Ha lavorato come uno schiavo - fino a ridursi, a fine giornata, a “mangime per galline” - senza più distinguere il giorno dalla notte, cercando di guadagnarsi un posto per dormire e qualcosa da mettere sotto i denti. Ha viaggiato tra Afghanistan, Iran, Turchia, Grecia e Italia, stipato in camion, treni, auto, schiacciato fra altri mille disperati. Ha macinato chilometri a piedi, sofferto la fame, la sete e la febbre che, in certe circostanze, può trasformarsi in un qualcosa di mortale. Poi però è arrivato in Italia. E' andato a scuola, ha imparato la lingua, ha trovato qualcuno che gli volesse bene, senza chiedergli niente in cambio. E si è salvato.

[caption id="attachment_26828" align="aligncenter" width="600"]Fabio Geda e Enaiatollah Akbari Fabio Geda e Enaiatollah Akbari[/caption]

Quello del lungo viaggio di Enaiat, è un racconto che fa riflettere, commuove, fa una immensa tenerezza. Insegna molto. Ed è necessario, in un periodo come questo. Un periodo in cui si discute giornalmente di immigrazione, clandestinità, intolleranza, razzismo. E' uno di quei libri che andrebbero fatti leggere nelle scuole e in tutti gli altri - possibili e immaginabili - luoghi pubblici. Perché l'intolleranza nasce da ciò che non si sa, perché le vite di questi uomini che arrivano sulle nostre coste sono tanto distanti da noi, ed è per questo che ne abbiamo paura. Ma con la paura non si va da nessuna parte, anzi, si rischia solo di remare controcorrente. Forse non basteranno centocinquanta pagine a convincere tutti, ma credo siano sufficienti a innescare una sorprendente catena di solidarietà.

 

Approfondimento

La storia di Enaiatollah si conclude con un lieto fine. Come una favola. E il sorriso e il coraggio con cui il piccolo affronta tutto ciò che è costretto a vivere, lo rendono degno di esser chiamato eroe. Proprio come quelli di qualsiasi favola che si rispetti. Il bello è che qui, tra l'Afghanistan e l'Italia, si parla di vita vera. Cose successe realmente. E che si verificano ancora, tutti i santi giorni. Ah, ma stiamo parlando di zone di guerra, di talebani, di traffici di esseri umani..si, ok, le raccontano al tg, ma alla fine ci sfiorano a malapena, no? Insomma, se arrivano qui vuol dire che sono vivi. No, italiani, stiamo sbagliando l'approccio. Guardate come arrivano fino a noi. Guardate cosa sono disposti a fare pur di guadagnarsi un pezzo di pane e un briciolo di dignità. Enaiat è solo uno dei tanti arrivati in Italia, dopo mille disavventure, dopo aver messo a serio repentaglio la propria vita. E uno dei pochi che ce l'ha fatta.

Enaiat racconta, Fabio Geda scrive. E' così che è venuto fuori questo libro. E' così che il protagonista, ora (circa) venticinquenne, ha trovato un suo posto nel mondo. Un posto nel quale ha imparato a ridere e ad amare usando una lingua che non è quella che gli sussurrava sua madre, ma in cui sta bene, è salvo, non rischia di morire ogni volta che cammina per la strada. - “Come lo si trova un posto per crescere, Enaiat? Come lo si distingue da un altro?” – “Lo riconosci perché non ti viene voglia di andare via. Certo, non perché sia perfetto. Non esistono posti perfetti. Ma esistono posti dove, per lo meno, nessuno cerca di farti del male.”

Ma, oltre ad educarci ad affrontare il prossimo con uno spirito diverso, Nel mare ci sono i coccodrilli è anche un libro che ci fa capire quanto siamo fortunati. Perché tante volte lo dimentichiamo: ma ci sono bambini là fuori, superati i nostri confini, che lottano per qualcosa che non è uno zaino fucsia o con i brillantini...si chiama vita. E tutti - senza nessuna distinzione - abbiamo il diritto di viverla.

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