Categoria: basket olimpiadi 72

Recensione di Le vittorie imperfette di Emiliano Poddi

Non è un campione di basket Emiliano Poddi, altrimenti con tutta probabilità avrebbe scritto (o fatto scrivere) una biografia sportiva costellata di glorie e sfide personali, con l'immancabile ricetta del campione. È invece un ex giocatore appassionato a cui è rimasto l'entusiasmo per quel pallone arancione da domare. È questa passione che leggiamo in "Le vittorie imperfette", il suo ultimo libro pubblicato per Feltrinelli. Emiliano è autore teatrale e in questa storia ricrea in maniera quasi scenica un evento sportivo cruciale per la sua storia personale, per quella sportiva delle Olimpiadi e persino per la Storia, quella con la s maiuscola.

Le Olimpiadi di Monaco del 1972 le ricordano tutti, resteranno macchiate di sangue per sempre. Una delle cose che ricorderemo è che si siano disputate sino alla fine. L'intrusione della tragedia nello sport, che dovrebbe essere comunque sempre un gioco, e poi la demarcazione ancora più forte, qualora fosse necessario, delle superpotenze antagoniste. Tutto questo, incollato insieme dagli eventi, renderà un'importante partita di basket LA partita di basket. A Monaco un breve memoriale per ricordare le vittime e poi sul parquet per una finale olimpica. Ma sono tutti confusi, i giocatori e pure il resto del mondo, alle prese con insicurezze nuove e più sfide nella sfida.

C'è un filo che lega Emiliano Poddi a questa partita planetaria, al basket nella sua dimensione italiana e persino provinciale. È lo stesso che lo lega alla vita. Questo ripercorrere gli avvenimenti per l'autore acquisisce un doppio significato: sportivo e personale. È un filo che prima forse era un nodo, giocare a basket scrivendo di basket, invadere l'intimità familiare e andare a trovare Kevin Joyce a casa sua a Long Beach è stato il modo per scioglierlo.

Nella narrazione Poddi zooma sempre più fino ad ottenere un primo piano di Belov e Joyce, i protagonisti in campo della partita Urss - Usa. Hanno un background decisamente diverso, com'e ovvio che sia, ma questo non conta. I leader sono storie a sé nel campo di gioco, sempre. E loro condivideranno presto una storia insieme, qualcosa di unico nella storia del basket. Ognuno dalla sua prospettiva. Tre secondi alla volta. Effettivi. Per tutta la vita.

 
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I russi d'acciaio e gli americani fieri torneranno ad essere uomini che lottano con un destino ingiusto. L'ombra di Settembre Nero si è presa tutta la luce possibile eppure anche questa volta devono esserci dei vincitori e dei vinti, proprio come se non fossero già tutti dei vinti. Ci saranno davvero?

Ambizioni mischiate a sudore, l'idea di una vittoria a portata, un allenatore senza controllo, cedimenti psicologici, il peso di trascinare una squadra scollata. Conterà tutto come conterà tutto relativamente. Perché nello sport, proprio come nella vita, spesso non torna indietro tutto quello che si spende, non si ottiene sempre ciò che sarebbe giusto. Si dà il massimo, si spera di tornare a casa più felici di prima, ci si gioca tutto all'ultimo. E poi arriva quel momento, comunque siano andate le cose, in cui ricordi che sì, c'eri, ti sei giocato quella partita. Ti attraversa un sorriso oppure con una lacrima.

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