Categoria: bea buozzi

Recensione di La vita è una Loubou meravigliosa di Bea Buozzi

E così con La vita è una Loubou meravigliosa siamo arrivate alla fine anche di questa serie: dulcis in fundo conosciamo Clorinda, un’altra inquilina di Palazzo Ranieri che considera la sua scarpiera un piccolo tempio per la quotidiana meditazione casalinga. In questo suo equilibrio “familiare” si butta a bomba Mr. Buk: conosciuto a un appuntamento al buio organizzato dalle amiche, ma con scarsissime possibilità di un futuro felici per sempre, data l’estrema diversità dei due soggetti in questione. Clorina e Mr. Buk non potrebbero essere più agli antipodi: lui sempre in viaggio nel suo pullmino Volkswagen sgangherato, lei casa-lavoro-uscita elegante con le amiche; lui innamorato perso di due cani (per essere precisi un bisonte di pelo, Bobby Marley, e un cane-topo, Maciste), lei precisina sull’ordine in casa (figuratevi quando quei due tornado di pelo colonizzano il divano, e il letto, e la cucina,…); lui sneakers, lei Loubotin.

Ma fin dall’inizio Bea (l’autrice) ci fa una soffiata: mancano 390 giorni al matrimonio. Ma come? Poco più di un anno per sposarsi? Ma se si conoscono alla quinta pagina! Non sarà mica un altro libro dove i due si innamorano follemente da subito e si sposano e tutti felici e contenti? Eh no care mie! Qui ci si sposa per scommessa, per sfida, e per vincere un premio. Anzi, il premio dei premi: un paio di Louboutin da parata, di quelle che sono talmente belle da vergognarsi a indossarle (e che magari evitiamo anche di indossare visto quanto constano!).

Comunque, a parte la scommessa di Clorinda con il re delle suole rosse, man mano che si va avanti nella lettura ho fatto fatica a non innamorarmi di Mr. Buk. Intellettuale, poeta, alla guida di pullmino con annessi palle di pelo coccolose, dread e sneakers (tradotto: rasta e scarpe da ginnastica), look da uomo vissuto con quel tocco di trasandato che ci fa sperare in un passato pieno di avventure. Alla fine anche Clorinda (che se lui è l’acqua, lei è il fuoco), perfino lei vuole capire dove la poterà questa storia.

Ma allora usciamo tutte alla ricerca del nostro Mr. Buk, di quell’uomo che mai avremmo pensato di veder girare per casa! Solo lui potrà aiutarci a trovare quell’equilibrio che le nostre manie femminili non ci daranno mai.

 

Approfondimento

Scettiche dei romanzi rosa: accorrete! Arrivata alla fine del terzo e ultimo capitolo della serie del Club dei Tacchi a Spillo, posso affermare con scarso limite d’errore che vi piacerà! L’unica cosa che vi chiedo è di lasciare da parte tutta l’acidità che accumulate durante il giorno e lasciatevi trasportare dalla lettura. Non siate critiche, ma godetevi solamente il momento. Se non volete essere viste in giro con uno di questi libri in mano (la reputazione va sempre mantenuta), leggeteli a casa, con una copertina e una tazza di tè. Lasciate che la vostra parte femminile (anche le più accanite maschiacce ce l’hanno, ve l’assicuro) si faccia strada e si diverta! Non preoccupatevi, non diventerete delle vamp modaiole fissate per le scarpe, ma quattro risate ve le farete di sicuro.

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Recensione di Tutte Choo per terra di Bea Buozzi

Secondo capitolo della serie del Club dei Tacchi a Spillo, anche in Tutte Choo per terra ci catapultiamo di nuovo nel microcosmo di Palazzo Ranieri, un vecchio edificio milanese bisognoso di ristrutturazioni, ma che è ancora pieno di vita, grazie ai suoi particolari inquilini, ma soprattutto grazie alle inquiline. Come in Matta per Manolo anche qui la protagonista è una donna come tante: si chiama Valentina, è una fiera quarantenne single, feticista delle scarpe e dipendente da esse.

Lavora per la Give me Who, casa di moda che, guarda caso, disegna e produce scarpe. Per una come Valentina, quello è il paradiso. Infatti del suo lavoro è innamorata, anche se le lascia poco tempo per lei e la sua vita sociale. Ma quando ormai si è lavorato così tanto da aver cancellato la propria vita privata, lavorare di più non è un problema. Aiuta solo a dimenticare quello che non si ha.

Valentina però non è soltanto una persona reale, ma, come tanti, ha anche un alter ego virtuale. Dopo anni ha infatti anche lei ceduto al richiamo magico di Facebook, giustificandosi con la scusa del lavoro. L’idea iniziale era di dare maggiore visibilità all’azienda, pubblicando foto delle nuove scarpe in produzione, ma alla fine Eva (alias Valentina) si è lasciata prendere la mano. Una parola tira l’altra e per la curiosità di alcuni follower circa l’identità di chi si nascondeva dietro quella foto del profilo (ovviamente una scarpa), Valentina si ritrova a fare da psicologa e confidente a molte persone. Tra queste ne spicca una (uno per essere precisi), che con le sue parole la affascina più degli altri, la conquista vari appuntamenti virtuali e le fa sperare nell’esistenza di quell’uomo in calzamaglia celeste.

Ritorna chiaro e tondo il messaggio che l’amore può arrivare quando meno te lo aspetti e soprattutto che in amore, anche se le cose sono palesi, non vedrai mai oltre il tuo naso, di questo puoi star certa. Tra i due libri, ho preferito Matta per Manolo, forse la storia leggermente più credibile, ma nulla toglie che anche Tutte Choo per Terra me lo sia letto in un batter d’occhio! Di sicuro da Bea ho imparato che non bisogna mai smettere di sperare nell’avverarsi di un desiderio: alla fin fine, tutte noi speriamo nel lieto fine!

Approfondimento:

Quando mi sono trovata di fronte alla vetrina della libreria con i tre libri di Bea Buozzi in bella mostra, Tutte Choo per terra è quello che mi ha fatto fermare. Come si fa a non sorridere quando si legge un titolo come questo? Sono entrata, l’ho preso in mano e, come i bravi librai sanno, quando un lettore tira fuori un libro dallo scaffale, è già per metà comprato. A me il colpo finale l’ha dato lo stile narrativo di Bea, scorrevole e spensierato, proprio quello che serve per staccare e godersi un po’ di tempo per se stesse. Finalmente una serie chick-lit italiana con una storia non scontata!

Leggere questa trilogia proprio nel momento in cui mi stavo trasferendo a Milano mi ha dato la carica per iniziare la nuova vita nonostante lo scetticismo che provavo da persona nata e cresciuta in campagna verso la grande metropoli, mi ha aperto gli occhi sul lato multicolor di questa città e dei suoi abitanti!

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