Categoria: Benedict Wells

Recensione di La fine della solitudine di Benedict Wells

“In vita mia avrò pensato di sicuro migliaia di volte a quell’ultimo bacio e a quell’ultimo abbraccio, al suo profumo e alla sua voce rassicurante. Ci ho pensato talmente tanto da non avere più la certezza che siano veri.”

C’è un attimo in cui la vita cambia, modificando il suo corso. Un attimo dopo il quale niente sarà più come prima. La vita che conoscevamo, quella che pensavamo ci dovesse appartenere per sempre, non esiste più. Fa parte del passato. Jules sa riconoscere esattamente quell’attimo: l’attimo in cui i suoi genitori sono morti in un incidente stradale. Il momento in cui lui e i suoi due fratelli hanno dovuto reinventare le loro vite: lontano da casa, in un collegio, separati dal loro passato.

Ciascuno dei tre ha provato ad affrontare il cambiamento in modo diverso. Liz, la più grande, ha cercato ostinatamente di assaporare la vita con avidità. Marty, il secondogenito, ha tentato di esercitare un controllo ossessivo sulla sua esistenza. Jules, il più piccolo, si è rinchiuso in sé stesso, diventando introverso e solitario. Ma nella sua vita è arrivata una giovane ragazza dai capelli rossi, Alva. Potrebbe essere l’amica, la confidente, l’amante. Potrebbe essere la persona con cui condividere la strada della vita. Ma per chi come loro ha alle spalle ricordi dolorosi e traumatici non è così facile aprirsi ad un altro. Non è così facile riconoscere negli occhi dell’altro quello stesso sentimento da cui siamo invasi. Jules e Alva si perdono di vista per anni fino a quando i loro percorsi si incrociano di nuovo, consentendogli ancora una volta di scegliersi o di salutarsi per sempre.

Ma cosa fa sì che una vita diventi quella che è? Quante sono le alternative possibili alla vita che conduciamo e le storie parallele che abbiamo solo sfiorato? I tanti Io che non siamo diventati ma che saremmo potuti essere? Quale sarebbe stata la vita di Liz, Marty e Jules se l’auto dei genitori non si fosse scontrata con una Toyota guidata da una giovane avvocatessa? È solo frutto del caso, di una banale e fortuita concatenazione di cause ed effetti? Tutto qui? O siamo noi i veri artefici del nostro destino?

Pur non potendo esercitare il nostro controllo su tutto, abbiamo la facoltà di determinare le nostre reazioni e i nostri comportamenti. Sbagliamo e continuiamo a cadere, continuamente, ma conserviamo la capacità di rialzarci e ripartire. E in questo la casualità non ha alcun ruolo!

 

Approfondimento

Quante volte pensiamo che prendere una decisione escluda automaticamente tutte le altre possibilità? Percorriamo una strada ma non sapremo mai che aspetto avrebbero avuto le altre. Non sapremo mai dove avrebbero potuto portarci. Possiamo ripensare agli snodi cruciali della nostra vita, ipotizzando scenari alternativi. Ma si tratta unicamente di destini possibili, non realizzati. Ed è questo a distinguerli dalla vita che viviamo: la vita reale. Quella che una serie di circostanze e scelte ci ha portato a vivere.

La fine della solitudine ci ricorda tutto questo, incoraggiandoci a non dimenticare come qualsiasi vita possa essere stravolta all’improvviso. La nostra esistenza non è mai un percorso lineare: è fatta di bruschi scossoni, fermate, deviazioni. È un tragitto senza segnaletica dove tutto può essere rimesso in discussione in qualsiasi momento. Nonostante questo, Benedict Wells ci invita a non perdere mai di vista noi stessi: i principali architetti della nostra esistenza.

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