Categoria: Biagio Goldstein Bolocan

Recensione di Il traduttore di Biagio Goldstein Bolocan

Milano 1956. Il vice commissario Guerini viene chiamato d’urgenza in ufficio mentre stava per ordinare il suo pranzo a causa di un’emergenza: in via Borsieri il traduttore della casa editrice Feltrinelli è stato trovato morto nel suo appartamento dalla portinaia del palazzo. Tutto fa credere che si sia tagliato la carotide da solo, ma la polizia è più propensa a pensare a un omicidio. Prima di morire Cesare stava lavorando sulla traduzione del romanzo Il dottor Zivago di Boris Pasternak.

Guerini capisce subito che la soluzione del caso non sarà semplice e infatti più si addentra nelle indagini e più affiorano piste inquietanti legate a interessi politici internazionali. Toccherà a Guerini districarsi fra le varie storie per trovare l’unica che lo condurrà alla verità.

Cesare compie il viaggio senza ritorno in meno di un decimo di secondo. La lama che gli ha reciso la carotide ha appena terminato il suo fatale percorso, seguendo la direttrice sinistra-destra, che subito le energie si dilapidano e la gravità lo trascina in terra. La transizione fra la vita e la morte si compie abbagliante nel tempo compresso di quella caduta rovinosa.

Già dalla primissima descrizione de Il traduttore si può notare lo stile molto particolare di Biagio Goldstein Bolocan, che tramite un linguaggio melodico e raffinato rende un semplice omicidio una poesia sulla vita e la morte. Caratteristica questa riscontrata per tutta la lettura e che permette anche ai lettori più deboli di stomaco di godersi appieno la lettura sentendosi coinvolti e immedesimati nel romanzo.

Non è uno di quelli che mangiano per sopravvivere, per assicurare al loro esigente organismo le risorse di energie sufficienti a tirare avanti. Guerini è un altro tipo d’uomo; mangia perché assaporare le pietanze di sua moglie o di quel pirla di Gianfranco è un atto di comunione mistica con la natura e con la storia, cioè con l’impareggiabile maestria umana, maturata nel corso di millenni, di manipolare gli elementi naturali trasformandoli in deliziosi doni per il palato. Mangiare, per Guerini, è un atto religioso, ma anche un po’ filosofico e senz’altro artistico, e forse anche, a ben rifletterci, sociale e culturale.

Le grandi capacità descrittive di Goldstein Bolocan si riconoscono anche nei passaggi più periferici del romanzo. Come si può notare in questo stralcio in cui descrive un semplice salto di pasto, causato da una chiamata in commissariato, come un concetto filosofico, artistico e poetico di grandissima intensità e profondità, trasformando un semplice bisogno in qualcosa di mistico e divino.

«Taccia per dio! La faccenda è seria perché Paladini. Sforza era un traduttore che lavorava per una nota casa editrice…» dice il questore, interrompendo sapientemente il flusso lineare del discorso così da creare un piccolo vuoto di scena ricolmo di attesa, «… la Feltrinelli.»

Molto simpatica e intelligente la decisione presa dall’autore di ambientare la storia a Milano e con protagonista nientemeno che un dipendente della Feltrinelli. Intelligente perché così ci si riesce a immedesimare maggiormente essendo ambientazioni che conosciamo un po’ tutti, anche chi non è mai stato a Milano. Simpatica perché per scelta voluta o mera coincidenza è proprio la casa editrice Feltrinelli che ha pubblicato Il traduttore, creando così un legame ancora più forte tra realtà e finzione.

Approfondimento

Una nota un pochino negativa, e comunque piccola, che devo dare a Il traduttore, riguarda la scelta dell’autore di centrare tutto il secondo capitolo sul calcio. Infatti dopo una partenza poetica e molto d’atmosfera, questo cambio radicale rovina il legame che si era creato con la mente del lettore, distraendolo e, almeno nel mio caso, annoiandolo. Una scelta davvero triste che obbliga, a chi decide di continuare la lettura, una fatica grossa per recuperare feeling con la storia narrata.

Fatica accentuata dal terzo capitolo, quasi interamente incentrato sulla situazione storico-politica ungherese, che pur permettendo di avere un quadro ben preciso del contesto in cui è ambientato il romanzo, e conoscere le idee politiche di Guerini, porta il lettore prima ad annoiarsi e poi a chiedersi cosa centri al situazione ungherese visto che siamo in Italia. Domanda che avrà risposta solo alla fine del romanzo.

Bisogna però ammettere che la fatica viene totalmente ripagata dal quarto capitolo in poi, dove troviamo un ritmo scorrevole, veloce, un aumento dell’azione con atmosfere adrenaliniche. Si inizia a trovare suspance e colpi di scena magistrali che ci portano a seguire Guerini con apprensione, ritrovandoci spesso a fare un riepilogo degli indizi per trovare anche noi il colpevole e il movente.

Un romanzo che sa davvero colpire e che se all’inizio gli si dà fiducia sa ricambiare donando un’avventura senza eguali.

abc

Il traduttore di Biagio Goldstein Bolocan

Dal 6 aprile in libreria

A sessant’anni dalla pubblicazione del capolavoro di Boris Pasternak, è appena arrivato in libreria Il traduttore, un romanzo giallo di Biagio Goldstein Bolocan, edito da Feltrinelli, che prende le mosse proprio dalla celebre vicenda editoriale legata alla pubblicazione de Il dottor Živago. Tra intrighi e giochi di potere, Il traduttore mette in scena tutta la fragile bellezza delle passioni umane: un giallo intelligente e raffinato, dal ritmo incalzante, che trascina il lettore nell'Italia di fine anni Cinquanta, tra complessi intrighi internazionali e tortuose piste investigative.

 “Tre giorni fa la polizia ha trovato il corpo senza vita di un uomo. Era un traduttore. Lavorava a un libro piuttosto scottante: Il dottor Živago di Boris Pasternak. Le dice nulla questo nome? La traduzione è sparita. È di vitale importanza che lei riesca a entrarne in possesso.

Milano, ottobre 1956. Una città in rapida trasformazione e un anno cruciale nella scacchiera della Storia, nel quale si consuma la crisi dell'ordine scaturito dalla Seconda guerra mondiale e si addensano in cielo nubi oscure, dalla rivolta ungherese alla crisi di Suez, che sembrano preparare una nuova, immane tragedia. Ma nel 1956, nonostante le tensioni della Guerra fredda, Milano è anche una metropoli sferzata dall'energia del neocapitalismo, dove fioriscono tante nuove iniziative imprenditoriali che ne confermano il ruolo di capitale culturale del paese. Alla neonata casa editrice Feltrinelli si respira un'aria di trepidante attesa: l'editore ha scoperto un romanzo straordinario, il "Dottor Zivago" di Boris Pasternak, un poeta russo inviso al regime, e ne sta preparando in gran segreto l'uscita in anteprima mondiale. La traduzione è affidata a Cesare Paladini-Sforza, raffinato slavista e uomo gradito a Pasternak, che solo di lui si fida. Quando Paladini-Sforza viene trovato morto nella sua abitazione in via Borsieri, il vicecommissario Ofelio Guerini - un'anomala figura di questurino-partigiano "ferrarese di nascita, milanese d'adozione, funzionario di pubblica sicurezza per caso, comunista per necessità morale, uomo del dubbio e della riflessione sfiancante, perdente per vocazione ma non per scelta" - capisce subito che sarà un'indagine complicata: non è chiaro se si tratti di un suicidio o di un omicidio, dato che la vittima lavorava a un'opera scomoda, destinata a suscitare grande clamore. Più Guerini procede nelle indagini sulla morte del traduttore, più affiorano piste oscure, si squadernano interessi politici internazionali e gli danzano attorno figure equivoche e sfuggenti, che cercano di condizionarlo e di orientare le indagini. Nel cielo si addensano le nubi oscure della Storia − la Guerra fredda, la rivolta ungherese, la crisi di Suez − e attorno al vicecommissario danzano figure equivoche che cercano di condizionarlo e di orientarne le indagini. In questo labirinto, l'inquieto Guerini dovrà trovare la bussola. La Storia incombe e gli impone di scegliere: quale fra le tante storie possibili lo condurrà alla verità.

Biagio Goldstein Bolocan (Milano, 1966), una laurea in Storia all’università Statale e un intenso impegno politico nell’organizzazione giovanile del Partito comunista italiano, ha lavorato come insegnante di Storia e Italiano presso le scuole civiche serali e poi come editor di materie umanistiche per la casa editrice scolastica Bruno Mondadori. Ha pubblicato numerosi manuali di storia per la scuola e tre romanzi, Il lato oscuro della luna (Cairo, 2012), Una guerra privata (Cairo, 2013) e Il traduttore (2017).

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