Categoria: Bill Bryson

Recensione di L’estate in cui accadde tutto di Bill Bryson

Anche questa volta la copertina mi ha fregata: quella di L'estate in cui accadde tutto è favolosa, con quei colori retrò e lo Spirtit of St Louis sui grattacieli di New York degli anni Venti!

Certo non avevo considerato le oltre cinquecento pagine che stavano sotto (circa sessanta pagine sono dedicate alla bibliografia), ma Bill Bryson non me le ha fatte pesare. Lo stile del giornalista è fresco e scorrevole, non ha nulla da invidiare ai romanzieri tanto che non vi renderete conto di leggere un saggio storico. Vi accorgete subito, invece, che a scrivere è un americano: il baseball è una religione e Babe Ruth è un idolo che noi italiani forse potremmo equiparare solo a Gigi Riva, ma non basta a sopportare le tediose classifiche, record di fuoricampo, assist e strike. Molto interessante però è la sua biografia: come per tutti i grandi nomi citati da Bryson, il racconto delle origini, delle abitudini, vizi e particolari intimi, spesso bizzarri, della vita privata li rende straordinariamente umani e affascinanti o, al contrario, raccapriccianti.

Quest’ultimo è il caso di Lindbergh, grande protagonista di tutta l’opera, la cui impresa fa da filo conduttore attraverso gli eventi del ‘27. Deve la sua fama al fatto che la trasvolata dell’oceano senza sosta da New York a Parigi sullo Spirtit of St Louis è stata la prova tangibile della supremazia tecnologica americana e alla successiva campagna di marketing necessaria a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’aviazione e sulle sue future applicazioni commerciali. Così fu alla fine di quell’estate ma Charles Lindbergh non era più l’eroe nazionale che tutti amavano: l’atteggiamento antisemita e filonazista decretarono il suo declino, fino a quando nel ’41 dopo il suo discorso razzista e antiamericano in diretta radio nazionale il suo nome “fu divelto dalle strade, dalle scuole e dagli aeroporti”.

Sono gli anni del boom dei primi tabloid, dell’editoria, del teatro di Broadway, di Hollywood grazie all’invenzione del cinema sonoro, delle prime immagini attraverso il tubo catodico e delle grandi dirette sportive alla radio che entra nell’età adulta.

Girata l’ultima pagina di L'estate in cui accadde tutto, la sensazione di essere nata nel periodo sbagliato mi attanaglia, come se mi fossi persa qualcosa e allo stesso tempo penso che se avessi avuto Bill Bryson come insegnante di storia avrei provato lo stesso per tante altre estati e altrettanti periodi storici!

Approfondimento

Ovviamente ci sono validi motivi anche per essere felici di non aver vissuto quel periodo: gli anni Venti non sono rimasti alla storia per l’apertura mentale e la tolleranza. Sono gli anni della ricomparsa del Klux Klux Klan e dello sviluppo della teoria eugenetica: non erano solo i tedeschi a considerarsi una razza superiore!

Gli americani riuscivano a prendersela indistintamente contro gli ebrei, i cattolici, gli orientali, i neri e chiunque sembrasse diverso, neanche noi italiani gli stavamo tanto simpatici. Sacco e Vanzetti sono stati condannati a morte fondamentalmente perché, a prescindere dall’accusa, erano italiani, quindi anarchici, quindi sovversivi…sicuramente erano colpevoli di qualcosa! Inoltre, gli italoamericani, come Al Capone, non hanno migliorato la nostra fama: il gangster era il padrone di Chigago e nel ’27 si godeva il suo ultimo anno di libertà sfruttando al meglio il proibizionismo che “può essere considerato l’esperimento di ingegneria sociale più estremo, sconsiderato, costoso e al tempo stesso ignorato mai condotto da una nazione altrimenti razionale.” Oltre ad aumentare il consumo di alcolici, tolse lavoro alle aziende legittime per darlo ai criminali: un giro d’affari di oltre due miliardi di dollari!

Intanto la Federal Reserve Bank di New York poneva le basi per la Grande Depressione abbassando arbitrariamente i tassi d’interesse e producendo la bolla speculativa dei mercati azionari che sarebbe poi scoppiata nel 1929.

Mentre in Europa, tra svastiche e camicie nere, ci preparavamo alla Seconda Guerra Mondiale, ma questa è un’altra storia…

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