Categoria: blues

Recensione di Profondo Sud (Teatro documentario) di Francesca Mereu

Una lunga lotta quella dei neri d'America per passare dall'essere schiavi a essere persone. Una lotta infinita, si sa quando è iniziata e non si può sapere con certezza se il pregiudizio che vi è alla base finirà mai. Profondo Sud, il teatro documentario di Francesca Mereu, attraverso testimonianze, con rispetto e sensibilità, racconta parte di questa lotta vista con gli occhi dei neri, maneggiata con le mani dei neri, sospinta con il coraggio dei neri e cantata con la musica dei neri: il blues.

Il cotone è dei bianchi, il mais è dei bianchi, le città, i negozi e le scuole sono solo dei bianchi. Le case, i diritti, i medici, gli spazi sono dei bianchi. Dal 1500 al 1900 l'ondata dei neri dall'Africa si arresta su città che portano nomi diversi e condividono la stessa unica delusione. Ai neri manca un futuro. Una di queste città è Birmingham, capoluogo della contea di Jefferson in Alabama, nata nel 1871 dalle fatiche dei neri reclusi nei penitenziari americani. Il mondo dei bianchi comincia a migliorare grazie all'industria e alla forza lavoro degli schiavi neri, il mondo dei neri inizia a peggiorare appena realizzano di essere un mezzo senza valore per interessi bianchi. Tutto è dei bianchi, tranne una cosa: il blues.

R.L-Burnside

Francesca Mereu racconta come "la musica del diavolo" sia stata la forza motrice determinante per unire tutti i neri d'America in una lotta comune contro la disparità e il razzismo. Il blues. Quel suono affascinante che puoi capire solo se ti arriva da dentro. Nasce proprio in quel periodo. Un ritmo nato dal niente, da piccoli ritrovi nei juke joint, i club poveri dei neri. Baracche chiassose e disordinate nate nella segregazione e nella schiavitù per condividere sogni a dispetto della miseria. Un canto nato dall'anima, nessuna regola e nessuna censura, melodie tristi spostate di tono. Improvvisazioni. Il racconto di come si aspetta, si soffre, si subisce. Senza smettere di vivere. Una ribellione pacifica. Costante. Dei neri per i neri.

Ancora tutto è destinato a cambiare. Francesca Mereu segue la Storia incanalandola in una pregevole forma scenica. Margareth, Bobby Rush e Mr. Gip alzano la voce per raccontare la migrazione dei neri in cerca di fortuna dal Sud verso il Nord in un momento storico delicato per tutto il Paese. Le liberalizzazioni per i neri si conquistano giorno dopo giorno grazie alla leadership di Martin Luther King che è però solo la voce, il coraggio, di tanti operai e schiavi che scelgono la via della dignità, della ribellione pacifica, del blues. Il blues arriva finalmente anche nelle grandi città come New York, affascina i bianchi. È una musica che osa proprio come chi l'ha inventata, stravolge le regole e per questo vende. A vendere è il blues dei bianchi, ovviamente, che saccheggiano ancora una volta le risorse dei neri per il proprio vantaggio economico. Celebri artisti americani e inglesi si approprieranno di quei ritmi, di quelle scale per costruire successi orecchiabili che i giovani bianchi potranno comprare senza vergogna.

“Il padrone di un locale un giorno mi disse che aveva deciso di integrare il suo club. Avrebbe mostrato il mio viso al pubblico, mi spiegò. E così prima del concerto le tende si aprirono. «Signore e signori, a voi Bobby Rush» disse il presentatore e le tende si chiusero. Il pubblico vide la mia faccia per qualche secondo. E questa si chiamava integrazione.”

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Un oltraggio, anche alla musica stessa. Tuttavia questo faciliterà l'integrazione. L'ennesimo sopruso costringerà gli americani a guardarsi in faccia e a prendere atto che non tutte le cose belle d'America sono bianche. Le basi costituzionali gettate da Lincoln e John Kennedy, spesso ignorate, la violenza, il disonore, l'orgoglio fiero dei neri. Testardo. Questo dice la Storia. La "Magic City", Birmingham, come altre città (molte del sud) si spaccheranno. Nessun punto d'incontro tra bianchi e neri. Neanche una scuola, un parco.

“Un giorno da bambina assaggiai di nascosto l’acqua della fontanella dei bianchi. Pensavo fosse dolce come la limonata, ma invece sapeva solo d’acqua. Non capivo perché io da quella fontanella non potevo bere.”

Un mondo assurdo non così lontano dai nostri tempi e dalla nostra realtà. Con Profondo Sud torna, nostalgico e graffiante, anche se non se n'é mai andato. Perché è il destino dei neri ma forse anche di tutti gli altri uomini vivere così: "Uguali, ma separati, si dice da queste parti".

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