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Recensione di Solo le montagne non si incontrano mai di Laura Boldrini

Solo le montagne non si incontrano mai. È vero. Ed è impensabile che oggi, in un mondo dove le distanze sono accorciate dalle innumerevoli potenzialità della rete, un padre e una figlia non si trovino e non si incontrino mai più, eppure Solo le montagne non si incontrano mai di Laura Boldrini è la storia di Murayo, una bambina somala adottata da un militare italiano e cresciuta in Sicilia, e di suo padre, che dopo averla lasciata in un ospedale militare viene travolto dagli eventi e costretto ad abbandonarla senza mai dimenticarla. Rifugiatosi nel campo di Dadaab, in Kenya, non smetterà mai di cercarla finché la figlia non lo riconosce durante una puntata di “Chi l’ha visto?”. Inizia così il viaggio di Murayo alla ricerca della propria infanzia, di significati da dare a ricordi lontani, di risposte a domande che si era posta quando era ancora troppo piccola per capirne l’importanza. Un concreto aiuto sembra arrivare da Laura Boldrini, allora portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che accompagna personalmente Murayo a conoscere il padre a Nairobi.

La voce narrante è proprio quella della Boldrini che descrive doviziosamente tutti i particolari del viaggio e dell’incontro che sembra toccarla profondamente. La vicenda di Murayo con il suo carico di dolore dovuto all’abbandono, alla separazione e alla perdita, si intreccia con quella di Laura che deve farsi carico dell’elaborazione dei suoi lutti e delle sue perdite. Tuttavia questi sentimenti sono solo accennati, mai approfonditi, e spetta al lettore immaginare quanto nel personale la vicenda di Murayo abbia colpito Laura Boldrini. Murayo e le sue due famiglie, quella somala perduta e ritrovata e quella italiana affettuosa e in trepida attesa, dominano il libro, commuovono fino alle lacrime, toccano sentimenti universali, generano empatia. L’immagine di Murayo, bambina abbandonata e spaventata, si alterna a quella di Murayo, donna che ricostruisce, attraverso le parole del padre ritrovato, il senso della sua storia. L’incontro col padre e la sorella le restituisce un senso di identità che non aveva mai posseduto, lei sempre diversa dagli altri, con un carico di ricordi confusi e l’incertezza sulle sorti della sua famiglia d’origine. In pochi giorni trova il coraggio di domandare al padre tutto ciò che si era sempre chiesta: di sua madre, della sua infanzia, dell’ospedale in cui era stata abbandonata, del campo per rifugiati. Racconta anche dell’altro padre che, incapace di abbandonarla in un orfanotrofio in Africa, le ha regalato una vita intera lasciando che lei sconvolgesse la sua per rivestirla di un significato tutto nuovo.

Due padri, due forze della natura, due uomini che cercano di superare in ogni modo limiti e ostacoli per proteggere la loro figlia, la loro famiglia. Un esempio di paternità affettuosa e consapevole che rincuora e rassicura. La seconda parte di Solo le montagne non si incontrano mai è un tentativo coraggioso da parte dell’autrice di raccontare la vita nei campi per rifugiati in Kenya ma tutto rimane sempre accennato e mai approfondito lasciando aperti diversi interrogativi circa le reali condizioni di vita nei campi, l’importanza e la pertinenza degli aiuti, il futuro delle migliaia di persone che vi si sono rifugiate. La storia di Murayo apre gli occhi e il cuore ad una realtà che spesso dimentichiamo ma che è ancora viva e pulsante e bussa continuamente alle nostre porte insieme ai disperati che ogni giorno da anni sbarcano sulle nostre coste in cerca di un lieto fine. Un lieto fine che, per Murayo e le sue due famiglie, è ancora tutto da scrivere a partire dalla certezza della forza dei legami familiari capaci, per una volta, di smuovere le montagne per farle incontrare.

Rosalba Serra

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