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Recensione di Il villaggio dei dannati di Elisabeth Herrmann

C’è poco da dire: ho bruciato la cena. Tutta colpa di Elisabeth Herrmann.

Pur non amando i thriller, ho cominciato la lettura de Il villaggio dei dannati e la curiosità mi ha vinta. Non ho sentito il puzzo dell’hamburger che si carbonizzava pian piano, ma in compenso ho visto un parco, e dei pecari, una mano mozza, un clown, agenti in divisa…una vigilessa attenta, uno psicologo, due sorelle, l’incrocio di vite parallele e lontane e l’odore della paura. Quello sì. L’ho sentito.

Andiamo con ordine, tanto ormai la cena è andata.

In un bioparco, la mano di un uomo viene ritrovata mangiucchiata con gusto da un pecari, un ammasso tozzo di muscoli simile a un cinghiale, dalla testa grossa e gli occhietti scuri. Più avanti verrà ricomposto il corpo di un uomo di circa cinquant’anni, e verranno esaminati i visceri di alcuni pecari per rilevare in essi tracce di carne umana. Inutile anche dirlo: indagini e interrogatori a raffica e, sullo sfondo, dei bambini che dicono di aver visto un clown aggirarsi nel parco, con una carriola con dentro qualcosa. Esclusa dalle indagini, perché non competente è Sanela Beara, una vigilessa croata naturalizzata tedesca, che si porta dentro i segni di una guerra mai finita, fatta davvero di fucili, minacce e bombe, ma anche di insicurezze e fragilità grosse come crateri.

È l’incontro con Charlotte Rubin. Charlie, quella che tutti chiamano Charlie, che segna il punto di svolta. Charlie alleva il cibo “vivo” per gli animali del parco. Alleva e gassa ratti, per nutrire i carnivori. Si trova davanti Sanela, la sua curiosità molesta e indiscreta. Si sente colpevole e contumace e così la colpisce, la atterra e fa male i suoi calcoli. Viene arrestata e sottoposta a perizia psichica da un giovane psicologo, Jeremy, “ a bottega” dal luminare suo mentore e maestro. Si confessa rea: ha ucciso l’uomo del parco.

Charlie è furba, ma è malata, nell’anima ancor prima che nella mente. Non sa vivere senza il dolore. Non sa vivere con il dolore. Tenta il suicidio ma viene salvata da Jeremy. Dice di avere una sorella, Cara, che non vede più da tempo e la perizia non può dirsi completa senza l’osservazione del comportamento delle due. Il loro trovarsi faccia a faccia è disperato e terribile e colmo di un sentimento misto tra la sofferenza e la rabbia, del colore intenso delle notti senza stelle, nelle foreste bavaresi. Ma c’è di più, nascosto ma pronto a scoccare come un dardo.

Tutto occultato lì dove tutto ha invece avuto origine: a Wendisch Bruch.

Le vite dei personaggi che incontriamo tra le righe sono lì, con il loro background e il loro presente, tra la scelta di vivere e quella di morire alla vita, annegandosi nel passato. E con il loro bisogno di scoprire la verità per mettere a tacere i fantasmi, anche quelli della propria vita.

Una voce, all’inizio e alla fine del libro, riconosceremo tra tutte: il latrare di Bruno, il cane amico di Charlie e Cara, il cane che ha fiutato l’orrore e che, per primo, ha denunciato delitti silenti, consumati tra le mura domestiche.

Approfondimento

Il villaggio dei dannati è un libro che tratta di amori danneggiati da una cultura gretta e ubriaca; un villaggio di poche anime disperate, intente solo ad affogare un’esistenza senza speranze nell’oscenità. Un libro che tratta di morte, di quella che salva dall’inferno della vita e dalla disperazione dei ricordi. Un libro che tiene il lettore in suspense, ma che talvolta, invita a chiudere forte il volume con una mano, per impedire alla verità di venir fuori. Proprio come fa Charlie. Come fa Cara.

Uno stile preciso, dettagliato, in alcuni passaggi forse fin troppo ricco di particolari che colpiscono tutti i sensi. Lo consiglierei? Ni, nonostante l’abbia letto d’un fiato, curiosa e interessata a ogni sfaccettatura psicologica dei personaggi. Sicuramente non un libro da leggere con la colonna sonora di Twin Peaks in sottofondo.

Io non tornerei a rileggerlo. Una volta basta. E poi, bruciare di nuovo la cena è un rischio che non voglio correre più.

Mariangela Di Maggio

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