Categoria: Borderlife

Recensione di Borderlife di Dorit Rabinyan

Oltre al bisogno di fare pipì dovevo tenere a freno anche la voce che mi tempestava in testa, come se stesse solo aspettando l’occasione di trovarmi da sola: Cosa credi di fare? Non hai già abbastanza guai? Che bisogno c’è? Provai l’urgenza improvvisa di vedere che aspetto avevo, di sapere come lo avevo guardato prima, al semaforo. Ma non c’erano specchi sopra il lavandino né sopra il distributore di carta assorbente, e solo mentre tenevo le mani tra le cosce, pronta a sgusciare fuori, mi trovai rilfessa sul vetro scuro dell’armadietto del pronto soccorso. Ma era un’immagine torbida, distorta.

Liat è a New York grazie ad una borsa di studio, è israeliana, ha servito nell’esercito per quattro anni, come la legge dello stato israeliano prescrive, e vive circondata da amici ebrei ed è in stretto contatto con la sua famiglia di origine rimasta a Tel Aviv.

Anche Hilmit vive a New York, si mantiene facendo lavoretti vari, ma il suo sogno è fare il pittore. Nell’attesa che il suo sogno si avveri vive in uno squallido appartamento in cui dipinge in maniera quasi ossessiva sempre lo stesso soggetto: un bambino che dorme e il mare.

I due si incontrano e scocca immediato il colpo di fulmine, che per le prime settimane rimarrà intenso e travolgente come il primo giorno: Hilmi e Liat riescono ad astrarsi dalla realtà contingente, dalla loro razza di appartenenza, dal loro credo religioso e politico, così da vivere il primo periodo della loro storia con entusiasmo adolescenziale, senza troppi pensieri. Inoltre, a completamento della felicità raggiunta con la loro passione, nella Grande Mela dove i sogni si possono avverare, Hilmi riesce a realizzare il suo sogno di artista e a sfondare nel mondo dell’arte: sembra tutto perfetto, ma non è così.

L’entusiasmo va scemando man mano che passa il tempo e che i confini della storia a due si allargano al mondo circostante: l’amore non è più vissuto solo nella coppia, ma con chi sta intorno a Hilmi e a Liat, la quale inizialmente si vergogna di presentare Hilmi ai suoi amici e alla sua famiglia di origine; una volta rassegnatasi a coinvolgerlo nella sua vita, si rende inevitabilmente conto del divario che c’è tra loro due e tra le loro culture.

La consapevolezza del fatto che il loro amore abbia una fine a breve termine incombe sui due protagonisti, fino alla separazione fisica con il rientro in patria e al tragico epilogo a cui fa da sfondo la spiaggia di Jaffa.

La costante di Borderlife è l’angoscia con cui viene raccontata una storia d’amore altrimenti bellissima, e che potrebbe essere presa come esempio da tutti coloro che, in virtù di una pulsione e di un sentimento superiore, provano a oltrepassare i confini della loro educazione, dei loro credo religiosi e politici (che in questo caso coincidono) e dei loro vincoli familiari: ma la storia non è mai vissuta appieno, è sempre presente una nota stonata di fondo per cui la storia dall’inizio è etichettata come impossibile e destinata a finire ed è pervasa da una malinconia persistente.

Approfondimento

Al momento della sua uscita, Borderlife ha riscosso un immediato successo (prima ancora di essere letto dal pubblico), complice forse il fatto che è stato messo al bando dal governo israeliano, diventando un libro “proibito” e, pertanto, già per questo meritevole di essere prenotato in massa nelle librerie israeliane.

La storia è un paradigma del conflitto palestinese-israeliano, che assume la forma di una storia d’amore e quindi si dipana in maniera più irrazionale e coinvolgente per il pubblico esterno alla questione politico-religiosa, ma non per questo risolve la sua inconciliabilità in nome di un sentimento superiore quale è l’amore.

Tolta la parentesi passionale che è propria del chimismo di ogni storia d’amore al suo sbocciare e che sembra dare una speranza di risoluzione, l’amore è nato per finire e neanche dopo troppo tempo o troppi ripensamenti, tale e tanto è lo iato tra i mondi dei due protagonisti.

Da questo punto di vista, non ci dice niente di più che già non sapessimo dagli avvenimenti e dalla storia di Israele e Palestina, e nemmeno aggiunge conoscenza delle reali motivazioni che possono portare a una situazione del genere a chi non vive in prima persona o è addentro alla storia israelo-palestinese.

L’inconciliabilità sembra essere un dato di fatto e come tale accettato, la conseguente angoscia aggrava pesantemente la struttura e la scrittura del libro, che dopo le prime pagine incomincia ad annoiare il lettore con la ripetitività ossessiva del problema irresolubile: sembra di assistere a un film sbiadito in bianco e nero, lentissimo e senza colonna sonora, in attesa che succeda qualcosa di più rilevante dei minuziosi dettagli con cui è descritta la storia dei due protagonisti e che il libro acquisti un pò di ritmo.

Invece rimane tutto uguale fino alla fine, nemmeno il finale riesce a dare un impulso di vita alla lettura, per cui risulta pesante da leggere.

Rosalba Romano

abc

Borderlife di Dorit Rabinyan

Dal 28 aprile in libreria

È fissata per il 28 aprile l’uscita di Borderlife, l’attesissimo libro di Dorit Rabinyan edito da Longanesi. Il romanzo è diventato praticamente impossibile da trovare in Israele. Le librerie di Gerusalemme e Tel Aviv continuano a ricevere ordinazioni e c’è chi ne prenota fino a 10 copie. Nel 2015 una commissione di docenti israeliani delle scuole superiori aveva chiesto che il libro venisse aggiunto al curriculum raccomandato per le classi di letteratura, ma questo è stato impedito dal Ministero dell’Istruzione. Bandito in quanto «minaccia all’identità ebraica», promuovendo i matrimoni misti e l'assimilazione, Borderlife racconta una grande storia d’amore impossibile fra un’ebrea e un palestinese, una storia che ha unito i lettori di un Paese diviso, guidandoli verso quei territori dell’anima che nessuno potrà mai occupare. La loro sembra una storia come tante, come mille ne nascono ogni giorno in ogni angolo del mondo, ma è diversa da tutte. Perché l’appartenenza dei suoi protagonisti a una terra tormentata e divisa non può che separarli: ciò che è iniziato nel freddo di New York è destinato a finire, pochi mesi dopo, su una calda spiaggia di Jaffa, sotto quel sole che entrambi rimpiangevano in America. Ma la Storia e il loro amore li seguiranno ancora.

È autunno, a New York. Il secondo senza le Torri. Liat ha appena conosciuto Hilmi e gli cammina accanto nel pomeriggio che imbrunisce, mentre pensa: Non hai già abbastanza guai? Fermati, finché puoi! Ma fermarsi non può, perché, nonostante le ferite, la magia della Grande Mela è ancora intatta, e Hilmi ha gli occhi dolci e grandi, color cannella, riccioli neri e un sorriso infantile che spezza il cuore. Lei è israeliana, lui è palestinese. Lei è di Tel Aviv, fa la traduttrice e si trova negli USA grazie a una borsa di studio. Ha servito nell’esercito israeliano e ama la sua famiglia (Che cosa penserebbero, se lo sapessero?). Lui vive a Brooklyn e fa il pittore, e nei suoi quadri c’è sempre un bimbo che dorme e sogna il mare, quel mare di cui da ragazzo poteva cogliere appena un lembo, da lassù, al nono piano di un palazzo di Ramallah. Ha anche scontato quattro mesi di carcere in Israele per aver dipinto bandiere palestinesi nelle strade. Che questo amore sia un’isola nel tempo, si dice lei. Un amore a cronometro, un amore a scadenza, la stessa indicata sul visto, la stessa impressa sul biglietto del volo di ritorno per Israele, verso la vita reale. Finché, mentre oscillano tra l’ebbrezza della libertà e il senso di colpa, scoprendosi accomunati dalla nostalgia per quello stesso sole e quello stesso cielo, la vita reale non bussa davvero alla loro porta…

Quali sono i confini degli uomini? E quali quelli del cuore? Messo all'indice dal governo di Israele perché racconta la relazione sentimentale tra un palestinese e una israeliana, il romanzo ha vinto numerosi premi ed è sostenuto da pubblico e critica per l'alto valore letterario e commerciale.

«Dorit Rabinyan spacca Israele. Il libro è andato a ruba fino al tutto esaurito nelle librerie.» Huffington Post Italia

«Mi ha colpito profondamente, persino la tragedia di due popoli non riesce a sopraffare questa storia d'amore. Descritta magnificamente, tratteggiata con precisione ed eleganza.» Amos Oz

«Questo libro va riconosciuto per il suo alto valore.» Abraham Yehoshua

Dorit Rabinyan (1972) è una scrittrice e sceneggiatrice israeliana. Nata a Kfar Saba da una famiglia ebrea persiana, Dorit ha pubblicato tre romanzi, due dei quali sono stati tradotti in diversi paesi, una raccolta di poesie e un libro per bambini illustrato. Scrive anche per la televisione. Il suo romanzo del 2014 Gader Haya (all’estero Borderlife), al centro delle polemiche per aver raccontato una storia d'amore tra una donna israeliana e un palestinese, è stato invece ben accolto dalla critica arrivando a vincendo il Premio Bernstein.

abc
INSTAGRAM
In lettura...
Un nuovo libro al giorno sui social: seguici!