Categoria: Braccialetti azzurri. Ama il tuo caos

Recensione di Braccialetti azzurri. Ama il tuo caos di Albert Espinosa

Un pugno in viso a un dottore, per rabbia, per accettare l’idea, per soddisfazione personale. Una sentenza, pochi giorni di vita, ore, chissà quante, di sicuro non molte. Allora si scappa, si va via dall’ospedale, via da cure inutili per raggiungere quel posto, quello di cui gli ha parlato un suo vecchio compagno, il “Grand Hotel”. Un posto dove si va a morire, forse l’unico posto dove è possibile riscoprire la vita. Parte il protagonista, parte per un viaggio, l’ultimo suo viaggio, per una meta sconosciuta ma desiderata. Un’isola dove tutto è talmente strano da sembrare una fantasia, dove non ci sono più medici, ospedali…

Non voglio svelare molto della trama di Braccialetti azzurri. Ama il tuo caos, un romanzo decisamente breve ma intenso, e parto subito col consigliarlo a tutti. È un libro fatto di fantasia, di realtà, di gioia, di dolore, di perdita, di ritrovo. Di parole e di musica, di colori e di massime. Triste quanto basta, pieno di speranza. Una speranza che non si misura in minuti ma in intensità. Un romanzo che si legge, si canta, si balla, si guarda, si pensa. Resta dentro, non va via. Ama il tuo caos.

 
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Approfondimento

Una volta che si comincia a leggere Braccialetti azzurri. Ama il tuo caos, non si smette più. La trama è surreale, i protagonisti pochi, senza nome, ma con carattere da vendere. Scelta indovinata, a mio parere, quella dell’autore che scrive e descrive con poche parole, ma ricercate. Tutto il romanzo gira sul concetto AMA IL TUO CAOS, la ricerca del proprio essere, della propria vocazione. Spendere il tempo senza sprecarlo in futilità, ma usandolo per conoscere meglio se stessi, per realizzare quei piccoli sogni che ci danno la forza e la voglia di vivere. Cantare, ballare, amare, giocare, semplicemente vivere. Bambini, adulti, adolescenti. Non c’è differenza nella vita e nella morte e Albert Espinosa ci guida in una storia immaginata poco reale, ma troppo vera.

Diciotto capitoli, con titoli tutti da ricordare, una filosofia di vita forte. Lo scrittore che in prima persona ha guardato la morte coi propri occhi, torna a scrivere nel suo modo, senza troppi giri di parole, lasciando però libero il lettore di perdersi nella sua storia, di immaginare, di commuoversi, di sperare. Ancora una volta i colori, stavolta l’azzurro e il giallo. Un libro come un dipinto, vivo in ogni sua pagina. Il protagonista racconta il suo viaggio, le sue sensazioni, le sue scoperte, si meraviglia, conosce, intuisce, gioca; e tutto ciò che fa riesce a trasmetterlo al lettore con una semplicità incredibile. C’è una storia da leggere, una storia fatta di episodi e di emozioni, di fatti strani, a tratti quasi inspiegabili, e di sensazioni. L’isola è un luogo di passaggio, un luogo dove però si lascia il segno, dove si impara e si insegna, dove la meraviglia la fa da padrona. Perché l’insegnamento più bello, più vero, più forte è forse proprio questo: la vita è meravigliosa. Bisogna solo aprire gli occhi, lasciarsi andare alle proprie attitudini, amare sé stessi e gli altri, amarsi per come si è, amare il proprio caos.

Un libro che ho letto, riletto e conserverò gelosamente. Da leggere.

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