Categoria: brian freeman

Recensione di La donna che cancellava i ricordi di Brian Freeman

Francesca Stein, detta Frankie, è una psicologa molto famosa a San Francisco. Sposata con un neurologo, Frankie si occupa di curare militari al ritorno dalle missioni o persone affette da forti fobie che impediscono il normale svolgimento della vita. Il suo metodo terapeutico consiste nell'ipnotizzare i suoi pazienti e poi andare a rimuovere o modificare i ricordi traumatici così da eliminare la fobia conseguita.

Frost Easton, detective della Omicidi, non crede a queste tecniche, e le sue convinzioni vengono confermate quando tre pazienti della dottoressa muoiono in circostanze anomale dopo aver perso la testa. Per poter risolvere il caso Frost è obbligato, nonostante la sua riluttanza, a collaborare con Frankie. Il loro lavoro congiunto sarà l’unico modo che hanno per poter catturare il Serial Killer.

Lucy slacciò la cintura di sicurezza. Aprì la portiera, ma quando provò a scendere vide l’acqua nera oltre il parapetto e le sue gambe si fecero di piombo. Uno spasmo la costrinse a serrare le ginocchia. Riusciva a pensare solo all'altezza. Al vento. All'acqua. Alla caduta. Non poteva uscire dall'auto.

Già nelle primissime pagine si può trovare una delle meravigliose descrizioni che Brian Freeman fa in La donna che cancellava i ricordi. Infatti usando un linguaggio molto semplice e aiutandosi con frasi brevissime e spezzate, Freeman riesce a farci assaporare appieno sia i sentimenti che sta provando Lucy in quel momento, trasmettendoci in modo concreto e palpabile l’ansia e l’angoscia provate, facendole diventare nostre, ma riesce anche a darci uno stralcio della personalità e del carattere di Lucy, descrivendone così i pensieri e gli atteggiamenti, senza doversi dilungare in descrizioni infinite esterne alla trama, dando tridimensionalità senza rallentare la lettura o annoiarci.

Fuori campo, si udì un grido di donna. C’erano tanti tipi di grida, ma quello era uno che Frost non aveva mai sentito prima. Un urlo che proveniva da un buco nero, un luogo in cui la morte era preferibile alla vita.

Bellissime le descrizioni riguardanti i momenti di maggior tensione, quasi horror, in cui Freeman utilizza un linguaggio quasi poetico, ma non per questo troppo leggero. Anzi, con la sua bravura riesce in questo modo a far penetrare la paura fin nel profondo delle nostre ossa, facendoci provare un gelo interiore come se fossimo circondati dal ghiaccio pur essendoci in realtà trenta gradi.

Ogni volta che un ricordo veniva tirato giù dallo scaffale della memoria e poi rimesso a posto, non era più quello di prima. I terapisti avevano un nome per questo processo: riconsolidamento mnestico.

Anche nelle parti più tecniche, in cui si nota l’impegno di Freeman a informarsi sull'argomento, il linguaggio rimane semplice e il ritmo scorrevole, così possiamo imparare nozioni nuove senza perdere il filo della trama, comprendendo maggiormente l’ambientazione in cui essa si svolge.

Approfondimento

La donna che cancellava i ricordi è un romanzo davvero avvincente, conturbante e per alcuni tratti sconvolgente.

Nonostante l’argomento ipnosi sia stato usato molto spesso in romanzi e serie TV, vedi ad esempio i libri di Kepler, in cui viene utilizzato per compiere rapine, omicidi e altro, Brian Freeman riesce a costruirci intorno una trama originalissima che tutto sembra tranne che inventata, fattore che denota ancora di più la bravura dell’autore.

Un thriller psicologico che gioca non solo con la mente dei suoi protagonisti, ma anche con la mente di noi lettori.

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