Categoria: Bronnie Ware

Recensione di Vorrei averlo fatto. I cinque rimpianti più grandi di Bronnie Ware

Mi piace il disegno in copertina, un Dente di Leone, flebile e vanescente i cui pistilli vengono portati via da una folata di vento. Simbolo della vita? Che sentimentale… allora parto alla lontana (strano son sempre così succinta nelle recensioni !? ) con riferimento di calzatura ma non c’entra niente con la favola nota di Perrault “Cenerentola” .

« La scarpa che sta bene a una persona sta stretta a un'altra: non c'è una ricetta di vita che vada bene per tutti. Ognuno di noi ha il suo progetto di vita, che non può essere sostituito da nessun altro» - C. G. Jung 

Ecco, scomodato il padre della “psicologia del profondo” per arrivare al succo,per spiegare in sintesi il libro-biografico di Bronnie Ware, australiana, cantautrice , insegnante di composizione musicale nonché scrittrice, appunto, del best seller mondiale The top five Regrets of the Dying pubblicatonel 2011, tradotto in ventiquattro lingue, in Italia uscito nel novembre 2012 col titolo Vorrei averlo fatto. I cinque rimpianti più grandi tradotto da Katia Prando e edito dalla My Life. Come genere è una specie di diario- confessione di sue esperienze personali in campo di cure palliative e di come soprattutto abbiano influenzato sé stessa i pazienti accuditi. Il tipo di linguaggio adoperato, non è niente di eccezionale, ma si sa di autori stranieri noi possiamo valutare solo traduzioni, quindi sta anche nella bravura del traduttore esprimere concetti ed emozioni attraverso altre lingue senza modificarne il significato originale, e non è cosa da poco. Tuttavia in questo contesto ne fa da forza motrice la semplicità della dialettica, ed è azzeccato così, perché una volta fusa con le lapalissiane pillole di saggezza di coloro che son arrivati al momento del trapasso, fa un giusto mix di strumenti da counseling e tocca le nostre corde più profonde, se lo vogliamo.

Questa fluidità di narrazione permette di entrare con non- chalance in argomenti complessi, contesti di cui si preferirebbe ignorare l’esistenza , oltre che a spingere il lettore ad un’analisi approfondita di propri comportamenti psicologici, schemi mentali che lo portano a pensieri distorti,spazzature emotive,ma cui erroneamente ahimè è legato e lo fanno star male, ed è questa la giusta chiave di lettura del libro Vorrei averlo fatto. Le conclusioni, all’ultima pagina le traiamo noi. Possiamo decidere se adottare le cinque regole , che potrebbero essere molte di più a seconda di quanto bravi siamo stati a cogliere suggerimenti tra le righe, molto generiche e comuni ma che costano sacrifici per abbattimento di proprio sé auspicabile o imperativo. Potrebbero calzare a pennello a ciò che siamo veramente, e chissà ,magari porterebbero allo stato sublime di serenità! Oppure ostiniamoci a continuare ad alzare muri d’astio, rancore, accidia e quant’altro sotto il nome di coerenza, rigidità morale e legame ad antichi principi di dubbia sanità . A noi la scelta,quasi alla Matrix, pillola blu o rossa??

Bronnie Ware sta già assaporando la sua, e sembra sia dolcissima… sembra … ;)

       abc
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