Categoria: bruno morchio

Recensione di Il testamento del Greco di Bruno Morchio

Proteggere chi si ama è una delle prime regole in fatto di relazioni. Questo viene messo in atto chiaramente ne Il testamento del Greco. Il Greco, agente dei Servizi di Intelligence italiani per ben vent'anni, per colpa il lavoro che svolgeva, non riuscì però a proteggere la moglie, la quale morì in un presunto incidente stradale. Se, come egli si era proposto di fare, avesse scoperto la verità sugli eventi del '92, avrebbe potuto compromettere la salvaguardia di suo figlio, esporlo a un rischio enorme. Così escogita due modi per proteggere Alessandro: allontanarlo dalla città in cui è nato, Genova, e addestrarlo nella difficile arte dello spionaggio, delle armi, della box. Seguire le orme paterne era stata un'imposizione che gli aveva tolto l'infanzia e l'adolescenza, che lo aveva isolato in un mondo privo di divertimenti e delle gioie dell'amicizia.

Quando un cancro ai polmoni colpisce il Greco, egli si convince a stendere un testamento nel quale dice al figlio che sua madre era stata assassinata. Solo allora sarà chiaro come il suo addestramento era stato dettato dal bisogno di verità e vendetta del padre, che ora spettava a lui portare a termine. Per cominciare, Alessandro, sotto indicazione del notaio, chiama il maggiore Ludovisi, un “fascista” con cui il Greco aveva avuto negli anni un rapporto di amicizia e stima, malgrado le diverse posizioni politiche. Proprio il maggiore gli offre un alloggio presso l'appartamento di sua figlia Rebecca a Genova, città nella quale la caccia sarebbe partita e si sarebbe conclusa. L'incontro con Rebecca, professoressa di lingue e letterature straniere, lo porterà, del tutto inaspettatamente, a incontrare anche l'amore. Ma a differenza di suo padre, che proteggeva chi amava nascondendogli la verità, per Kostas e Rebecca galeotto sarà proprio rivelare il loro passato e le difficoltà della loro infanzia e adolescenza.

 

Approfondimento

Il Greco, forse per il lavoro che aveva scelto, un mestiere da cui – diceva – non si va mai in pensione, aveva insegnato a suo figlio a non fidarsi mai di nessuno. Eppure Alessandro di due donne, prima Marzia Scipione e in seguito Rebecca, si fida ciecamente. Marzia aveva lavorato per anni a fianco del Greco, e quando Kostas chiede il suo aiuto, lei non ci pensa due volte a mettere a rischio la sua vita per aiutarlo nella missione. Il suo ruolo, oltre a quello di collaboratrice, è anche di amica, quasi di madre. La siciliana, infatti, intuisce ben presto i sentimenti che legavano Kostas e Rebecca e lo invita a rivelargli tutta la verità o allontanarsi da lei. Inizialmente Alessandro sceglie di proteggerla nascondendogli la sua vera identità e i motivi che lo avevano spinto a raggiungere Genova. In seguito, però, imparando forse dagli sbagli paterni, si confida con la sua amata Rebecca, le cui conoscenze linguistiche saranno d'aiuto per svelare una misteriosa identità. Grazie alla sua professionalità, ma soprattutto a quella della siciliana, ascoltatrice di molte intercettazioni rivelatrici, Kostas saprà a piccoli passi ricomporre il puzzle sulla situazione dei Servizi Segreti di oggi e del lontano '92, e dare un nome e un cognome agli assassini di sua madre.

In questa spy story diverse sono le mancanze che il lettore avverte: anzitutto i sentimenti così come l'indagine psicologica sono presenze fantasma trascurate da Bruno Morchio. Un altro grande vuoto risuona tra le righe: nessun colpo di scena, nessun finale che lasci il lettore col fiato sospeso. Colpevole di ciò forse una trama poco strutturata e una scena che si aggira intorno a ben pochi personaggi senza che si indaghi a fondo nelle loro vite presenti e passate.

Serena Testa

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Recensione di Il profumo delle bugie di Bruno Morchio

La narrazione  di Il profumo delle bugie di Bruno Morchio parte da una cena di compleanno, dove il festeggiato è niente di meno che Francesco D’Aste, nipote e pupillo di Edoardo, noto imprenditore immobiliare della città di mare in cui vive la ricca e potente famiglia. Alla riunione è presente tutta la cricca ed il povero Francesco in seguito ad una gaffe letteraria viene deriso dalla sua futura sposa Dolores … e con questa introduzione l’autore inizia a presentare i personaggi: Edoardo, nonno, patriarca, imprenditore senza scrupoli, libertino e traditore; Sua moglie, Ines, anziana e gravemente malata, ma descritta da tutti come madre poco materna, gran giocatrice di carte e dotata di un gran sarcasmo, fino alla fine dei suoi giorni;

Meo o Bartolomeo, da bambino trascurato a medico adulto insicuro, pauroso, pieno di nevrosi; Sua moglie Rosita, l’estranea da sempre, mai accettata dai suoceri, opportunista, lagnosa La sorella di Meo, Lena, scappata appena ventenne dalla grande casa sul mare e tornata dopo vent’anni per assistere la madre morente e riscattare l’eredità, un hippy che ha trovato la sua vita in India. E poi l’erede, Francesco, ingenuo, buono, il figlio ideale … e la sua fidanzata Dolores, sensuale, colta, disinibita, giovane e molto simpatica al nonno Edo. Vengono presentati tutti i personaggi, la storia poi è raccontata dal punto di vista degli uomini, così diversi tra loro, ma legati in modo indissolubile ed affiancati da donne forti, personaggi di grande valore per la storia narrata.

Tutto si svolge in un breve periodo, il matrimonio tra Dolores e Francesco è fissato, Meo è terrorizzato dalla futura nuora, che secondo lui disprezza il fidanzato, lo tradisce, non lo merita  … e da qui per il medico inizia una vera e propria crisi esistenziale, mette in discussione i suoi “non rapporti” con il padre e la sorella, parla con loro, si sfoga, si ubriaca … apre gli occhi sul suo matrimonio, solido solo in facciata, su sua moglie che vuole fare la signora a tutti i costi ma che signora non è per niente, e sul futuro sia lavorativo che privato del suo unico figlio, ingenuo pupillo nelle mani del nonno e della fidanzata. In un crescendo di discussioni, pianti, ubriacature si arriva al giorno di Natale dove in una nuova riunione di famiglia, un epilogo abbastanza rocambolesco butta giù tutti i muri di ipocrisia e finzione innalzati negli anni tra i componenti di questa potente famiglia. Per quanto posso dire non è esattamente il mio libro preferito, i personaggi vengono presentati in modo caotico, all’inizio dovevo continuamente tornare indietro per cercare di capire di chi si parlasse … la trama è un tantino banale e già vista (e letta): famiglia ricca e potente, amicizie importanti, tradimenti, eredità, testamenti, gelosie, invidie.

La lettura è proseguita in fretta senza intoppi, fino alla fine senza sorprese. Quello che mi lascia più perplessa è la totale mancanza di cose e pensieri positivi, non ci sono personaggi simpatici in questo libro, a cui ti affezioni come di solito accade, ma forse è voluto questo particolare. Nota positiva per Nonna Ines, sempre con la battuta tagliente pronta ad essere sferzata, per colpire e fare male, tanto male. Il profumo delle bugie una  lettura che si può fare, ma che non lascerà il segno.

Claudia Lamanna

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