Categoria: bugie

Lasciate sul letto

Felicità folli

coincidenze care quando tutti dormiamo quando tutti aspettiamo.

Il bacio nel guardaroba arriva l'alfabeto della vertigine balbetta, via del respiro, numero zero.

Felicità folli mani di bugia quando tutti sappiamo quando tutti aspettiamo.

Un tacco un sapore dolce fermassero il giorno di dolore al mondo.

Felicità folli smagliature di amori che non ci entrano più buttate giù il tanto di secondi che ricordi, ti rivesti a inseguire la vita con le scarpe che ti ho regalato.

abc

Street hearth machines (scenografie)

Miliardi di facce lavate al mattino per giornate che saranno come il gioco di unire i puntini per caso. I tavoli ballano sul mondo dei terremoti. Sulle inspiegabili incertezze. Attese, una corsia d’ospedale si svuota, frontali, scarpe sui banchi, ricordi, tempie che pulsano, arrivi, sigarette accese in ogni marciapiede, corse, sì, no, forse sulla faccia. La monetina nel carrello e la casa di fango. Stracci come abiti, stracci per il pavimento. Mani strette, vere, false, come la pelle delle borse che mangiano le carte dei nostri risparmi. Mi guardo allo specchio: ci sarò. Pagherò tutti i costi. Ma ci sarò, ancora cinquant’anni per giornate che saranno come il gioco di "unisci i puntini neri", le persone e le cose, e scopri il nuovo.

Miliardi andranno, vanno, a spaccare il cuore. Caricano bugie come un’arma e le puntano ogni giorno su qualcuno. Vanno a dire che stanno morendo e hanno bisogno, hanno sempre bisogno, e son sempre qui. Vanno a chiudere tutte le porte, a spezzare gli altri. Dignità labili con strette di spalle, con urla, con una targa dorata sulla porta quando te la chiudono e sul cofano della macchina quando ti vengono addosso. Vanno a prendere, portare, cancellare risposte che servivano a tutti, a tenersi una fetta in più, la festa per sé, pensando di essere cuori. Vanno a dire amore senza provare, sapere, senza aprire il dizionario. Senza sbatterselo in testa per rimettere in sesto i meccanismi inceppati.

In fondo è tutto uno strappo e via. Ma cosa sei diventato?

Diciotto anni sui libri, dietro una gonna nuova ogni bimestre. Poi la testa a posto. E il box auto privato.

Bianco, farfalle di stoffa, anulari vestiti di oro, due passi di liscio, di braccia al cielo al collo, rullini di sorrisoni tirati, baci abbracci scatto strappo e via. Due marmocchi, e una cucina rosso fuoco per la moglie che è fatta apposta per lasciarla lucida. Tacco, borsetta, Chanel, rossetto e braccio per te al centro commerciale.

Ora ti muovi in quel tuo magico rumore che non ti fa sentire altro. In quelle attenzioni che tutti vogliono.

Da qualche altra parte rosso di persone spremute calpestate tirate spezzate all'infinito, la scuola che non insegna e i portelloni che si serrano per non voler sapere, dentro c'è da festeggiare esplosioni o ci sono messe da cantare a coprire bestemmie che si urlano per le strade.

Sei morto peggio per te. Il telegiornale. La bandiera blu con le stellette bianche svolazza in alto davanti a un palazzo di vetro alto come i debiti del nostro Paese.

Avrai i tuoi cinque minuti di gloria e avremo finalmente una tua foto appesa da qualche parte, che chissà perché prima no. Avevi un bel sorriso. Credimi. Anche che è stato per niente. Credimi.

Uno strappo e via.

Basta, non basta

necessario sì e no

necessario che cambia da frontiera a frontiera

da mondo a mondo

il prezzo ha i suoi cinque minuti e ti annulla

bastano due minuti di cattiveria al telegiornale

per capire che hai tutto e non ti resterà nulla

spegnici la tragedia da davanti agli occhi canale digitale del cavolo

del suo strappo e via.

Siamo figli di qualcuno

siamo genitori di qualcuno

siamo di qualcuno

siamo di qualche storia

di qualche angolo

di qualche tempo

che non raccontiamo

che accettiamo con uno strappo e via.

Non t’illudere. Siamo cuori solo se vengono a dirtelo, la tua famiglia, il vicino, o perfetti sconosciuti. Altrimenti siamo solo scenografia. Prendiamo tutto in un attimo e scappiamo sulla nostra barchetta di carta. Lontano…lontano… Uno strappo e via. Ricordatelo. Ma quanto lontano?

Avevi un bel sorriso prima dello strappo e via. Credimi.  Anche che è stato per niente. Credimi.

abc

Le promesse del tuo Paese

Pensavi di essere il criceto operaio, insieme ai tanti altri, a far girare la ruota dell’Italia? Forse, forse, non lo sei. Forse nessuno più lo è. Lavori per una ditta italianissima che esporta, guidi una Fiat, voli solo con Alitalia, e paghi ogni maledetto canone Rai. Poi paghi tutte le tasse, perché sei povero quindi onesto, si sa che gli evasori sono quei mascalzoni di possedenti. Cosa puoi fare di più per far girare la ruota?

Nulla. E sapete perché? Credo che ora sia la ruota a far girare noi criceti. Come dei matti. Credo alle promesse dell’Italia perché lo Stato può promettere solo che non farai ciò che vorrai fare.

Se sei un neo-laureato stai girando nella ruota del lavoro come un esasperato; ti dispiace se d’ora in poi uso il termine precario? Dunque, precario, perché alla fine del tuo percorso di studio è mancata quella congiunzione tra studio-lavoro per il quale hai dato trenta esami e speso migliaia di Euro in tasse scolastiche che vanno a un Ministero a cui nemmeno bastano per pagare i tuoi stessi insegnanti. O forse sei tra i milioni di cassa-integrati. Lavoravi in un’azienda statale a cui sono stati tagliati i fondi, o per una sua ditta subappaltatrice. Pensavi di dare un colpo di reni e goderti la tua meritata pensione. Invece ora sei a casa a guardare tua moglie che è tornata dal fare le pulizie per una vicina di casa (per andare avanti), cucina e tuo figlio che gioca col Pc online, e non capisci più perché ti abbiano tolto anche questo: il ruolo nella tua famiglia. Pensi ancora alle marchette, i bolli versati dai tuoi datori di lavoro negli anni, che non bastano, alle “finestre” statali che non si aprono mai. La pensione è un miraggio quanto un nuovo lavoro alla tua età. Sei lì nel mezzo. Nel mezzo della ruota che dovevi far girare tu e che invece lo Stato, con le sue leggi, proroghe, incaute decisioni, tagli economici fa girare per te. E ti dice cosa devi essere d’ora in poi perché non ti fornisce alternative.

Lavori? Bene. Di certo non è il lavoro della tua vita, ma perlomeno sai che sul tavolo domani il pane ci sarà. Ma è sempre lo stato che ti dice quando potrai salire di livello, la meritocrazia è sostituita dalla burocrazia (quando funziona e le leggi sono applicate), se puoi ricevere un prestito per comprarti la macchina, attraverso la stretta applicata sulle banche in merito ai parametri sui prestiti. Quest’anno lo Stato ti aiuterà a pagare i libri di scuola per tuo figlio? Il ticket dei medicinali aumenterà? Il bollo della macchina resterà uguale o ci sarà l’aumentino pure lì? Le risposte te le daranno uomini in giacca e cravatta che rappresentano il tuo Paese e rappresentano pure a questo punto la tua possibilità di fare due settimane di meritate ferie in Sardegna dopo un anno intenso di lavoro.

Pensavo al “caso” Saviano. Ecco un altro esempio di criceto operaio fatto frullare nella ruota. Saviano il simbolo della lotta contro la mafia più recente in Italia, vuole essere usato dalla politica. E la politica fa gola a tutti, si sa. Mi ricorda il Di Pietro all’epoca “mani pulite”. Il simbolo dell’indipendenza della magistratura dalla politica nel nostro Paese, simbolo di giustizia contro gli “intoccabili”. Anche lui, nonostante gli avvertimenti di Montanelli e altri, chiamato dalla politica e poi, infatti, sceso in campo. Da sempre la politica applica a se stessa il modus operandi “quando non puoi combattere il nemico alleati a esso”. Questo non fa che confermare il tema del nostro discorso: in Italia non fai le cose che vuoi fare, che sai fare meglio. Il Saviano reporter. Il Di Pietro magistrato. Sarai obbligato, non potrai rifiutare di essere ciò che è stato scelto per la categoria di persone di cui fai parte. E questo è triste.

Perché mentre si fa gran parlare di scandali di “Palazzo”, di regime e conflitto d’interessi, di crisi economica cui nessuno si sente capace di affrontare, non si parli della libertà mancata dei cittadini. Degli operai, che ora stanno più in piazza che nel loro posto di lavoro e che nessuno tutela. E ogni volta le promesse disattese del TUO Paese che restano impunite. I soldi che viaggiano sempre dalla parte meno opportuna. Un assenza di diritti, una prigionia virtuale che trascina tutti nella miseria.

abc
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