Categoria: Bye bye Blackbird

Recensione di Bye bye Blackbird di Jesper Stein

Aveva imparato a scannerizzare grandi quantità di persone senza perdersi nell'osservazione dei singoli, per rilevare con immediatezza il dettaglio anomalo, quello che spicca tra gli altri. Allora, ad attirare la sua attenzione poteva essere un'arma, un'espressione di collera, uno sguardo concentrato. Ora era un volto. Che apparve alle 23.10.

Nel quartier generale della polizia di Copenaghen, in un’estate insolitamente afosa, Axel Steen, autentica leggenda della squadra omicidi, sta disperatamente tentando di fare ordine nel suo lavoro e nella sua vita. I risultati finora sono stati scarsi: Axel non ha casi importanti da seguire, è allergico ai programmi e alla burocrazia e vive come sospeso in una realtà parallela, stordendosi con l'alcool e l'hashish per lenire il dolore della separazione dalla ex-moglie Cecilie (che per giunta ora frequenta il vicecapo della polizia Jens Jessen) e della lontananza dalla figlioletta Emma.

Ma c'è un altro tarlo che rode i suoi pensieri: il caso irrisolto dell'omicidio di Marie Schmidt, una neodiplomata uccisa quattro anni prima in modo efferato in un parco cittadino. Una vicenda che ha letteralmente stravolto la sua esistenza, una sorta di ossessione che sembra perseguitarlo quotidianamente, e a cui è deciso, in un modo o nell'altro, di porre rimedio. È dunque con un misto di incredulità ed euforia che Axel accoglie la telefonata di un collega della scientifica che gli comunica che è stata trovata una coincidenza di tracce biologiche tra il caso di Marie Schmidt e quello di un recente stupro ai danni di una giovane donna. Le prime indagini sono state condotte da altri colleghi ma Steen, confermandosi poco incline al rispetto delle regole e delle gerarchie, ci si tuffa a capofitto: scopre così dalla voce della vittima, Jeannette Kvist, che l'atto di violenza subito è stato freddo, brutale, intriso di sadismo, ma soprattutto che molti particolari fondamentali per portare avanti l'indagine sono stati trascurati o sottovalutati. Axel, sospinto anche dall'interesse per Ea Holdt, l'affascinante avvocato che sostiene le vittime di stupro, inizia una serrata ricerca di prove e riscontri, individuando presto un modus operandi che corrisponde a quello di precedenti denunce di violenza sessuale. L'ipotesi di un predatore seriale prende corpo di ora in ora, ma il sospetto di una falsa pista diventa realtà dopo poco. Il poliziotto si trova di fronte a un bivio: lasciarsi travolgere dal senso di apatia e insoddisfazione per una guerra che appare persa in partenza, o provare ad andare fino in fondo, seguendo il proprio intuito e la voglia di fare finalmente giustizia?

Bye bye Blackbird è indiscutibilmente un ottimo romanzo giallo: la vicenda è densa di pathos, le indagini sono ricostruite con cura meticolosa, i dialoghi tra i personaggi sono perfetti per ritmo e intensità. E poi c'è la figura del protagonista, Axel Steen, che si staglia con vigore nello sviluppo del racconto: un antieroe contemporaneo, le cui debolezze emergono implacabili a ogni intoppo delle indagini, un buono caotico – per usare un'espressione cara ai giocatori di ruolo – che fatica a dare un senso alla sua vita ma che, con dedizione e grande sagacia, riesce sempre a spingersi oltre il confine e a trovare una pista, un indizio, un motivo per andare avanti. Se vogliamo l'unico difetto, comune a tanti altri validi esempi di poliziesco nordico, è l'apparente freddezza con cui l'effetto sorpresa finale viene disvelato, ma la lettura di questa seconda prova di Jesper Stein è decisamente consigliata.

Approfondimento

Copenaghen fa da sfondo alle vicende narrate in Bye bye Blackbird con un fascino del tutto particolare: i parchi e i laghi artificiali, i locali affollati, le strade imbottite dal traffico, gli scorci sull'orizzonte e sul mare delineano un quadro urbano variegato, ora frenetico e animato, ora composto e imperscrutabile, che quasi come un guscio vitale avviluppa i personaggi e le loro storie. La metafora uterina viene esplicitamente usata anche da Jesper Stein che però sembra quasi conferirle un’accezione oscura, di chiusura più che germinale, quasi come se fosse meglio non vedere, non sapere, non capire.

Non saremmo tutti più felici se vivessimo alla luce del sole? Se tutti sapessero chi siamo? Nessuno penserebbe che gli altri siano perfetti, nessuno sarebbe costretto a condurre un'esistenza segreta e nascosta. Ma bastò il pensiero di rivelare al mondo chi era ad accelerargli il batticuore. Non se lo poteva permettere" pensa a un certo punto Axel Steen che chiude così la sua riflessione "La verità esige sempre le sue vittime. Altrimenti perché avremmo bisogno delle bugie?

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