Categoria: Caduta libera

Recensione di Caduta libera di Nicolai Lilin

"L'ho capito solo oggi quanto è bello stare al mondo..." Ha detto così, semplicemente, e a me è parso che mi stesse mostrando la sua anima come una cosa materiale, come un oggetto lì, tra le sue mani.

Nato in Transnistria nel 1980, Nicolai Lilin vive in Italia da qualche anno, ed è già noto al pubblico per il suo romanzo autobiografico Educazione siberiana, del quale sta per uscire un'edizione cinematografica. Le sue opere ottengono sempre un grande successo, per quanto le opinioni su di lui siano contrastanti, soprattutto da parte di altri scrittori sovietici, che ne criticano, talvolta, i contenuti di una particolareggiata violenza. Comunque sia, egli dimostra sempre di essere un autore affascinante, sicuramente capace di un realismo crudele ma anche di una scrittura appassionata, fulminante, colma di emozioni forti, spietate ma travolgenti.

All'età di 18 anni, quando Nicolai viene invitato a presentarsi in caserma, non immagina certo che tornerà a casa due anni più tardi, dopo essersi trasformato, da ragazzo un po' solitario e un po' ribelle, nel cecchino di un gruppo di assaltatori. Caduta libera è il racconto di questi due anni di guerra e di morte trascorsi in Cecenia, non un semplice diario ma un racconto indubbiamente violento, forse (non sono in grado di dirlo) romanzato ma colmo di sentimenti estremi, di verità inquietanti, di riflessioni profonde, e anche di una grande bellezza. Luoghi e paesaggi sono imprecisati, la violenza della guerra sembra cancellarne l'identità, confondendoli in una similitudine che potrebbe essere lo sfondo di qualsiasi battaglia. Le scene sono, è vero, spesso cruente, ritratte con precisione fotografica, ma gli scenari anonimi, a volte spettacolari, boschi e montagne, palazzi ridotti in macerie, paesi avvolti dalla nebbia, labirinti sotterranei, moschee, sembrano appartenere ad una dimensione surreale, osservata a distanza e frammentata in dettagli separati e sovrapposti a pensieri, visioni allucinate, incubi, sentimenti improvvisi e contrastanti.

In questo stato di veglia si muove il gruppo dei sabotatori, i "randagi" del Capitano Ivanic Nosov, combattenti professionisti, giovanissimi e al di fuori da ogni convenzione, che per due anni diventano la famiglia di Nicolai, i fratelli con cui condivide paura e allegria, speranza e tristezza, gli unici per i quali sarebbe disposto a morire. Attraverso il disastro infernale della guerra cecena, voluta e manovrata da un assurdo gioco di poteri, i sentimenti che legano questi ragazzi arruolati obbligatoriamente, per i quali il campo di battaglia è diventato l'unica casa, si delineano con una limpidezza struggente. Nella loro semplicità, nella crudeltà obbligata che domina la loro vita, nell'assurdità di una guerra inutile alla quale devono sottostare, essi non vengono mai meno alla solidarietà, alla lealtà, all'amicizia, anche nei momenti in cui sfiorano la morte.

Approfondimento:

Al di là della violenza estrema e scioccante di alcune scene, nel racconto di Nicolai Lilin c'è molta poesia, che ai lettori attenti non può sfuggire. Una poesia che nasce proprio dalla violenza, dalla morte, dalla tragedia di una guerra in cui molti si trovano costretti, e dalla quale qualcuno addirittura riesce a trarre profitto, una guerra fatta di eroi sconosciuti e dimenticati e della disperazione di chi sopravvive. Una poesia che rappresenta il coraggio di andare avanti, la nostalgia per chi non è tornato a casa, la forza, alla fine, di ritrovare la propria strada. Non so se l'autore avesse immaginato di ottenere il successo a cui è arrivato, forse no, forse il suo era solo un desiderio di narrare, di rendere nota l'esperienza che ha stravolto la sua vita, senza la quale forse sarebbe rimasto solo il ragazzo ribelle e sognatore, il "criminale onesto" di Educazione Siberiana. Ma Nicolai Lilin è anche un grande scrittore, uno dei pochi veramente interessanti del nostro tempo. Leggetelo.

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