Categoria: cairo publishing

Quando un uomo di Elena D’Ambrogio

Dal 26 ottobre in libreria

Disponibile in libreria Quando un uomo di Elena D'Ambrogio, edizioni Cairo Publishing. Nella prefazione Vittorio Feltri parla dell'opera della D'Ambrogio descrivendola come una biografia di delicatezza poetica e rigore documentario.  La biografia di Giuseppe Navone parla di un uomo che in pochi conoscono, ma che è una figura del passato unica, un pilastro torinista.

La vita di Giuseppe Navone, imprenditore edile e dirigente del Torino Calcio, che contribuì allo storico scudetto del Toro del 1976: la parabola di un uomo che ha affrontato successi lavorativi e drammi umani come il sequestro di persona. E, sullo sfondo, l’Italia del secondo dopoguerra, dello sport italiano degli anni Settanta e degli anni di piombo.

Elena D'Ambrogio divide la sua creatività narrativa con la gestione della famiglia e del lavoro: tre figli e la costante attività nell'impresa del marito. Dopo il liceo scientifico si iscrive a giurisprudenza tradendo la sua grande passione per la medicina, sempre rimpianta, ma poi successivamente abbracciata, in maniera alternativa, partecipando attivamente in associazioni che delineano argomenti inerenti la guarigione. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo "Il volo del colibrì".

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L’ occidentale di Melanie F.

Dal 19 gennaio 2017 in libreria

Arriva oggi in libreria L' Occidentale, il romanzo di Melanie F. edito da Cairo Publishing che si preannuncia come un’uscita davvero da non perdere. Una felice storia d'amore, e un figlio, portano Anna, la protagonista di questo romanzo, a confrontarsi con un mondo tanto distante dal suo come quello di Dubai: sposata a un uomo musulmano, per quanto aperto, Anna si trova alla ricerca di un nuovo equilibrio. Così, la ragazza occidentale, si trova catapultata in una nuova realtà, in un mondo da sogno, che però rischia di trasformarsi in una gabbia dorata. Una satira riuscitissima, ma anche un libro melanconico sull’impossibilità dell’amore. E il grido de L’Occidentale sullo sfondo, quello della bionda cronista che Anna vorrebbe tornare ad essere per denunciare il lato oscuro e retrogrado di una società che appartiene ancora al deserto.

Se il primo figlio di solito complica le cose in una felice storia d’amore, immaginiamo cosa possa succedere se a questo si aggiunge il fatto di trovarsi in un mondo tanto distante dal nostro come quello di Dubai, sposata a un uomo mussulmano per quanto aperto. In una Dubai cubista, irriverente, fantasmagorica, tragica, disneyana con furore, Anna combatte con se stessa per riuscire ad essere la bellissima moglie da esibire e la madre perfetta, amorevole e presente, senza trasformarsi nella temutissima Miss Manicure, moglie suppellettile che assorta più dal coloro dello smalto che dai figli, accompagna ogni marito importante. Tra scenari da mille e una notte, mondi glamour, personaggi del jet set internazionale, sceicchi e amiche in abbaya, il paradosso di una quotidianità fatta di biberon, notti insonni e lavaggi sbagliati da parte di una carica infinita di maids. La protagonista è l’incoerenza in persona, una sintesi di tutte le contraddizioni della nostra civiltà: sposata ad uno degli uomini più noti di Dubai e socialista immaginaria, coniglietta e filosofa, sottomessa e ribelle, sogna la rivoluzione femminista dall'ultimo piano del grattacielo più esclusivo della città.

Melanie F. è un’artista contemporanea e una scrittrice. Dopo la maturità classica e l’Accademia Belle arti di Venezia, ha cominciato ad esporre a Parigi e a pubblicare libri che riflettevano l’ambiente da lei vissuto. Luna di carne (Tranchida editore,1997), il primo libro, ritrae il mondo artistico parigino. Melanie si definisce pop-metafisica in arte, minimalista in letteratura. Dal 1997 al 2005 con il nome di Melanie A. Moore ha pubblicato 13 libri che spaziano dal thriller alla commedia, dall'arte alla poesia. Da diversi anni si è ritirata dall'ambiente dello spettacolo e da ogni tipo di attività editoriale ed espositiva per dedicarsi completamente ai suoi due figli, un maschio nato nel 2007 e una femmina nata nel 2010, frutti di una nuova unione. Vive a Dubai con la sua famiglia. Durante questi anni ha continuato a dipingere e ha scritto un nuovo libro sulla vita negli Emirati Arabi.

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Recensione di Il regista di Elisabetta Cametti

Immaginate di trovarvi in una situazione come questa, ma su uno scenario di gran lunga più ampio, dove il nemico potrebbe essere chiunque, perché ognuno di noi è manipolabile se teme di perdere chi ama o ciò a cui è legato. Quel mostro ha in mano un potere devastante.

Veronika Evans è a caccia di scoop. New York la conosce per gli scatti che hanno saputo evidenziare la condizione di vita ai margini non tanto della società, quanto piuttosto della dignità umana. Non sa che sta per trovarsi faccia a faccia con un mostro, un ideatore folle e puramente malvagio di un piano finalizzato a farlo ricordare per sempre come colui che ha riscritto la storia del crimine: 29 ore per portare a termine il proprio piano e concludere il disegno di una trama malata, 29 ore di spargimento di sangue in una città tenuta in pugno da una singola mente.

A cercare di far luce in questo caos, Barbara Shiller, profiler del NYPD, mossa nella sua missione di vita e da un tremendo errore di gioventù che le è costato più di una persona sulla coscienza. C'è anche Derek Crane, il concorrente numero uno di Veronika costretto, per necessità, a divenire suo alleato in questa guerra contro il tempo e contro la crudeltà umana.

Ci sono poi quegli ospiti accomunati per la partecipazione al Last Turning Point, talk show diretto da Gary Griffin, tutti potenziali sospetti fino a prova contraria. Un punto in comune: il disegno della propria vita lasciato come ultima testimonianza della propria esistenza, commissionato direttamente da un assassino sadico e crudele.

Elisabetta Cametti propone in Il regista un racconto avvincente, tra violenza e terrore puro, che si lascia divorare in un batter d'occhio. Uno stile di scrittura molto giovanile si incontra con una fluidità tale da permettere alle pagine di scorrere quasi senza neppure rendersene conto: si resta con il fiato sospeso fino all'epilogo di questa storia, aggrappata all'oscurità della mente che l'uomo dimostra sempre più spesso di nascondere dietro a una vita normale. La normalità, ce lo dimostra questo thriller, non esiste, non ha canoni, non ha regole. Proprio come non le hanno la follia e il caos.

 
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Approfondimento

Perché 29 ore? Perché non 24 o 48? Perché il 29, nella simbologia, rappresenta le avversità e ha come figura quella di una bara. È un numero ricorrente tra i serial killer tristemente resi noti dalla scia di sangue che si sono lasciati alle spalle: molti assassini seriali hanno compiuto il primo omicidio della propria vita a 29 anni, 29 è anche la media di vittime che questi criminali hanno mietuto nel corso della propria sanguinolenta carriera. Bastano solo 29 ore per mettere in scena lo spettacolo macabro e doloroso di quanto la mente umana può arrivare a creare per il proprio desiderio di vendetta. Contro chi? Spesso la vendetta comporta vittime umane, quando in realtà l'unica colpa è quella di aver avuto una vita difficile, un passato burrascoso, dei genitori poco presenti.

La sofferenza, ne Il regista, è la causa prima di una vita sottomessa all'omicidio e al dolore, talmente presente nella propria esistenza al punto di sembrare l'unica soluzione plausibile per vendicarsi di un destino crudele subito, ma al contempo disegnato di propria mano. E il giocare a voler fare Dio, giudicando il prossimo e sottoponendolo alla propria volontà, alle proprie punizioni, al proprio dolore, è probabilmente il gioco più pericoloso al quale si possa partecipare senza neppure esserne consapevoli.

Eleonora Vaiana

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