Categoria: campo estivo

Aspettavo te

Il tempo vola, e con le sue ali ha portato te. Io guardavo per terra, gli occhi fissi sulla punta delle scarpe. Perché per credere qualsiasi cosa, per credere, bisogna avere la forza. E io avevo solo quella di guardare la punta delle scarpe. Chi, cosa mi ha tolto quella forza non ha ora importanza. Ero lì, quando mi hai portato un fascio di pensieri e le righe di un libro lette a voce alta. Pensavo al silenzio, l’unica cosa che non mi faceva abbastanza paura. E tu sulle ali del tempo l’hai rotto. Senza parlarmi di te. Lasciando tutto alla mia curiosità. Lieve. Hai preso quel silenzio fatto per me, tutto spigoloso, e l’hai maneggiato come il das fino a farlo diventare tondo, fino a farlo diventare voce. Magico silenzio di voce. Allora ho voluto scoprire cosa c’era dietro la voce. E ho trovato una fortuna.

Ho riposato, ho sperato, sono scivolato nella fantasia col tuo profumo di donna. Quando le tue mani dicono abbracciami e la pelle controsole fruscia di buono. Quando gli occhi chiedono orizzonti ad altri occhi ed il piano diventa silenzio. Quando il silenzio diventa labbra che si mangiano, che danzano per lasciarsi e riprendersi. Quando i passi insieme diventano la stessa strada a portare non sai dove. Quando cado giù e mi raccogli sul palmo delle tue mani. Quando nelle vene scorre brace e noi siamo le scintille pazze della notte. Quando visitiamo insieme le città perdendoci nel loro caos eternamente presi da noi. Quando quei fili dei pensieri invisibili si fanno sentire attaccati a barattoli su cui inciampo volentieri tutte le mattine.

Quando dico “te” e credo finalmente forte in qualcosa. E quei pensieri legati al doppio nodo per pensarci restano lì, senza un bel perché da catalogare, belli lì da prendere e portare appresso. Quando il cuore cade giù dalle vertigini che dai, piccola e forte e bella come una tempesta di fiori appoggiata su un campo estivo. Quando poi presto o tardi, dopo ore, verso, poi, torna tutto a te in quel posto che non c’è in una curva di sorriso. In un brivido. Quando cercarsi all’infinito è il tentativo di sopravvivere, quella certezza di dover respirare in mezzo a questo mondo spietato. Quando ti porto la valigia e mi sento morire. Quando ti muovi nei miei spazi e decori. Quando mi dici che mi farò del male a tenerti in braccio ed io che me la rido. E quando poi canti mi stupisci. Quando fotografi e ti dai le arie e ridi. Quando mi dici che hai bisogno di me ed io mi commuovo come un bambino. Quando mi racconti e non è mai abbastanza. Quando dipingi e vorrei segretamente essere sempre io il tuo soggetto. Quando mi dai tutto il tuo tempo ed io provo a prendermene cura. Quando prendo ogni tuo gesto e lo metto nel cassetto dei desideri del domani. Quando vorrei fermare il tempo e dirti che tutto è per te. Quando c’è un posto che mi piace e vado a prenderlo, puntualmente, e quel posto si chiama Elisa. Tempo corso, posti imboccati, sbagli fatti, porte sbattute. Allora aspettavo te.

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