Categoria: carcere

Recensione di Le prove di esilio di Michele Caccamo e Franz Krauspenhaar

Operazione particolare e affascinante è Le prove di esilio, questo testo a quattro mani che mette insieme il poeta napoletano Michele Caccamo – tuttora in custodia cautelare in carcere a causa di un accusa per truffa – e lo scrittore Franz Krauspenhaar.

Il carcere è la forma di esilio reale per Caccamo, che in dieci fogli (in prosa) ne descrive la realtà cupa, opprimente e rigorosamente anti-riabilitativa. Al di là della tesi di Caccamo (che semplificando molto si può riassumere così:  il carcere è atto a far diventare l'incensurato "criminale" per adattamento sociale), quelle de Le prove di esilio sono pagine dure, tra scuri tizzoni di realismo e squarci visionari.

Il resto è poesia – di Caccamo (ancora di tema carcerario, a completamento della parte in prosa) e di Krauspenhaar. Per quest'ultimo l'esilio sembra essere la depressione, una sorta di prigione dell'anima, un atteggiamento direi coraggiosamente sprezzante, uno sprezzo ironico e imprevedibilmente vitale, quasi a sfidare (vincendo) un malessere quasi insostenibile.

La forma aperta delle poesie dei due autori rende la lettura veloce e in qualche modo compatta, possiamo parlare di un testo composito, di prosa poetica, di un procedere per accostamenti, contrasti e impressioni, come se Krauspenhaar – per esempio – da lontano guardasse Caccamo e provasse a condividerne la sofferenza e la prigionia, non riuscendoci del tutto, perché la libertà fisica è pur sempre uno stato di fatto, come i temi di certe poesie (vedi quelle dedicate all´estate) sembrano sottolineare.

L´apprezzamento per un libro di questo tipo nasce a diversi livelli e con diversi gradi di competenza richiesti al lettore: il tema introdotto da Caccamo è fortemente empatico e lo scrittore lo fa vivere con rapida efficacia, la parte poetica si aggiunge prolungando e accentuando i toni del cupo, del seppia e del depressivo, una lettura se vogliamo ostica e toccante, a volte volutamente antipatica perché apparentemente priva di speranza (l'apparentemente si riferisce all'apparizione luminosa di una lettera scritta da Caccamo ai figli).

Le prove di esilio è un libro bello, emozionante, necessario? Difficile dirlo, si tratta di un´operazione intellettuale ed emozionale allo stesso tempo, (per fortuna) tutt´altro che una mera operazione di denuncia del sistema carcerario, e credo che la cosa migliore – oltre alla lettura – sarebbe farselo spiegare dagli autori, magari con un certo grado di distanza dalla doppia condizione di carcerati su cui il testo (anzi, i testi) si basa.

Approfondimento

Ci troviamo di fronte a due autori prolifici e dai “talenti” multiformi: Caccamo è anche drammaturgo, autore tra l´altro di uno spettacolo/rielaborazione dell´opera di Alda Merini. Krauspnhaar ha una produzione narrativa fitta ricca e composita, tra gli altri l´opera biografica “Era mio padre” del 2008 (per Fazi).

abc
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