Categoria: Cari mostri

Recensione di Cari mostri di Stefano Benni

George R.R. Martin, il noto autore della fortunata serie di romanzi del Trono di Spade, durante un’intervista poco tempo fa ha detto: “Voglio che i miei lettori siano terrorizzati dall’idea di voltare le pagine dei miei libri”. Stefano Benni, meno esplicitamente di Martin, scrivendo Cari mostri, ha fatto percepire la stessa sensazione: ogni racconto di questa raccolta è un mondo a parte, nessuna storia si ripete o ha dei punti in comune con le altre, e nessuna storia è sicura. Nulla è da dare per scontato durante la lettura dei suoi racconti. Ogni pagina del libro è una sorpresa, una continua successione di scene che cominciano in modo curioso e intrigante, a volte comico, ma finiscono sempre con il bisogno di qualche minuto di riflessione. Ho letto tutto il libro in un viaggio in treno e alla fine di ogni racconto non riuscivo a fare a meno di alzare lo sguardo per osservare il paesaggio che scorreva fuori dal finestrino. Sentivo il bisogno di assimilare quelle parole tanto semplici ma altrettanto profonde. Perché è proprio questo uno dei caratteri che ho notato nella narrazione: tutto sembra cominciare come una storia della buonanotte, ma in poche righe la realtà e le sue vere ripercussioni si riveleranno al lettore più attento.

La mostruosità di questi racconti risiede spesso negli uomini che ne sono protagonisti, uomini che non sanno più cosa vuol dire vivere davvero, che non pensano alle conseguenze, che non si fidano delle leggende popolari, che ritengono di poter sfidare la magia o la morte. Venticinque racconti che ci fanno fare la conoscenza del Wenge, animale unico al mondo per il suo aspetto ed effetto, delle prostitute meccaniche Candy e della loro integrità morale (nonostante siano “soltanto” degli automi), di un gatto ispettore, del Diavolo in persona e di alieni che non capiscono gli umani.

I mostri però, come dicevo, non sono gli altri. Spesso siamo solo noi. E forse quel Cari mostri è solo l’inizio di una lettera scritta apposta per i suoi protagonisti e lettori.

 

Approfondimento

Stefano Benni è stato (ed è) un autore molto prolifico. Negli anni ha scritto molti testi, sia di narrativa che di poesia, ma per me Cari mostri è stato il primo approccio letterario con il suo stile, nonostante sia stata attirata dalla copertina del libro prima di tutto. In ogni caso non posso che essere soddisfatta di questo libro. La letteratura (e la lettura) sono un mezzo di conoscenza, apprendimento e di sviluppo delle proprie capacità mentali: in queste pagine la stimolazione sensoriale e intellettiva è estrema, si percepisce sulla punta delle dita. Non avere mai la sicurezza di come si evolverà la breve storia che si sta leggendo è come vivere la vita vera, dove non si sa mai se tutto andrà come previsto.

Una volta concluso Cari mostri vi consiglio di riguardare la copertina e osservare l’ottimo lavoro di grafica che è stato fatto per il libro. Il messaggio è abbastanza chiaro: dietro a tutti, nell’ombra, si nasconde un mostro, che sia alle spalle di un gatto nascosto dietro l’angolo o dell’innocua bambina che incontriamo per strada. Ma guardarla con le parole di Stefano Benni, ancora dipinte di fresco nell’anima, rende davvero l’atmosfera che avvolge queste pagine e chi ha il coraggio di leggerle.

 
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Stefano Benni presenta “Cari mostri”.

Nel magnifico scenario della Sala Rossa a Lingotto Fiere ieri sera abbiamo assistito all'incontro con un esilarante Stefano Benni, in occasione della pubblicazione del suo ultimo libro, Cari mostri (di cui vi abbiamo parlato qui), a cura di Giacomo Feltrinelli Editore, qui rappresentata da Alberto Rollo.

Quando arriviamo la sala è già piena, ci accomodiamo e ci guardiamo intorno: la Sala Rossa ha la forma del Diamante (il campo da gioco di Baseball), le pareti sono, ovviamente, rosse, e davanti a noi si distende una platea di gente con il volto rivolto verso la base di questo diamante, dove, su un piccolo palco, vediamo Benni con un leggio, anch'esso rosso, Rollo che presenta l'autore, e una cattedra, su sui campeggia la testa di Wenge, uno dei tanti mostri descritti nel libro, che vuole la celebrità e che ci affronta con il suo grottesco volto verdognolo e gli occhioni gialli.

Inizia l'incontro, e tra gli applausi Stefano Benni inizia a parlare: dopo qualche battuta per scaldare il pubblico, prende tutti in contropiede: non vuole parlare del libro, che è uscito ieri, ma vuole leggere qualche racconto del suo Cari Mostri, con l'obiettivo di "scendere negli anfratti del male per mettere disordine, promettere brividi e risate liberatorie", finendo per "consegnarci una galleria di mostri memorabili".

11251658_858009250956980_1820882624_nInizia col dire che la parola "mostro" deriva da mostrum che, etimologicamente, vuol dire prodigio: indica quindi qualcosa che si sta trasformando. Apre poi il libro, ma ci invita a tenere presente il fatto che il mostro fa più paura se non lo conosciamo, se lo teniamo dietro una porta chiusa; in questa metafora della vita, lo schermo con cui ogni giorno ci relazioniamo (lo schermo del televisore, del computer, del telefono...) è come una porta, chiusa, dietro cui si nascondono i mostri che abitano il nostro quotidiano.

Il libro, contrariamente a questi dispositivi, lascia un pò di tempo per aprire quella porta per guardare in faccia il mostro, conoscerlo e affrontarlo. Un libro offre un tempo di riflessione che la crudeltà del video e dell'informazione su internet non consentono.

  [caption id="attachment_48671" align="alignleft" width="300"]Io e la simpatia di Stefano Benni Io e la simpatia di Stefano Benni[/caption]

La lettura comincia: cala il silenzio e la voce "da festa dell'unità" (come l'ha autodefinita Benni) scorre le parole del primo racconto, Numeri, un racconto divertentissimo sulle difficoltà nel rapporto con le nuove tecnologie. Si continua con l'invito sul palco di Pietro Perotti, grande scultore di gommapiuma, per poi passare ad un altro racconto, Verso casa, da lui definito un racconto "spaventoso", incentrato sul pensiero, che talvolta ci coglie mentre stiamo camminando ormai da lungo tempo, di non riuscire a tornare a casa.

Infine ci intrattiene condividendo con noi alcune idee di trame divertentissime su Salvini e Briatore, invitandoci a leggere le Metamorfosi di Ovidio e raccontando un aneddoto esilarante su Tabucchi.

Che altro dire se non che, dopo questa spassosa presentazione, non mancheremo sicuramente di leggere il libro!

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Cari mostri di Stefano Benni

Da domani in tutte le librerie Cari Mostri, di Stefano Benni che, in questo libro edito da Feltrinelli, scende con ironia negli anfratti del Male.

Stefano Benni sfida, con il suo nuovo Cari mostri, il racconto di genere e apre la porta dell’orrore. Lo fa con ironia, lo fa attingendo al grottesco, lo fa tuffandosi nel comico, lo fa tastando l’angoscia, lo fa, in omaggio ai suoi maestri, rammentandoci di cosa è fatta la paura. E finisce con il consegnarci una galleria di memorabili mostri. E allora ecco gli adolescenti senza prospettiva o speranza, ecco il Wenge – una creatura misteriosa che semina panico e morte –, ecco il plutocrate russo che vuole sbarazzarsi di un albero secolare, ecco una Madonna che invece di piangere ride, dolcemente sfrontata, ecco il manager che vuole ridimensionare un museo egizio sfidando una mummia vendicativa. Con meravigliosa destrezza Stefano Benni scende negli anfratti del Male per mettere disordine e promettere il brivido più cupo e la risata liberatoria. E in entrambi i casi per accendere l’immaginazione intorno ai mostri che sono i nostri falsi amici, i nostri veleni, le nostre menzogne.

Stefano Benni è autore di vari romanzi e antologie di racconti di successo, tra i quali Bar Sport, Elianto, Terra!, La compagnia dei celestini, Baol, Comici spaventati guerrieriSaltatempo, Margherita Dolcevita, Spiriti, Il bar sotto il mare e Pane e tempesta. I suoi libri sono stati tradotti in più di 30 lingue. Ha collaborato con i settimanali L'espresso e Panorama, con i satirici Cuore e Tango, i mensili Il Mago (dove esordì e dove pubblicò a puntate parte di Bar Sport) e Linus, i quotidiani La Repubblica e Il manifesto. Da qualche anno pubblica racconti inediti tradotti in arabo sulla rivista Al Doha.

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