Categoria: Carla Gràcia Mercadé

Recensione di Sette giorni di grazia di Carla Gràcia Mercadé

Anche i segreti sbriciolano l’esistenza e si lasciano i morti alle spalle, lì a strisciare lungo vecchie pareti che presto cadranno.

Barcellona, 1870. Nei primi giorni di aprile, la Catalogna e la città di Gracia vivono venti di rivoluzione a causa dell’arruolamento forzato tramite sorteggio, che penalizza gli uomini delle classi sociali più povere. È consentita, infatti, l’esenzione del sorteggio tramite pagamento. Nel quartiere di Gracia vive Marianna, protagonista di Sette giorni di grazia. È chiamata “Herbetes”, l’erborista, perché conosce le proprietà curative delle erbe e sa come usarle per guarire gli uomini. Ciò che non conosce è la sua vera identità, le sue origini. Dovrà sciogliere tutti i segreti della famiglia Liedò per riprendere il bandolo della sua vita. E questo le causerà molto dolore. È stata adottata, da neonata, da i Liedò, signori di alto rango, proprietari del Vapor, una grande fabbrica che dà lavoro a tanti abitanti del quartiere.

Contesa da due fratelli e lacerata nell’anima, per i segreti rivelati, travolta e ferita, fugge per ritrovarsi, poi, nel bel mezzo della sanguinosa rivolta. Non esita un istante a porsi a fianco di coloro che combattono per i propri ideali. Cura i feriti con le sue erbe e, per un lungo e interminabile giorno, tira le corde della campana di Gràcia facendole suonare senza sosta. L’esercito, a quel suono ininterrotto, non osa entrare nella città perché pensa ci sia ancora un popolo in rivoluzione. L’espediente serve a dar tempo ai rivoltosi stremati, di allontanarsi e salvarsi.

I fatti narrati sulla rivolta sono tratti da documentazioni bibliografiche del diario di Francisco Derch, uomo esistito nella realtà, oltre che essere uno dei personaggio del romanzo.

Nei sette giorni convulsi della rivolta, Marianna scoprirà i terribili segreti della famiglia liedò. Quella famiglia che l’ha vista crescere, nella quale trova l’Amore e dalla quale scappa per quello stesso Amore. Una donna fiera ma anche vulnerabile, che cerca di trovare in sé la forza per andare avanti, nonostante il dolore che la piega.

Quando guardi il cielo, le lacrime non cadono.

La guerra e l’amore; intrecci di dolori e passioni che attraversano quegli occhi di pioggia fino a redimerla.

Approfondimento

Sette giorni di grazia è un romanzo che pone la donna protagonista, per coraggio e desiderio di verità e libertà. Le donne della città agitano le coscienze addormentate di una fetta di popolo stanco e, con Marianna, altre due donne sono ben descritte: Amalia ed Erminia, entrambe insieme alla protagonista, sulle barricate.

Amalia si rivolge alle donne rivoltose: «Amiche, se i nostri figli e i nostri uomini devono combattere, che sia per difendere le nostre terre, le nostre case, la nostra vita! Bruciamo le liste di sorteggio e che sappiano che non cederemo. Che capiscano, una volta per tutte, chi siamo!»

Donne stanche di subire, che scelgono di morire con coraggio, per un ideale di libertà.

A essere tratteggiata nelle sue qualità umane anche la signora Consol Liedò che, sebbene succube dell’autoritario marito (padre padrone assoluto), riesce a imporsi nell’adozione della piccola Marianna.

 E non è un caso che l’Autrice dedichi questa sua Opera: Alle mie nonne Vincenta e Lolita, perché il loro dolore termini qui.

Sette giorni di grazia è un romanzo dalla scrittura scorrevole. La narrazione è strutturata in continui flashback e richiede una lettura molta atta per essere compresa a fondo. È capace, comunque, di coinvolgere ed emozionare il lettore. Ci si potrebbe girare un film.

Caterina Valinoti

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