Categoria: Carlo Giuseppe Gabardini

Recensione di Fossi in te io insisterei di Carlo Giuseppe Gabardini

Fra i molteplici tipi di procedure psicoterapiche per stare bene con se stessi ce n’è una, antica per origine e tradizione, che sembrerebbe molto efficace per impedire che si instaurino traumi: la scrittura. La si fa attraverso lettere a se stessi, ma anche verso gli altri e soprattutto su tematiche come: scrivi a uno dei tuo genitori qualcosa che vorresti o avresti voluto dirgli e non gli hai mai detto. Tema complesso, introspettivo e ardito, nello stesso tempo riservato, che incute paura ma liberatorio. Fa conoscere soprattutto se stessi a sé. È ancora più forte farlo se lo si indirizza a chi non c’è più. Va di moda, però, farne poi dei libri. Per questo motivo, per onestà di cronaca, posso dire che Carlo Giuseppe Gabardini con la complicità di Mondadori non ha fatto granché di nuovo con Fossi in te io insisterei. Con una scrittura semplice, in prima persona, alcuni tratti buttati giù con schiettezza e impulsività, senza grande riflessione, come un semplice diario ha creato un libro scorrevole di poco meno di trecento pagine. Tuttavia la novità sta nel personaggio, nel percepire l’intimità dell’autore-scrittore Carlopepe, nella conoscenza della sua famiglia, del suo vissuto e soprattutto di suo padre, il giusto di famiglia, quello che alla sera davanti ad una tazza di the amava conversare con i propri figli. È proprio lui – questo lo esprime in lungo e in largo Carlo – ad aver forgiato e spronato tutti a essere onesti, audaci e a insistere in qualcosa in cui credono veramente, come ad esempio il teatro, la recitazione al posto di legge all’università. Insomma… fossi in te insisterei! è una frase detta dal pater familias in più occasioni, in più situazioni e più o meno esplicitamente. Ed è proprio questa che come imprinting è rimasta nella mente di Carlo Giuseppe. Per tirare ancora in ballo la psicologia, il principio dell’impotenza acquisita dai genitori non c’è stata e per questo motivo niente rassegnazione, niente conveniente opportunismo, niente adeguamento nei figli, ma tanta forza d’animo nel mettere a nudo la propria identità sessuale di omosessuale per Carlo Gabardini. Per essere l’opera prima di Olmo, niente male!

Approfondimento:

Io penso che vivere sia realmente molto molto difficile. Però non farlo è davvero come avere i gettoni in tasca al Luna Park e decidere di non giocare: è stupido. Male che vada muoio.

Mi piace questa ironia presente nel libro. Mi piace anche questo sottofondo di tristezza malinconica. Non mi piace tanto la prolissità e ripetersi del tema omosessualità e l’esplicitare il bello nell’esserlo. È una mia idea: essere attratti da stesso o diverso sesso è uguale. Fa parte del personale, non cambia la sostanza del rapporto, non cambia il valore della persona. Omosessuale o no è uguale. L’importante è essere se stessi, felici e rispettosi degli altri. Apprezzo invece l’elaborazione del lutto presente nel libro. Questo lasciar andare e ricominciare a vivere in assenza della persona amata, con progettualità. Il tutto, il dolore, sofferenza e rimpianto è stato tradotto in dolcezza, amore, riconoscenza per il genitore che nonostante i difetti ha fatto quello che poteva per educare. Mi piace la parte in cui critica il padre, nella sua durezza nel voler fare le cose perfette, mi riconosco molto. Più identificabile come mio pensiero-paletto, O perfetti o niente, piuttosto che lo scagionato Nessuno è perfetto, sistemato luogo comune alle ultime pagine del libro Fossi in te io insisterei. D’altro canto solo se si è umili, si accetta ciò che non si può cambiare, si va avanti e si cresce, si diventa Carlo Giuseppe Gabardini e si fa conoscere ciò che c’è dietro all’Olmo di Camera Caffè: un grande uomo che con sofferenza si è maturato.

abc
INSTAGRAM
In lettura...
Un nuovo libro al giorno sui social: seguici!