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Recensione di I Rusteghi di Carlo Goldoni rappresentato da Gabriele Vacis

RUSTEGHI I nemici della civiltà da I Rusteghi di Carlo Goldoni traduzione e adattamento Gabriele Vacis e Antonia Spaliviero con Eugenio Allegri Mirko Artuso Natalino Balasso Jurij Ferrini Nicola Bremer Christian Burruano Alessandro Marini Daniele Marmi composizione scene, costumi, luci e scenofonia Roberto Tarasco regia Gabriele Vacis
 

I Rusteghi che Vacis ci propone li conosciamo bene: sono i piccoli borghesi chiusi in un mondo di denaro poche chiacchiere e poco interesse verso gli altri, oggi come nella Venezia di Goldoni. Sono “selvatici”, amano comandare in casa propria, e soprattutto le proprie mogli. “Sono padrone in casa mia”, ripete il più duro dei selvatici, Lunardo, col che intende che in casa sua moglie e figlia fanno solo ciò che vuole lui. Come indica il sottotitolo, ripreso da una definizione di Goldoni, sono nemici della civiltà, intesa come arte della buona convivenza e del rispetto.

Lunardo combina il matrimonio della figlia Lucietta con il figlio del suo amico Maurizio, Felippetto, ma i due giovani non devono vedersi, né sapere del matrimonio, fino al matrimonio stesso. Le mogli dei rusteghi, con la tipica astuzia femminile, organizzano una piccola ribellione, consentendo ai due giovani di vedersi, con gran dispetto dei mariti e aspre discussioni, fino alla composizione pacifica della storia per merito della logica e dell’assennatezza di una delle mogli, Felice, che riporta in uno stato di civiltà e di rispetto i rapporti tra donne e uomini.

La commedia è di per sé bella e forte, ma la messa in scena di Gabriele Vacis la rende irresistibile, a partire dalla scelta degli attori: sono tutti uomini, e interpretano anche le donne della commedia, quasi che entrare nei panni femminili possa far provare ai maschi gli effetti del loro duro comportamento. Ma il gioco del travestimento rimanda innanzitutto allo scambio di genere, una ricerca continua del maschile e del femminile che svela anche un’ansia nascosta in questi uomini, così granitici nelle loro sicurezze, di trovare un punto, un equilibrio, che incontrano solo riconoscendo il loro lato femminile, appunto.

Ma c’è forse anche un richiamo più teatrale al travestimento, e a un tempo “selvatico” in cui gli attori erano tutti uomini e interpretavano anche i ruoli femminili. Gli strepitosi attori (su tutti Jurij Ferrini) guidati dalla brillante regia di Vacis, sono sempre in scena, cambiandosi sul palco, diventando altro continuamente: ora sono gli attori in prova, e che interagiscono anche col pubblico e con i ricordi personali (che si materializzano nel video di una vecchia edizione della commedia con Cesco Baseggio), ora sono i personaggi che vivono la commedia, ora le maschere del Carnevale, ora gli uomini che diventano donne... una costruzione della messa in scena difficilissima nei suoi equilibri, il cui risultato è la vitalità di uno spettacolo raro, importante e semplice allo stesso tempo.

Vacis e i suoi attori rendono vivo e attuale Goldoni, senza “attualizzarlo”, dandogli nuova linfa senza snaturarlo, ma giocando in modo raffinato col testo e con il rapporto tra un autore classico e la modernità, sostenuti dal prezioso lavoro su luci, costumi e suoni di Roberto Tarasco.

A. P.abc
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