Categoria: Carlo Martigli

Recensione di La scelta di Sigmund di Carlo Martigli

La prima analisi va fatta su se stessi, senza pietà e con fredda lucidità: altrimenti l'insuccesso è assicurato anche verso gli altri. Comprendere se stessi come condizione necessaria per capire gli altri

 Il dottor Freud è uno stimato psicanalista: con il suo metodo scientifico analizza, scava, scopre i segreti più reconditi dell'animo umano, viviseziona nevrosi e patologia. Non questa volta però. Nella calda estate della Roma papalina di inizio secolo, il dottore austriaco dovrà invece investigare, svelare e scoprire un assassino. E non un assassino qualunque perché i sospettati sono i tre aspiranti al soglio pontificio: Mariano Rampolla del Tindaro, il segretario di Stato, Luigi Oreglia di Santo Stefano, decano dei cardinali e camerlengo, e Joaquín De Molina y Ortega, aiutante di camera del pontefice. Ognuno dei tre sembra nascondere un segreto, una patologia, un movente; ma ognuno sembra chiuso in un’omertà impenetrabile. Ed è proprio questo che spariglia le carte, che confonde, che fa sì che l'infallibile metodo psicanalitico venga messo in discussione.

Nei lunghi corridoi vaticani, dove anche i muri hanno occhi e orecchi, le certezze di Freud, la sua sicurezza, il rigore scientifico della sua analisi devono fare i conti con intrighi, sotterfugi, inganni, alleanze segrete, giochi di potere, rancori, sete di vendetta. E lui, il dottore delle menti, non riesce a entrare in queste logiche, troppo lontane, troppo distanti dai suoi schemi, ed allora i suoi appunti, le sue note perdono valore, il bandolo della matassa si allontana, i nodi non si disfanno. Fino a quando, a riportare le indagini nella giusta dimensione, arriva Maria, verace cameriera romana con il suo fare popolare, genuino, spontaneo, verso la quale Freud prova una inspiegabile attrazione.

A complicare un quadro già di per sé molto complesso interviene anche Crocifissa, giovanissima e ribelle figlia di Maria, che, sta per cacciarsi in un guaio ancor più grande di lei, ma che, paradossalmente, potrebbe essere la chiave di volta per svelare l'assassino che si nasconde tra le mura della Santa Sede. E così Freud, invitato da Maria, preoccupata per la figlia, entra in casa della cameriera, entra nella Roma verace delle osterie e dei mendicanti, conosce odori e sapori lontani, quasi esotici, a cui il buon dottore non è abituato nella fredda e scostante Vienna. Così come non è abituato agli intrighi, alle macchinazioni, alle alleanze traverse in cui si trova invischiato, fino a diventare una pedina nella mani della storia.

Riuscirà Freud a individuare l'assassino? Sarà il medico austriaco, ateo ed ebreo, a scardinare i misteri della Chiesa? O sarà solo una pedina, l'anello mancante di una catena che altri stanno mettendo insieme? La spinta di conoscere e di analizzare porterà Freud fuori dagli schemi?

La scelta di Sigmund è un romanzo sulla natura umana, sulle pulsioni che ci spingono ad agire, sulle nevrosi che ognuno, in qualche modo, si porta dentro; ma è anche una riflessione profonda sul confine, a volte labile più di quanto immaginiamo, del bene e del male, su quanto siamo disposti a fare per ciò che noi crediamo bene, e quanto il nostro bene, non è altro che egoismo mascherato. È una riflessione profonda sulla natura umana, che va ben oltre il mistero del sordido assassino, ma indaga la sete di potere, l'istinto di sopravvivenza, la spinta delle passioni, e, perché no, anche l'intervento salvifico di una fede profonda e genuina.

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Approfondimento

C'è tutto in La scelta di Sigmund: la suspense di un giallo, il rigore scientifico di un metodo psicoanalitico, ci sono intrighi internazionali e beghe amorose, nevrosi e passioni inconfessabili, cedimenti e riprese del variopinto animo umano. E leggendo vi sembrerà di sentire l'odore del sigaro del dottor Sigmund Freud.

Le nevrosi erano come stanze in cui si richiudevano i matti senza appello, quelli pericolosi: insonorizzate all'interno e impenetrabili, e solo chi ne possedeva la chiave poteva entrarvi. Questa chiave era giustappunto la psicanalisi.

La scelta di Sigmund è un romanzo avvincente, che sa fare buona compagnia e soprattutto riesce a dare al lettore l'immagine di un nuovo Freud, più umano, se vogliamo anche più debole e più ingenuo, quantomeno inaspettato, come lo è d'altronde la mente dell'uomo.

Romina Celani

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