Categoria: Carne viva

Recensione di Carne viva di Merritt Tierce

Io non permettevo a me stessa di distogliere gli occhi dalla mia vita e per punirmi del fatto che la vedevo benissimo non permettevo a me stessa di rimetterla in sesto.

Un romanzo sporco e triste, così si può definire questo Carne Viva, dove l’autrice Merritte Tierce, al suo esordio, ci racconta una storia personale, a tratti autobiografica, che ci fa entrare nel mondo della ristorazione e nella vita privata della protagonista Marie, con sovrapposizioni di filoni narrativi che portano a inevitabili picchi di eventi e di intensità.

La vita della giovane Marie, ragazza destinata a una brillante carriera a Yale, famosa università statunitense, viene sconvolta dalla notizia di essere incinta dopo un’avventura di una notte in un campeggio per volontari in Messico. Una notizia inaspettata che porta a un matrimonio frettoloso e che costringe Marie a iniziare una carriera da cameriera di ristoranti e, parallelamente, una vita da mamma. Una vita imprevista e non in linea con le sue ambizioni, che la porta a scoprirsi particolarmente portata ed efficiente come cameriera e al contrario inadatta e distaccata come mamma. Questo dualismo è molto ben evidenziato in Carne viva e costituisce il cuore pulsante della storia, attraverso momenti dal forte impatto emotivo, con scene di sesso spinto e di annichilimento personale che richiamano la crudezza del titolo Carne Viva.

Un libro forte, duro poco adatto ai lettori schizzinosi, che ci regala la nascita di Marie come personaggio letterario femminile, molto discutibile e criticabile nelle sue scelte, ma di sicuro di spessore nella sua narrazione, portata avanti senza vittimismi di sorta.

 
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Approfondimento

Carna Viva, titolo originale Love me back tradotto da Martina Testa, è un romanzo dove tutta la storia della protagonista è un tentativo di perdonarsi/punirsi per quello che poteva essere e non è stato, per il sentirsi inadeguata come madre di Marie. Lo fa concedendosi a tanti uomini, come se lei stessa fosse senza valore, drogandosi e stordendosi con sostanze varie, tutto per cercare di allontanare da sé quella immagine di madre ideale che non si sente essere in grado di impersonare.

Nonostante questo si possono apprezzare i momenti di maggiore tenerezza, proprio quando entra in scena la bambina, Ana, innocentemente innamorata della madre, che funge da contraltare ai molteplici incontri sessuali che comunque vedono la bambina protagonista dei pensieri della madre anche durante gli amplessi. Pensieri che creano forti contrasti non lasciando indifferenti, e che forse accendono ancora un barlume di speranza per la redenzione della protagonista.

La parte migliore di Carne viva, quella con più ritmo e maggiore vivacità, è quella dove vengono descritte le varie dinamiche all’interno dei ristoranti, visti dal lato dei camerieri e dei dipendenti. Una storia nella storia che vede svariati personaggi variamente dipinti che entrano ed escono lasciando ognuno a suo modo un segno. Un universo ben descritto da una scrittrice che ha avuto un passato da cameriera ai tavoli, ricco di trucchi e aneddoti che danno un valore aggiunto alla storia di Marie.

Nel cuore della notte vieni a infilarti nel mio letto. Mi metti un braccino sul petto e dici che hai paura che io muoia mentre dormo. Dico Non hai paura che muoia mentre sono sveglia? Quando sei sveglia ti posso tenere d’occhio, rispondi. No, non ha senso, dico io. Vuoi dire che quando tu sei sveglia puoi tenermi d’occhio. No, mi spieghi, quando io dormo e tu sei sveglia sogno quello che stai facendo. Ma quando dormi non lo so mai.

Massimiliano Zurlo

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