Categoria: Casta diva

Recensione di Casta diva di Hans Tuzzi

Purtroppo devo dire di partir col piede sbagliato. Io – come Gargamella i Puffi – odio il filone libri gialli, horror e noir. Leggere Casta diva, nato come racconto di una raccolta dal titolo Tre delitti in un’estate, poi trasformato in romanzo breve edito da Bollati Boringhieri, uscito nel 2013, mi sa tanto di missione, per cui cerco di rendermela impossibile documentandomi in merito. Tuzzi, ma chi è ‘sto Hans Tuzzi ? Sapevo fosse il personaggio del romanzo di Musil ma non credo si sia materializzato! Apprendo da fonti certe che si tratta di pseudonimo,di un eccentrico bibliofilo, collezionista, consulente editoriale ultra sessantenne milanese all’anagrafe Adriano Bon e che non concede interviste se non raramente, pazienza ne possiamo fare a meno volentieri!

Gira in doppiopetto e panciotto sorretto da un bastone retrò per motivi di salute-sembra- e concede baciamano alle donzelle. E’ un mio (pre)giudizio ma mi sa tanto che “se la tiri” o che lo faccia per motivi di marketing ma, a suo dire ,ciò non lo tange, quindi perché dovrebbe essere un problema per me? Da mo’ scribacchia (2002-Il maestro della testa sfondata- Ed.Bonnard) e da questa mia prima lettura, direi in modo elegantemente raffinato con termini ricercati, vocaboli obsoleticamente bucolici e lirici, racconti gialli,filoni con protagonista seriale il commissario dalla flemma britannica Norberto Melis, ispirato per la parte caratteriale a un paio di magistrati che Tuzzi ha conosciuto personalmente. In Casta diva ci troviamo in un giovedì qualunque di giugno 1982, alla ricerca di un movente e di un assassino in un’ambientazione che al palato sa di arancini, granite di caffè, panzerotti, cecenielli, rombo in crema di mandorle e udite udite melanzane al cioccolato (sembra una porcheria ma a parer della Filomena di turno nà squisitezza!). È il nostro splendido tradizionale Sud, San Giorgio alla Cala sulla Costiera e come non sentire tutta l’atmosfera del clima u’pizza e u’mandolino fin dalle prime pagine. Presenti in gran parte del libro descrizioni più che esaudenti di luoghi,cibi e gente locale. Quasi inspiro penetrando nel romanzo, l’olezzo di ginepro e alloro che si leva dal forno di cottura di Villa Angerona, mescolato al salmastro iodio evaporante dall’azzurro Mar Mediterraneo che mi tange tutti i sensi mescolandosi all’acre profumo di limoni ,arance e fiori di lavanda.

E le persone tipiche, ahhhh: me le disegno davanti dall’aspetto tarchiato e sovrappeso ma curate, eleganti e soprattutto genuine. Si esprimono con cadenze marcatamente dialettali ma che ci volete fare, è il bello del tipicamente caratteristico personaggio meridionale e ci sta. Ora questo mi sembra l’obiettivo del romanzo e del romanziere in Casta diva, almeno ciò colgo: «immergetevi in suolo partenopeo, leggete per vivere». Per quel che riguarda la trama, l’assassinio dell’antiquario Manfred von Staffemberg e quello del notaio, la scomparsa del carteggio Quincy-Taginskij, una raccolta di sessanta lettere mai rese pubbliche tra il geniale scenografo e impresario di balletti francese e Taginskij, un grande talento in scena, suo amante e ballerino preferito, con il quale aveva intrecciato una relazione intensa e crudele, le due icone del mondo lirico canoro la divina cantante tedesca Frida Dechend e il pianista del secolo il celebre russo Boris Benatof, sono solo un pretesto, uno spunto neanche tanto originale per buttar giù un po’ meno di duecento pagine che magari agli appassionati del genere giallo saranno ben gradite … magari … forse...de gustibus non disputandum est! ;)

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