Categoria: caterina venturini

Recensione di Le tue stelle sono nane di Caterina Venturini

Per quanto mi sforzassi seguendo il vortice del circuito non ne vedevo mai il centro. Mi chiedevo se qualcuno avesse mai camminato in cima alla ruota.

In una città in perenne movimento – che si intuisce essere una Milano dalle molteplici opportunità – una ragazza, arrivata da un non meglio precisato paesino in cui il tempo scorre con ben altri ritmi, cerca di adattarsi con metodo e rigore alla nuova realtà. Vive in un bugigattolo affittato da un'amica della madre (persa nella sua relazione con un artista e piuttosto indifferente alla lontananza) e frequenta corsi che dovrebbero garantirle la formazione necessaria per affermarsi nello spietato mondo del lavoro cittadino. È un autentico percorso a ostacoli, nel quale è difficile avanzare con le inadatte “scarpe di tufo” portate da casa. Bisogna sgomitare, “eliminare le lumache”, non rincorrere inutili idealismi e non attardarsi a ripensare al passato, alle amiche dell'adolescenza, al ragazzo da sempre innamorato e mai ricambiato o a quello da cui invece si è sempre state attratte ma che da tempo sembra essersi allontanato dal mondo.

L'obiettivo di qualunque persona si muova all'interno di questo circuito è univoco: raggiungere il centro del percorso, il livello supremo per raggiungere il successo, la ricchezza, la credibilità e il rispetto (veri o presunti che siano) di tutti. Ogni avanzamento assicura un premio – scarpe nuove, una bevuta in un locale ala moda, un orpello estetico più appariscente – ma costa anche maggiori responsabilità. La ragazza in ogni caso sembra districarsi bene all'interno del percorso, guadagnando occasioni professionali via via più interessanti e una sempre maggiore rete di contatti e conoscenze. Bastano però pochi dettagli fuori posto nella routine incessante del percorso per rimettere tutto in discussione: ecco allora che anche il microscopico tempo di una pausa pranzo – infinitamente dilatato dal claustrofobico scenario di una toilette d'ufficio – può diventare decisivo per il prosieguo della propria carriera, o per meglio dire del proprio gioco.

Le tue stelle sono nane è un libro interessante per molti motivi. In prima battuta per la cruda e quasi sfolgorante analisi di una tendenza sempre più diffusa nella delicata fase dell'inserimento nel mondo del lavoro: dinamiche massacranti, spersonalizzazione della propria quotidianità, relazioni umane in cui prevalgono il calcolo e l'ipocrisia e obiettivi a cui più ci si sforza di tendere e più appaiono sfuggevoli, irraggiungibili. Un filtro interpretativo iperbolico, a tratti grottesco, ma che si rivela maledettamente concreto: la protagonista accumula esperienze, allaccia rapporti, si cala con invidiabile energia in ogni nuova sfida, ma perde sempre più contatto e coerenza col suo vissuto precedente, tanto da non aver più chiaro, nella serrata conclusione del testo, quali siano i suoi reali propositi, quale sia il suo ruolo all'interno del percorso.

Come nel tradizionale gioco dell'oca, la ragazza non è che una pedina che salta di casella in casella, nella speranza di giungere con un esatto tiro di dadi all'arrivo. A rendere ancor più nevrotico l'incedere del racconto è l'uso di un linguaggio meccanico e fratto, che aggancia – attraverso una sintassi rapida e spesso decostruita – sospese citazioni letterarie all'impeto di un lessico ultramoderno e largamente condito di forestierismi, ulteriore emblema di un'impostazione sociale votata all'intercambiabilità delle relazioni personali e all'esigenza del risultato immediato. Una soluzione stilistica intrigante ma forse anch'essa dettata da una "moda" narrativa, che di fatto rappresenta l'unico grande limite del libro.

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Approfondimento

Al di là delle più o meno condivisibili scelte lessicali e formali, è indubbio che l'uso del linguaggio abbia un peso decisivo nella narrazione de Le tue stelle sono nane. L'elemento forse più distintivo è quello legato ai nomi propri, dove a farla da padrona è la figura retorica dell'antonomasia. I personaggi che si avvicendano di pagina in pagina diventano autentici segnalini di un gioco da tavolo, vincolati a funzioni precise e simboli di una realtà precostituita, determinata a priori sulla base di retaggi culturali, tendenze comunicative e convenienze sociali. Ecco dunque passare in rassegna la signora Moganoprugna, l'Amicachepoiseneandrà, la Monaca Filiforme, La Mente Eminente, la prof Arrivata e la prof Bellosguardo, l'Uomo Invertebrato, la Madre Lasciata, l'Amica d'Infanzia, l'Uomo con Meteorite, il Tipo New Incravattato, la Direttrice Coscialunga e l'Amico Eterogay.

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