Categoria: Cento giorni di felicità

Recensione di Cento giorni di felicità di Fausto Brizzi

I miei occhi sono una perfetta macchina del tempo che mi permette per qualche minuto di avere una visione della mia famiglia senza di me.

Lucio ha una vita normale senza grandi ambizioni, una bella famiglia, degli amici molto cari e complici di molte avventure, un suocero pasticcere, un lavoro che non gli piace ma che gli assicura uno stipendio mensile. Il dramma nasce all’improvviso, nel momento in cui si trova ad affrontare una prova durissima come la scoperta di essere ammalato di cancro e di avere a disposizione solo 100 giorni di vita. Tra sbigottimento e presa di coscienza Lucio si trova a dover decidere cosa fare di questo tempo.

Inizia un periodo di consapevolezza e d’introspezione che lo porterà alla decisione di intraprendere un viaggio in auto con la sua famiglia alla riscoperta dei ricordi del passato e della felicità dello stare insieme, riappropriandosi della gioia delle piccole cose. L’intenzione iniziale e razionale è quella di tenere un diario, una sorta di conto alla rovescia del tempo a disposizione in cui elencare una serie di priorità da dare alle cose: in primis la riconquista della moglie tradita in un momento di noia e routine, poi gli insegnamenti ai suoi bambini per renderli forti e sicuri nella vita, vita di cui lui non farà più parte. Emerge la ricerca di una felicità fatta di piccole cose, presenza e affetto di un marito e di un padre che si sente arrivato al capolinea della propria vita .

Il viaggio introspettivo e di formazione lo porterà al traguardo da lui scelto con la consapevolezza di aver rimesso le cose al loro posto, aver trasmesso i valori intrinsechi in ogni uomo e padre.

Cento giorni di felicità tratta un tema doloroso che affronta situazioni attuali come la possibilità di decidere autonomamente come affrontare il fine vita. È un libro che con toni leggeri e a volte comici sdrammatizza un momento della vita in cui ognuno di noi si può trovare .

Approfondimento

Fin dalle prime pagine di Cento giorni di felicità il tono è leggero, la scrittura scorrevole e la comicità si presenta subito sotto forma di ciambella gustosissima e condivisa con l’amico uccellino che assapora con Lucio questa bontà quotidiana. Curiosa la presenza dell’onnipresente Leonardo Da Vinci, inventore di quasi ogni cosa: disgressioni sulle invenzioni accompagnano molti momenti di questo romanzo in cui si percepisce una “triste comicità” di fondo.

A fare da sfondo è la quotidianità di Lucio e Paola, una storia d’amore che travolta dalla banalità della vita rischia di finire come tante. La malattia, ha fatto in modo che questo amore ne uscisse rinvigorito.

Nel momento in cui l’uomo prende consapevolezza della propria finitudine valorizza ed esalta i rapporti familiari e di amicizia rendendosi conto che, alla fine, sono quelli che regalano emozioni e sentimenti che nemmeno la morte può scalfire.

Fausto Brizzi, scrittore e regista tratta un tema importante e angosciante con leggerezza, senza mai cadere nel melodramma. Cento giorni di felicità è una lettura né melensa né angosciante che però cade in un’idilliaca banalità e nella mancanza di approfondimento di emozioni e sentimenti necessari per comprendere la sofferenza di questi vissuti.

Tiziana Malisanti

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