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Recensione di Il ritorno del vecchio sporcaccione di Charles Bukowski

Il ritorno del vecchio sporcaccione è la raccolta di tutte le gemme inedite che Bukowski aveva scritto nei vent’anni passati, a partire dal 1967, sulla sua colonna ogni settimana.

Si riesce a ritrovare in ogni sua storia le sue passioni e le sue ossessioni come il sesso, l’alcol e le corse dei cavalli, partendo dall’operaio che si ritrova la vita rovinata a causa del collega che gli affiancano, passando all’intervista che Bukowski fa ai proprietari di una nuova casa editrice che non guadagnano nulla ma continuano lo stesso a lottare per il loro sogno, al periodo di depressione assoluta che lo colpisce.

Ogni personaggio descritto fa parte di lui, attraverso loro trasmette al lettore le sue incursioni letterarie e politiche, le tormentate relazioni amorose. Partendo dalla sua biografia, infatti in molti stralci il protagonista è proprio Bukowski stesso, ricrea alla perfezione il disagio in cui la società sa far annegare chi non ritiene all’altezza.

Essere intrappolato in un grosso edificio dove quattromila persone svolgono compiti monotoni e umili può avere i suoi meccanismi di compensazione, ma anche degli svantaggi – per esempio, non puoi mai essere sicuro su chi ti verrà messo di fianco a lavorare. Una brutta anima è sinonimo di una notte ancora più brutta. Un certo numero di brutte anime può ucciderti.

La capacità di Bukowski di riuscire a trasmettere concetti profondi e grandi idee filosofiche sulla vita di ogni giorno con frasi semplici, leggere, quasi infantili, come in questo caso che il collega che ti viene affiancato durante il lavoro diventa la metafora che indica come qualsiasi azione che commettiamo, sia essa bella o brutta, vada a influire sulla nostra vita.

“L’esperienza può annoiare. Per la maggior parte degli uomini esperienza significa una sfilza di errori; più esperienza fai meno cose sai.” “Mi stai dicendo che staresti a sentire quello che ti dice un tredicenne?” “Io sto a sentire tutto.”

Altro messaggio molto importante trasmesso come un semplice dialogo, che sta a insegnare come nella vita ci sia sempre da imparare, da qualsiasi evento e da qualsiasi persona, sia essa più grande o più piccola di te, perché tutto nel mondo può insegnare e il nostro modo per migliorarci, e perseguire il nostro scopo della vita, è imparare.

Sfogliavo il mio vecchio “Giornale delle Corse”, bevendo una birra e fumando, doposbronza bestiale, tremori, depresso; pensavo delicatamente al suicidio, sempre sperando in un angelo fortunato, quando bussarono alla porta, molto lievemente, lo sentii a malapena. Rimasi ad ascoltare e bussarono di nuovo. Nascosi la mia stecca di sigarette Chesterfield sotto il camino e socchiusi la porta.

Sempre molto sottili le descrizioni degli stati d'animo dell'autore, che è anche il protagonista di Il ritorno del vecchio sporcaccione, che anche nei momenti più delicati, pessimistici e depressivi, ha uno stile leggero pur essendo profondo, trasmettendo appieno le sensazioni al lettore che percepisce tutto il malessere e il vuoto interiore, ma senza farlo cadere a sua volta nello stesso stato d'animo, dal quale poi sarebbe complicato uscirne.

Approfondimento

Come in molti romanzi di Charles Bukowski, riusciamo a trovare una profondità esorbitante raccolta in un numero di pagine esiguo, che permette in questo modo l’avvicinamento all’autore da parte di qualsiasi lettore che voglia incominciare a gustarsi le sue opere.

Il ritorno del vecchio sporcaccione è un romanzo davvero particolare, non solo per il suo essere una raccolta di stralci come se fosse davvero un blocco per appunti, ma anche perché, come tutti i romanzi dell’autore, riesce ad ammaliare il lettore senza bisogno di suspense o colpi di scena o strani stratagemmi, ma semplicemente raccontando la vita reale vissuta da una persona reale, che cerca di sopravvivere in un mondo dove se non sei un supereroe non vieni considerato.

Un romanzo forte e veritiero che colpisce l’anima e che sa scavare dentro.

abc
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