Categoria: Chiarelettere

Se hai sofferto puoi capire di Giovanni F. con Francesco Casolo

Dal 9 febbraio in libreria

Domani arriva in libreria Se hai sofferto puoi capire, il toccante racconto autobiografico scritto da Giovanni F. con Francesco Casolo ed edito da Chiarelettere. Spiazzante, ironica, sincera, Se hai sofferto puoi capire è una storia vera che commuove, diverte e fa riflettere.

Mi hanno detto che non devo aver paura perché non cambierà nulla, ma ora che lo so devo fare attenzione, non devo dirlo a nessuno, perché la mia malattia spaventa più quelli che non ce l’hanno che quelli che ce l’hanno.” - Giovanni F., 12 anni

“Sì, ora ve lo dico, ma promettetemi che andrete avanti a leggere. Non fate scherzi. L’ho saputo da poco pure io, me l’ha detto mia mamma, perché è capitato, ma com’è andata lo leggerete più avanti. Dopo ha voluto parlarmi la psicologa e anche la dottoressa che mi conosce da quando sono nato (è parecchio seria la dottoressa ma anche parecchio simpatica e gentile). Mi chiamo Giovanni ho dodici anni (quasi tredici) e sono nato con l’Hiv. Non lo sa nessuno, a scuola, alla polisportiva, all’oratorio, ma ho un gruppo di amici che lo sanno eccome e mi hanno istruito come in una piccola confraternita (sì, Star Wars l’ho visto tutto). Poi c’è mia mamma (mi vergogno un po’ a dirlo ma sono sincero: amo mia mamma! wow, l’ho detto), mio papà che gli voglio bene anche se è impossibile batterlo a Fifa con la PlayStation (accidenti!), mia zia supercreativa e un po’ scombinata (adesso si offende, lo so!) che mi porta a teatro e allo yoga della risata. Ho un desiderio e mi hanno detto che questo libro potrebbe aiutarmi a realizzarlo: vorrei parlare della mia malattia perché il silenzio mi fa sentire un po’ solo (e a me la solitudine proprio non piace) e perché può aiutare anche chi non ce l’ha a non prendersela (questo me l’ha detto la dottoressa, eh). Allora buona lettura” Giovanni.

Francesco Casolo è milanese, appassionato di viaggi e natura. È docente di Storia del cinema presso l’Istituto Europeo di Design (IED) ed è autore, assieme a Robert Peroni, di Dove il vento grida più forte e I colori del ghiaccio (entrambi pubblicati da Sperling & Kupfer). Nel 2012 ha scritto e diretto il documentario I resilienti, reportage dal Cairo sulla primavera araba, presentato al Beirut Film Festival. Per Feltrinelli ha pubblicato, con Ali Ehsani, Stanotte guardiamo le stelle (2016).

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A ciascuno i suoi santi di Franco Bernini

Dal 12 gennaio in libreria

Tra pochi giorni arriva in libreria A ciascuno i suoi santi, il nuovo romanzo di Franco Bernini edito da Chiarelettere. Una ventenne drogata di social network. Due cinquantenni che lavorano in televisione e sono schiavi dei dati di ascolto. Generazioni apparentemente distanti che si incontrano per caso e si rivelano a sorpresa simili. A ciascuno i suoi santi è un racconto on the road alla scoperta di un’Italia smarrita e vivace al tempo stesso. Un’avventura lunga una settimana, una corsa a ostacoli tra i segreti e gli aspetti nascosti del nostro presente, verso un traguardo da cui dipende tutto il futuro. Franco Bernini ci accompagna in questo viaggio con uno sguardo a volte ironico, a volte amaro, sempre capace di stupirci. Un affresco spietato ma anche pieno di speranza.

«Una storia intrigante e inquietante. Difficile non farsi prendere da questo romanzo. Perché ci siamo dentro anche noi.» - Ilvo Diamanti

Enrica non è una ragazza qualunque. È avventata, vitale, imprevedibile. Senza certezze e senza paura. Ma ha un punto debole: tiene troppo al numero dei suoi follower. Nemmeno Bruno Brunori è uno qualunque, è un volto di punta della televisione, tanto che ha forti speranze di condurre il prossimo festival di Sanremo. Però anche lui ha un punto debole: il suo destino è legato indissolubilmente all’Auditel. Ma gli ascolti stanno crollando in maniera irreversibile. Quando Bruno capisce che dovrà dire addio ai suoi sogni e che perderà il lavoro, decide di manipolare i dati. Con la complicità di Pietro, un suo vecchio amico, riesce a mettere le mani sui segretissimi elenchi delle famiglie campione che con le loro scelte determinano il successo. I due si mettono in viaggio attraverso l’Italia a caccia di consensi. Hanno cinque giorni di tempo per salvarsi dal disastro. Vanno di casa in casa, di famiglia in famiglia, entrano in contatto con il ventre del paese. E incappano in Enrica, a cui la provincia va stretta, che per inquietudine si unirà a loro in quest’avventura dall’esito imprevedibile. E scoprirà a sue spese che nulla né in televisione né sul web è come appare.

Franco Bernini è nato a Viterbo nel 1954, vive a Roma. Regista, sceneggiatore e scrittore, ha firmato i soggetti e delle sceneggiature numerosi film, tra i quali di Notte italiana, Il portaborse, Domani accadrà, Chiedi la luna, Un'altra vita, Sud, La lingua del Santo e A casa nostra. Ha scritto e diretto il film Le mani forti, Grolla d’oro alla sceneggiatura, presentato al Festival di Cannes, e, per la televisione, Sotto la luna e L’ultima frontiera. Ha pubblicato alcuni racconti e il romanzo La prima volta.

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Orfani bianchi di Antonio Manzini

Dal 20 ottobre in libreria

È appena arrivata in libreria Orfani bianchi, una toccante storia nata dalla penna di Antonio Manzini ed edita da Chiarelettere. Dopo i romanzi di grande successo con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone, questa volta Manzini racconta un personaggio femminile indimenticabile, che combatte contro un duro destino e che commuove per la sua umanità. Dagli occhi di una donna straniera, costretta a vivere lontana da suo figlio, il ritratto toccante e sincero di come siamo fatti, il sentimento della nostra epoca. Orfani bianchi è una storia contemporanea, commovente e vera, comune a tante famiglie italiane raccontata da Manzini con sapienza narrativa non senza una vena di grottesco e di ironia, quella che già conosciamo, e che riesce a strapparci, anche questa volta, il sorriso.

«Volevo misurarmi con un personaggio femminile. Una donna unica con una vita difficile che per trovare un angolo di serenità è pronta a sacrifici immensi. Mia nonna stava morendo, io guardavo Maria che le faceva compagnia e veniva da un paesino della Romania. E mi domandavo: quanto costa rinunciare alla propria famiglia per badare a quella degli altri?» - Antonio Manzini

Io penso solo a te. Ogni giorno che passa dico: un giorno in meno prima di riabbracciarti. Per ora è così, ma le cose cambieranno, vedrai che cambieranno. Fidati di tua madre.

Mirta è una giovane donna moldava trapiantata a Roma in cerca di lavoro. Alle spalle si è lasciata un mondo di miseria e sofferenza, e soprattutto Ilie, il suo bambino, tutto quello che ha di bello e le dà sostegno in questa vita di nuovi sacrifici e umiliazioni. Per primo Nunzio, poi la signora Mazzanti, “che si era spenta una notte di dicembre, sotto Natale, ma la famiglia non aveva rinunciato all’albero, ai regali e al panettone”, poi Olivia e adesso Eleonora. Tutte persone vinte dall’esistenza e dagli anni, spesso abbandonate dai loro stessi familiari. Ad accudirli c’è lei, Mirta, che non li conosce ma li accompagna alla morte condividendo con loro un’intimità fatta di cure e piccole attenzioni quotidiane. Ecco quello che siamo, sembra dirci Manzini in questo romanzo sorprendente e rivelatore con al centro un personaggio femminile di grande forza e bellezza, in lotta contro un destino spietato, il suo, che non le dà tregua, e quello delle persone che deve accudire, sole e votate alla fine. “Nella disperazione siamo uguali” dice Eleonora, ricca e con alle spalle una vita di bellezza, a Mirta, protesa con tutte le energie di cui dispone a costruirsi un futuro di serenità per sé e per il figlio, nell'ultimo, intenso e contraddittorio rapporto fra due donne che, sole e in fondo al barile, finiscono per somigliarsi. Dagli occhi e dalle parole di Mirta il ritratto di una società che sembra non conoscere più la tenerezza.

«Solo Manzini è davvero all’altezza.» - Antonio D’Orrico, Corriere della Sera

Antonio Manzini ha lavorato come attore in teatro, al cinema e in televisione, e ha curato la sceneggiatura dei film "Il siero della vanità" (regia di Alex Infascelli del 2004) e "Come Dio comanda" (regia di Gabriele Salvatores del 2008). Con Sellerio ha pubblicato racconti e romanzi gialli con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone, poliziotto fuori dagli schemi, poco attento al potere e alle forme: Pista Nera (2013), La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015) e il recente 7.7.2007 (2016), per settimane in testa alle classifiche dei libri più venduti. Sempre nel 2016 ha pubblicato l’antologia Cinque indagini romane per Rocco Schiavone e il racconto satirico Sull’orlo del precipizio (Sellerio). Suoi racconti sono presenti nelle antologie poliziesche Turisti in giallo, Il calcio in giallo, Capodanno in giallo, Ferragosto in giallo, Regalo di Natale, Carnevale in giallo e La crisi in giallo, tutte pubblicate da Sellerio.

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Miss Kalashnikov di Wu Ming 5 e Francesca Tosarelli

Dal 13 maggio in libreria

Tra pochi giorni sarà in libreria Miss Kalashnikov, l’avvincente romanzo di Wu Ming 5 e Francesca Tosarelli edito da Chiarelettere. Una fotografa in guerra. Una sfida al mondo degli uomini. E una scoperta. Un romanzo di formazione, un nuovo grande romanzo-mondo, dall'Italia di questi anni Zero al Congo in rivolta, che ripercorre in modo fedele l'esperienza umana, artistica e politica di una fotografa. Un libro sulle donne, per una volta non vittime ma combattenti, che hanno scelto un percorso di resistenza e non hanno smesso di vivere e di sognare. Una narrazione serrata, che concede molto poco alla fiction e che respira con il reale, con l’esperienza vissuta, toccata, percepita.

Il cuore è altrove, dove le donne hanno scelto di non essere più vittime e provano a prendere in mano la propria vita, o ciò che ne rimane. E combattere".

Miss Kalashnikov è il racconto tutto in presa diretta di una giovane fotografa di guerra che esce dalla comfort zone del quotidiano e porta il suo corpo sul campo, in diversi angoli del pianeta, per ascoltare e darci la possibilità di ascoltare le voci di altre donne. Da Capo Verde al confine tra Libano e Siria, alla Repubblica democratica del Congo, il viaggio di F. finisce in un continente depredato prima dal colonialismo e ora dalla globalizzazione, nelle zone devastate dalla violenza della lotta civile o della guerriglia, nei luoghi del mondo che sfruttiamo ogni giorno mentre viviamo le nostre comodità mai in discussione. F. vuole vedere e scoprire con i suoi occhi un mondo altro, senza più tutti i filtri di una cultura dominante. Lo fa accompagnando in mare i pescatori capoverdiani che non hanno più niente a pescare; lo fa improvvisando passi di batuque con le raccoglitrici di sabbia dell’isola costrette, per sopravvivere, a devastare le spiagge ormai ridotte a ciottoli; lo fa incontrando le combattenti congolesi del gruppo ribelle Mai Mai Shetani. Storie toccanti, di donne che amano, sognano, ballano, si truccano, e al tempo stesso si ribellano, lottano, uccidono.

Wu Ming 5 (Riccardo Pedrini) è membro fondatore del collettivo di autori Wu Ming. Ha firmato lavori collettivi come Manituana (Einaudi), Altai (Einaudi) e il recente L’armata dei sonnambuli (Einaudi), l’ultimo grande romanzo storico del collettivo. Musicista, continua l’attività con i bolognesi Nabat, uno dei gruppi di culto della scena punk rock italiana e internazionale.

Francesca Tosarelli ha lavorato come fotogiornalista indipendente, i suoi reportage sono stati pubblicati sulle maggiori riviste internazionali, tra cui The Sunday Times, Le Monde, Der Spiegel, Internazionale. Attualmente è regista del progetto crossmediale Miss Kalashnikov, che esplora le forme contemporanee di ribellione al femminile in zone di guerra, attraverso la combinazione di fotografia, scrittura e piattaforme interattive. È membro fondatore di Matchbox Media, un collettivo di autori indipendenti che si occupa di storytelling multimediale.

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La tempesta di Sasà di Salvatore Striano

Dal 22 aprile in libreria

La prossima settimana arriverà in tutte le librerie La tempesta di Sasà, il libro di Salvatore Striano edito da Chiarelettere. Il romanzo che ci racconta la storia vera dell’autore, della sua vita salvata da Shakespeare e dall'amore per i libri. La tempesta di Sasà narra del riscatto da un destino che sembrava segnato per sempre, perché nella vita possiamo perderci e, molto spesso, ci perdiamo. Ma non è mai per sempre.

Salvatore Striano a quattordici anni aveva la guerra in testa, la cocaina nel sangue e due pistole infilate nei calzoni. Era uno dei leader delle Teste matte, una banda di ragazzini terribili che si sono fatti camorristi per difendersi dalla camorra. Vita di strada, anni di sangue. Poi il carcere, non ancora trentenne. Un destino segnato, il suo. Invece è proprio dal punto più basso e disperato che la vita stravolge. Grazie a un amore che resiste nonostante tutto. Grazie alla scoperta magica dei libri e della letteratura, di Shakespeare che inizia a scorrergli nelle vene come una droga che non uccide ma salva. Proprio lui che a scuola non ci è mai andato. Questo romanzo racconta la sua rinascita, dall’inferno del carcere spagnolo di Valdemoro (Madrid), passando per Rebibbia e diventando, oggi, uno dei più sorprendenti e stimati attori italiani. Una storia che parla di noi, della paura di cadere e, se cadiamo, di non farcela a rialzarci, di tradimento, perdono, vendetta, dell’irresistibile desiderio di libertà, dei sentimenti lieti e tristi che ci accompagnano quando viviamo davvero e del deserto che invece ci governa quando ci lasciamo vivere pensando che sia già tutto deciso, chissà da chi e chissà dove. La tempesta di Sasà è un libro sul potere delle parole e della letteratura, sull’amore per i libri che può cambiare la vita. Sasà ne è la prova vivente. La sua personale e travolgente tempesta, la testimonianza più vera e più bella.

«Mai arrendersi perché nella vita tutto è possibile, e Salvatore Striano ne è la prova vivente.» - La Repubblica

Salvatore Striano (1972) è stato tante cose. Nato e cresciuto nel cuore di Napoli, in una delle zone più controllate dalla criminalità, a sette anni vendeva sigarette nei vicoli dei Quartieri spagnoli. A nove anni rubava rossetti e mascara nei centri commerciali per rivenderli alle prostitute, alle quali conduceva i soldati americani appena sbarcati al porto. A quattordici anni spacciava cocaina e diventava una delle figure più carismatiche delle Teste matte (una storia che ha raccontato nel romanzo Teste matte, scritto con Guido Lombardi e pubblicato da Chiarelettere nel 2014). Poi la fuga e la latitanza in Spagna, l’arresto, il carcere, prima a Madrid poi a Rebibbia, dove ha incontrato un maestro, Fabio Cavalli, che gli ha fatto scoprire la letteratura, Shakespeare, il teatro. Da allora, riconquistata finalmente la libertà, è stato un camorrista per Matteo Garrone (Gomorra), un rapinatore per Guido Lombardi (Take five) e molti altri personaggi, al cinema e in tv. Nel 2012 arriva la consacrazione, con il film Cesare deve morire, tratto dal Giulio Cesare di Shakespeare (Orso d’oro al Festival di Berlino). Come nel piccolo teatro del carcere di Rebibbia, ancora una volta Shakespeare ha dato una nuova direzione alla sua vita.

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Razza di zingaro di Dario Fo

In libreria dal 14 gennaio 2016

Sarà in libreria da metà gennaio Razza di zingaro, il nuovo romanzo del premio Nobel Dario Fo edito da Chiarelettere. La storia toccante e vera del pugile sinti Johann Trollmann, lo zingaro campione di boxe che da solo sfidò il regime nazista.

Johann Trollmann (1907-1943) è un pugile, il più bravo di tutti nella Germania nazista. Ma c’è un particolare: Johann è sinti, uno zingaro. Nel 1914, nella Germania del nord, ad Hannover, ancora ragazzino accompagna un amico di un anno più grande di lui all'allenamento di boxe nella palestra della Scuola secondaria del loro rione. Johann ha solo otto anni ma, da allora, la sua vita non sarà più la stessa. Salendo sul ring nasce dentro di lui un sentimento nuovo: un’energia e una passione assoluta per la boxe. Inizia così la sua formazione, il suo approccio ad uno sport che nasconde in sé una grande etica che il ragazzo arricchisce con i valori e la tradizione della sua gente. La sua dedizione lo condurrà sui maggiori ring mondiali a guadagnare strepitose vittorie, una più emozionante dell’altra, con il pubblico (soprattutto femminile) in visibilio. Ma uno zingaro non è come gli altri tedeschi: come può rappresentare la grande Germania alle Olimpiadi del 1928? Le strade del successo ben presto gli vengono sbarrate, il clima politico peggiora, il nazismo travolge tutto, con le sue atrocità e le leggi razziali, senza risparmiare neanche la vita del campione e quella della sua famiglia. Non importa che Johann sia il più bravo, il titolo di campione dei pesi mediomassimi gli verrà negato, nonostante la vittoria sul ring. Da quel momento la sua vita diventa impossibile: prima il divorzio cui è costretto per salvare la moglie e la figlia, poi la sterilizzazione, la guerra cui partecipa come soldato e infine il campo di concentramento e l’ultima sfida, quella decisiva, contro il kapò, che vincerà, e per questo sarà punito. Con la morte.

Negli stessi giorni dell’uscita del pregevole lavoro di Mauro Garofalo con Alla fine di ogni cosa. Romanzo di uno zingaro, ora tocca a Dario Fo, grazie a una ricerca meticolosa e storicamente ineccepibile di Paolo Cagna Ninchi, recuperare la vicenda dimenticata di Johann Trollmann e riproporla in una vibrante ricostruzione narrativa alla nostra attenzione distratta: un modo efficacissimo per parlare indirettamente del presente che non vogliamo vedere. Razza di zingaro è un libro da leggere non solo per conoscere questa affascinante storia, ma anche per rileggere i nostri tempi e l’attualità, per sfatare ogni luogo comune, per combattere il pregiudizio. Il premio Nobel per la letteratura ci stupisce così con un altro imperdibile, commovente romanzo che ci fa capire cosa significava, per uno zingaro o un ebreo, vivere in un momento storico così difficile e drammatico. Solo di recente, infatti, la Germania ha riconosciuto il valore e l’autenticità di questa storia consegnando alla famiglia Trollmann la corona di campione dei pesi mediomassimi negata a Johann ottant’anni prima.

Dario Fo, nato il 24 marzo del 1926 a Sangiano, in provincia di Varese, è attore e autore teatrale. Famiglia antifascista, suo padre era tranviere e sua madre contadina. Da giovane si trasferisce a Milano, dove studia presso l’Accademia di belle arti di Brera e poi Architettura presso il Politecnico di Milano, che lascerà prima di conseguire la laurea. Durante la guerra si arruola, ancora giovanissimo, nell’esercito fascista. Terminata la guerra, inizia a dedicarsi alla recitazione con le sue prime prove di teatro-cabaret. Dal 1950 lavora per la RAI in qualità di attore e autore di testi satirici. Nel 1952 scrive i monologhi radiofonici del “Poer nano”, che dopo essere stati mandati in onda vengono anche rappresentati al teatro Odeon di Milano. Nel 1954 sposa la collega e attrice Franca Rame e si trasferisce a Roma. Intanto Dario Fo lavora come soggettista per il cinema. Nel 1959 crea con la moglie un gruppo teatrale. Si dedica anche alla televisione, scrivendo per il programma “Canzonissima”. Nel 1963 torna a dedicarsi al teatro, costituendo sempre con Franca Rame il gruppo Nuova Scena, con l’obiettivo di creare un teatro alternativo e popolare. Nel 1969 fonda il Collettivo Teatrale la Comune con il quale nel 1974 occupa a Milano la Palazzina Liberty. In questo periodo scrive, dirige ed interpreta testi in cui si fondono felicemente umorismo paradossale, comicità clownesca (derivata dalla tradizione popolare giullaresca e dalla Commedia dell’Arte) e satira politica. Per i suoi monologhi ha inventato una vera e propria lingua, il grammelot, creativo ibrido dei diversi dialetti dell’Italia settentrionale. L’opera più famosa di Dario Fo, “Mistero Buffo” è del 1970, ma a questa ne seguono molte altre. Nel 1977 torna a lavorare per la televisione, sempre con la stesso spirito e con la stessa passione per la satira. Nei testi successivi ha attenuato l’impronta militante, rivitalizzando la vena comico-farsesca delle prime prove e sviluppando parallelamente un’ampia riflessione sul proprio lavoro. Senza mai abbandonare totalmente il suo impegno politico e nel sociale, in Il mondo secondo Fo (2007) ripercorre con l’ironia e l’irriverenza di sempre le sue avventure artistiche e civili. Grazie al suo impegno costante nel campo del teatro e della letteratura, Dario Fo nel 1997 ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, "per avere emulato i giullari del Medio Evo, flagellando l'autorità e sostenendo la dignità degli oppressi”.

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