Categoria: China Miéville

Recensione di Embassytown di China Miéville

Embassytown è una cittadina di Arieka, un pianeta ai confini dell’universo colonizzato dagli umani in un futuro lontano e indefinito. Gli Ariekei sono i nativi di questa terra, umanoidi dotati di ampie ali e di due bocche che utilizzano congiuntamente per comunicare, dando origine a una Lingua senza eguali in tutto l’universo. Ed è proprio questa Lingua impenetrabile a rendere difficile la convivenza tra umani e coloni. Nessuno è in grado di apprenderla e di parlarla, ad eccezione degli Ambasciatori, metà simbiotiche modificate geneticamente a cui spetta il delicato compito di gestire i rapporti tra i due popoli.

È qui che Avice Benner Cho cresce, sotto lo sguardo attento dei turnogenitori. Ed è qui che la giovane colona umana scopre la propria predisposizione per l’esplorazione, tanto da maturare la decisione di diventare immergente e di partire alla volta dello spazio. A seguito di innumerevoli viaggi, esperienze e di ben quattro matrimoni, Avice fa ritorno a Embassytown per compiacere Scile, l’ultimo marito, un esperto di linguaggio interessato alla Lingua.

Quando Avice sbarca su Arieka l’atmosfera è tesa, poiché un nuovo Ambasciatore sta per essere eletto. Si tratta di EzRa, formato e cresciuto a Bremen, il Paese colonizzatore, anziché a Embassytown come tutti gli altri Ambasciatori. Quando EzRa tiene il suo primo discorso pubblico in Lingua, sortisce un effetto imprevisto: gli Ariekei sembrano sotto l’effetto di una droga e diventano immediatamente dipendenti dalle sue parole. Questo è solo il primo di una serie di episodi destinati a sconvolgere definitivamente Arieka e i suoi equilibri.

Chi è EzRa? Quali fini politici si nascondono dietro la sua nomina? Come fa il nuovo Ambasciatore ad avere un effetto narcotico sugli Ospiti? Che ne sarà di Embassytown? Avice farà propri questi interrogativi e cercherà di difendere fino alla fine la sua terra.

Una capacità narrativa pregnante, un senso dell’immaginazione sorprendente. China Miéville porta in libreria un fantasy decisamente fuori dall’ordinario.

Approfondimento

China Miéville è un Creativo e si badi, la maiuscola non è un errore di battitura. Ha saputo dare vita a un fantasy capace di distinguersi nettamente dagli altri, in primis per la scelta originale del protagonista. Non un personaggio, non un mondo, non un’epoca: la Lingua. L’autore ha forgiato un linguaggio del tutto nuovo, ne ha curato i particolari e lo ha reso perno di una narrazione senza precedenti.

I personaggi che Miéville fa sfilare nel suo Embassytown sono ulteriore prova del suo estro. Basti pensare agli Ambasciatori, metà simbiotiche che impersonano eco e inciso per poter parlare la Lingua. O ancora ad Avice, che non può parlare il linguaggio ma ne è parte come similitudine: La ragazza che mangiò ciò che le venne offerto.

Tuttavia se Miéville si è dimostrato capace di tratteggiare ogni singolo particolare, non è stato altrettanto abile nel creare la visione d’insieme. Il libro comincia in modo difficile e pesante, magari solo per i non habitué al fantasy. Fin dalle prime pagine ci si sente persi, catapultati in un mondo di cui non si capiscono i connotati, privi di una bussola con la quale orientarsi. La narrazione sfalsata in più piani temporali e le descrizioni disordinate e frammentarie, hanno l’effetto di aumentare il senso di smarrimento. Discutibile è infine l’utilizzo di alcune espressioni tipiche della nostra epoca ma improbabili in un futuro tanto lontano.

Embassytown non è un libro per chi apprezza i fantasy, ma per chi li adora.

abc
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