Categoria: Chitra Banerjee Divakarunion

Recensione di La maga delle spezie di Chitra Banerjee Divakarunion

In una strada di Oakland, California, tra i profumi di cannella e zenzero si nasconde un pezzo d'India. Da lì proviene l'anziana signora proprietaria di una piccola bottega, che si muove barcollante tra il bancone e gli scaffali traboccanti di spezie: La maga delle spezie è la sua storia.

Della vecchia Tilo si dice sia un po’ bizzarra e che abbia strani poteri, ma nessuno conosce nulla della sua vita, di chi o cosa l'abbia portata fin lì, né cosa si nasconda dietro la sua parvenza di magia. Lei è tanti nomi e diverse vite. Diverse vite ma un unico potere.

La storia di Tilo ha inizio in uno sperduto villaggio indiano dove ancora bambina viene rapita dai pirati. È proprio il suo girovagare per mari che la porterà ad approdare su una meravigliosa isola stregata al cospetto della “Grande madre”. Da lei la giovane Tilo apprende ogni segreto dell’arte delle spezie, un potere che una volta finita in America le permetterà di aiutare chi, come lei, si è lasciato l'India alle spalle.

Uomini e donne sfilano nella sua bottega con le loro vite, i desideri e le fatiche, speranze e delusioni e nessuno, varcata quella soglia, può trattenersi dal confessare ciò che tormenta la propria anima. Ma la missione che Tilo ha scelto ha un prezzo: significa rinuncia alla giovinezza, alla libertà, alla famiglia e ai rapporti umani. Questo è l’enorme costo della magia delle spezie, di un potere che, cosa più importante, non può per alcuna ragione essere usato a beneficio personale. La scelta di una vita di sacrifici per governare i poteri delle spezie viene però messa a dura prova quando Raven, un misterioso americano, si affaccia alla sua bottega. Il destino gioca un tremendo scherzo alla maga, scatena in lei sentimenti contrastanti e fa vacillare i suoi poteri con conseguenze che potrebbero rivelarsi terribili. Qual è quel sentimento proibito che pare soffocare Tilo in quella vita che si è scelta e che credeva l’unica possibile?

Oh l’ironia del desiderio, sempre pronto a inseguire il liquido baluginare della duna più lontana. Talvolta solo per scoprire come non sia affatto diversa dalla sabbia riarsa sulla quale ci trovavamo giorni, mesi, anni prima, struggendoci di bramosia.

 
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Approfondimento

Difficile resistere a La maga delle spezie già dalla copertina. La scelta di Einaudi – quanto mai azzeccata – calamita inesorabilmente l'occhio dell'avventore della libreria di turno verso la caleidoscopica ricchezza di colori delle spezie, ammaliando anche il più scettico ai facili abbagli di una bella immagine in copertina. Eppure pare quasi di percepire anche l'esotico profumo di quelle spezie... Abile marketing editoriale o questa sensazione è solo l'inizio della magia?

La lettura di questo romanzo ha costituito per me una scommessa per un genere che era – e rimane – decisamente lontano dai miei gusti personali. Non è stata un'impresa facile portarlo a termine. Si tratta di un romanzo che va letto con calma, quasi una poesia che fisiologicamente richiede i suoi tempi, che si perde tra raffinati ricami fatti di descrizioni e metafore. O forse, molto semplicemente, ogni volta che si aprono queste pagine si parte per un viaggio che ci trasporta in una dimensione completamente nuova che vale la pena vivere senza fretta. Rimane comunque innegabile la poetica maestria di Chitra Banerjee Divakarunion che, con le sue parole, ci fa scoprire un angolo di mondo misterioso e magico, un'atmosfera suggestiva che si nasconde nel nostro incolore occidente. Qui sono le spezie le uniche signore incontrastate che scrutano ogni gesto della loro maga.

Un'avvertenza, benché relativa, è che si tratta forse di un romanzo più adatto a un pubblico femminile. Rimane il fatto che l’accuratezza della forma, le suggestive ambientazioni e le magiche tradizioni della cultura indiana non possono lasciare indifferente alcun tipo di lettore.

Queste pagine non mancano anche di contenuti profondi quando ci mostrano in una prospettiva inedita le vicende degli immigrati indiani nel “nuovo mondo”, del loro ritrovarsi in un contesto radicalmente diverso da quello di origine, così come dei nativi americani e delle derive alle quali può portare l'emarginazione. Le storie che ogni avventore della bottega confida alla maga, in questo senso, rappresentano delle perle di rara delicatezza e sensibilità: l’orgoglioso nonno di Geeta, la dolce Lalita, l’incauto Hauroun, l’insicuro Jagjit. Tilo non resiste dal tentare di donare loro la vita che meritano; una storia taumaturgica laddove la guarigione degli altri serve infondo a guarire sé stessi:

Quando si ha il cuore indurito dal proprio dolore, è facile restare indifferenti a quello altrui.

Certo rimane che in questa sorta di Chocolat speziato l’evolvere della trama volge al sentimentale, ma senza che questa diventi la nota predominante: insomma, chiamarlo romanzo sentimentale sarebbe sicuramente riduttivo e, a ben vedere, il finale è meno scontato di quello che sembra e sa andare, così come in tutto il romanzo, ben oltre le semplici apparenze.

La maga delle spezie è quindi dedicato a chi, uomo o donna che sia, abbia voglia di intraprendere un viaggio suggestivo, immergersi in una favola di profumi e magia perché, che ci si creda o meno, queste tradizioni sapranno sempre suscitare in noi una grande attrazione e un misterioso fascino. Provate a fatevi catturare per un po’ dalla meraviglia e dall’incanto.

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