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Recensione di Il cielo diviso di Christa Wolf

Di giorno Rita lavorava, la sera leggeva romanzi, e una sensazione di abbandono si faceva strada dentro di lei. Ed ecco che incontrò Manfred, e a un tratto intravide cose che non aveva mai viste.

È sufficiente una semplice domanda da parte di Manfred, “Sarebbe capace d’innamorarsi di uno come me?”, cui Rita non esita a rispondere “Si”, perché la storia d’amore tra i due ragazzi abbia inizio. Sembra tutto semplice: forse troppo. Una giovane donna, costretta a svolgere un lavoro ripetitivo e noioso che rischia di portarle via anche l’ultimo alito di vita, incontra un ragazzo, di cui immediatamente s’innamora. Ma non è tutto. Dopo l’incontro con Manfred, Rita conosce Erwin Schwarzenbach, docente all’istituto magistrale, che la incoraggerà a riprendere gli studi. Una nuova vita ha quindi inizio. Tutto perfetto: quasi tutto. Perché c’è qualcosa con cui diventa ora indispensabile fare i conti: lo spazio e il tempo. Germania Est, anno 1960. Una Germania ancora non divisa dal Muro, in cui è comunque possibile percepire chiaramente l’estraneità di quella che, ormai, non può che essere definita come “l’altra parte”. L’altra parte di che cosa? L’altra parte di una Nazione che in molti continuano a percepire come un tutto unico. Un tutto unico che però non esiste più. E non c’è perdono per chi decide di abbandonare l’Est per trasferirsi nell’Ovest. Non c’è perdono per chi abbandona la causa comunista. La favola dunque non esiste: Rita deve vivere nella vita vera, imparando a conoscere i ritmi e i problemi del lavoro in fabbrica. Inaspettatamente, però, quella della fabbrica diventa per lei, fin da subito, la sua causa: una causa in cui crede e di cui non può che sentirsi parte.

Il racconto de Il cielo diviso è stato svolto da Christa Wolf, l’autrice, su due distinti piani: al monologo rievocativo di Rita si alterna, infatti, la narrazione degli eventi affidata alla voce di un narratore onnisciente. Un espediente letterario, quello di congiungere il presente con una serie di flashback, che, in questo caso, rischia di rendere la lettura faticosa e discontinua. Si ha spesso la sensazione di perdere il filo della storia, ritrovandosi estranei a una festa cui si pensava di essere stati invitati.

Approfondimento

Il cielo diviso venne pubblicato nella Repubblica Democratica Tedesca nel 1963. L’anno seguente fece la sua comparsa nella Germania Ovest. Nessun muro fu capace di impedirne la diffusione. Perché? La ragione va forse cercata nel fatto che, all’interno del romanzo, sono presenti elementi che ne consentirono l’affermazione sia a est che a ovest di Berlino. La critica al mondo capitalista, alle sue dinamiche e alla sua smania consumistica, si alterna a un’analisi dei problemi presenti all’interno della Germania Orientale tra cui gli effetti contradditori provocati dalla nazionalizzazione delle fabbriche.

Attraverso le parole della Wolf, è possibile vedere nitidamente una realtà spesso studiata in modo sterile attraverso i libri di storia. Che cosa voleva dire vivere in una Nazione divisa? Cosa poteva significare salire su un treno per Berlino sapendo che non si sarebbe più tornati indietro? Senza la presunzione di offrirci risposte o certezze, la Wolf ci propone un caleidoscopio ricchissimo d’immagini, sensazioni, idee e sentimenti.

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