Categoria: christine orban

Recensione di Ricordati di essere felice di Christine Orban

“E mio padre, come se avesse intuito a quali pericoli mi sarei potuta esporre, mi aveva mormorato: «Ricordati di essere felice». Quelle parole mi tornano in mente in quel luogo dove non ho nessuna  ragione di essere. Perché ho dimenticato il suggerimento di mio padre, perché ho dimenticato che ero felice?”.  (Christine Orban – “Ricordati di essere felice”)

Il concetto di felicità è vasto; vastissimo. Soprattutto perché è interpretabile in vari modi, a seconda delle esigenze del momento. Eppure se ci pensiamo, siamo concordi nell’affermare che il vero stato di benessere che più gli si avvicina, deriva dalle piccole cose, dagli affetti più cari, dall’ambiente in cui riusciamo a sentirci “noi stessi” e a “casa”. E allora perché non siamo capaci di godere di quello che abbiamo, e siamo sempre attratti da altro? Da situazioni nuove, che ci fanno “perdere l’attimo”? Perché non ci accorgiamo che la felicità la stavamo già vivendo, mentre passavamo tutto il tempo a lamentarci, per poi riconoscerla soltanto quando perdiamo tutto? È il leitmotiv attorno al quale ruota questo libro. Ricordati di essere felice di Christine Orban, che suona come uno splendido augurio, e che è stato stampato nel maggio 2012 da Piemme Editore. L’autrice è di origini marocchine, di Casablanca, ma vive a Parigi. Ha saputo riportare sapientemente sulla carta l’atmosfera che regna in entrambi questi Paesi, con le loro priorità, le loro piccole ingenuità e vizi: due modi diversi di vivere la vita.

L’opera, disponibile anche in versione ebook, è divisa in due parti. La parte prima si svolge a Fédala, in Marocco, mentre la parte seconda a Parigi. È la storia di Marie, chiamata da tutti Maria-Lila, una quattordicenne che conduce un’esistenza tranquilla a Fédala, una città balneare del Marocco. Le sue giornate trascorrono fra bagni di mare con l’amica del cuore Sofia, e i primi approcci amorosi col fidanzatino Bobby. La paura più grande di Marie è di diventare indolente come la madre, una persona arrendevole e priva di aspirazioni che, al sole della spiaggia, preferisce i “bagni d’ombra” seduta sotto un albero. A portare un po’ di novità e di brio è la cugina Fifi, che vive a Parigi e raggiunge la famiglia di Marie d’estate, durante le vacanze. Un’adulta bambina, dalla personalità eccentrica, Fifi è convinta che la vita abbia senso solo se sei magra e vivi a Parigi. E così Maria-Lila, estate dopo estate, inizia a sognarla quella vita parigina, quell’eldorado della vita mondana che, nonostante il parere contrario dell’amica Sofia, si ostina a voler un giorno raggiungere.

Finalmente Marie cresce e si trasferisce a Parigi per studiare, ma presto si renderà conto che nulla è come aveva immaginato. L’”oro” che Fifi faceva luccicare, era solo un’illusione. A Parigi Marie giunge all’amara consapevolezza che prendere coscienza della debolezza dei genitori, e degli adulti in genere, segna per sempre la fine dell’infanzia. La cugina, affetta da un complesso di inferiorità, in realtà ha sempre vissuto una vita “per procura”, ha sempre voluto spingere Marie verso quel mondo e quei successi dai quali è stata esclusa. Ha desiderato che la ragazza vincesse laddove lei era stata sconfitta. La felicità Maria-Lila l’ha assaporata, in un tempo passato. E aveva le sembianze di Fédala, della madre, del padre, di Sofia. Come mai non ha saputo riconoscerla?

Una storia scritta con eleganza, attraverso una prosa sobria ed altamente introspettiva. La protagonista parla in prima persona, o meglio, le sue sono soprattutto delle riflessioni espresse ad alta voce. Si interroga, si risponde, torna a scandagliare il proprio animo che diventa tormento condiviso dalla società intera. L’illusione e la relativa disillusione che ne deriva, sono i cardini attorno ai quali ruota l’intera storia. I personaggi sono singolari e sarà difficile dimenticarli, mentre potremmo dire che il concetto di umanità sia testimone ancora una volta delle sue stesse debolezze. L’uomo è capriccioso, a volte cieco. Desidera sempre quello che non ha, salvo poi pentirsi amaramente.

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