Categoria: Ci sono bambini a zig zag scheda libro

Recensione di Ci sono bambini a zig zag di David Grossman

Una singolare avventura aspetta il tredicenne Amnon Feierberg (detto Nono) in occasione del suo bar-mitzvah, quel giorno in cui – secondo la legge ebraica - un bambino ebreo raggiunge l’età della maturità e diventa responsabile per sé stesso, ormai capace di distinguere tra il bene e il male. Ed è una strana coincidenza come proprio in questo giorno importante, Nono si trovi a fare delle scelte tra bene e male, tra giusto e ingiusto, tra legale ed illegale, tra ciò che farebbe il bravo figlio di uno dei poliziotti più onesti della città, e ciò che farebbe invece il figlio di un delinquente, di un ladro, di un ricercato.

Guidare un treno e farlo fermare in mezzo alla campagna ingannando il macchinista, nascondersi dai poliziotti, correre su auto rubate, guidare di notte una scavatrice per “riportare il mare” ad un’intera città.. il tutto in compagnia di un misterioso personaggio, Felix, che solo alla fine rivelerà la sua vera identità, diventando per Nono il tassello di un passato di cui suo padre non gli ha mai parlato. Questo libro delizioso e scorrevole diventa ad ogni pagina più coinvolgente. Grossman in Ci sono bambini a zig zag racconta i fatti in prima persona, come il ricordo di una persona ormai adulta, ma con uno stile talmente immediato ed un linguaggio a tratti ingenuo, che è come se si calasse perfettamente nei panni di quel tredicenne un po’ ribelle, che proprio non riusciva a stare nelle righe dettate del padre, pur sentendosi in colpa per questo.

Nono rinnega una parte di sé stesso, la combatte, senza sapere che quell’irrequietezza, quel “formicolio” che sente ogni tanto dentro la sua testa e che lo rende un vero combina-guai, è in realtà parte del suo sangue e nel suo passato. E tutto il racconto di Ci sono bambini a zig zag è una scoperta graduale, un crescendo di ricordi, maturità e presa di coscienza.

Tutto comincia da un gioco organizzato dal papà e da Gabi, la matrigna di Nono, un’amica e sua unica figura femminile di riferimento. In occasione del bar-mitzvah, il papà e Gabi mettono Nono su un treno per Haifa, diretto dal severo zio Shemuel, professore e autore di manuali di pedagogia e di educazione civica, con la speranza che i suoi metodi possano raddrizzare un po’ il carattere ribelle di questo bambino “a zig zag”. O almeno, questo è quanto crede Nono. Ma il viaggio si rivela da subito un’incredibile sorpresa:  il vero regalo è proprio su quel treno in movimento!  In ogni vagone è stata allestita dal papà e da Gabi una sorta di caccia al tesoro, con attori travestiti da passeggeri, tra i quali Nono dovrà destreggiarsi e fare delle scelte, e una serie di indovinelli e piccoli enigmi da risolvere. Dopo un iniziale sbigottimento ed incredulità, Nono capisce il gioco e decide di divertirsi, ma quasi subito incontra quello che crede essere l’attore principale dell’intera messinscena, magari proprio il premio finale: Felix Glick. Personaggio enigmatico ed elegante, che attrae Nono in modo irreversibile, e lo convince a seguirlo giù dal treno per vivere la più incredibile delle sue avventure.

Delicato e divertente, a tratti emozionante, Ci sono bambini a zig zag ci fa sentire come dei ragazzini alle prese con un libro di avventure. Ma proseguendo nel racconto, emergono aspetti complessi e delicati, come il rapporto con il papà, figura severa e apparentemente distante, ma invece presente, premurosa, in difficoltà nel momento in cui deve esprimere un sentimento. La figura della mamma di Nono, che rimane marginale fino alla fine del libro, e quella di Gabi, che non è una vera matrigna, ma è lei, Gabi, la Gabi di Nono. Tenerezza, ricordi, momenti raccontati con attenzione e dolcezza, perché la mamma alla fine è qualcosa che va oltre il ruolo biologico. Un libro semplice, ma singolare, che cresce ad ogni capitolo, adatto a tutte le età: per i ragazzi, una serie di avventure che lasciano a bocca aperta; per gli adulti, l’occasione di perdersi un po’ in una storia intensa e ricca di colpi di scena.

 Sara Ballarin

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