Categoria: ciò che inferno non è

Recensione di Ciò che inferno non è di Alessandro D’Avenia

Padre Pino Puglisi (1937-1993), primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia, è stato insegnante di Alessandro D'Avenia al liceo, il quale in questo romanzo ha voluto scandagliare il mistero del sorriso con cui Pino Puglisi è andato incontro alla morte (http://mauroleonardi.it/2014/10/28/ilsussidiario-net-intervista-ad-ale-davenia/). Preceduto da un meticoloso lavoro di documentazione, Ciò che inferno non è “racconta” l'ultima estate del Don Pino che D'Avenia ha realmente conosciuto: un libro che non vuole essere, pertanto, né antimafia né agiografico.

La voce narrante del romanzo è quella di Federico, che sceglie di affiancare Don Pino nel continuo tentativo di regalare un po' di gioia e di serenità ai bambini che vivono nel tristemente famoso quartiere Brancaccio di Palermo. Tra quelle case e quei vicoli, descritti con toni sorprendentemente evocativi, Federico scopre una realtà diversa rispetto a quella che ha sempre conosciuto, impara a confrontarsi con le difficoltà, con la paura, con quello da cui la famiglia vorrebbe proteggerlo e scopre il vero se stesso.  Accanto a lui c'è una ragazza, Lucia, che vive nel quartiere, sogna di diventare maestra e di andare all'Università: anche lei, come Federico e come Don Pino, cerca di portare un sorriso a quei bambini, di nutrirli d'amore affinché l'inferno non possa attecchire in loro.

Tra loro sboccia l'amore, ed è anche per questo che Federico trova il coraggio per attraversare sempre più spesso il passaggio a livello che separa Brancaccio dalla Palermo in cui ha sempre vissuto: quella del passaggio a livello come linea di confine ma anche di speranza – passano i treni, e i treni conducono altrove, lontano – è forse l'immagine che più mi è piaciuta, che sottolinea come a pochi chilometri di distanza possano convivere due realtà tanto diverse.

Ciò che inferno non è è una storia di speranza, di amore: anche se tutti sappiamo, alla prima pagina del libro, che Padre Pino verrà ucciso il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, non c'è traccia di rassegnazione. I “suoi” bambini non lo dimenticheranno, e hanno conosciuto attraverso di lui l'amore di Dio, e uno stile di vita che non è quello improntato alla violenza. Ovviamente, Dio e la religione sono molto presenti in questo libro: tuttavia non c'è traccia di bigottismo, e anche un'agnostica come me può apprezzare i messaggi che veicola.

Quello che non ho apprezzato, purtroppo – e credo giustifichi il voto basso che ho assegnato al romanzo – è il modo in cui è scritto. La prosa, articolata e complessa, risulta faticosa e pesante, infarcita di citazioni letterarie che se in Bianca come il latte, rossa come il sangue e Cose che nessuno sa mi erano piaciute, ora ho trovato un po' eccessive. Ho come l'impressione che in questo romanzo lo stile dell'autore si sia appesantito, perdendo spontaneità e acquisendo – peccato – stucchevolezza. Il personaggio di Federico è – a parer mio – inverosimile, pensa per immagini letterarie e la descrizione del suo innamoramento per Lucia è scontata, narrata attraverso una scrittura aforistica e sdolcinata, priva di legami con la realtà fisica delle cose.

Inoltre, Federico mi pare assomigli, forse non nel carattere ma nel modo di pensare, a Leo di Bianca come il latte e rossa come il sangue, e Padre Pino ricorda i professori degli altri romanzi di D'Avenia: insomma, io ho avuto la sgradevole sensazione di un romanzo nuovo nel quale sono rimescolati gli stessi ingredienti dei precedenti.

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Ciò che inferno non è di Alessandro D’Avenia

Alessandro D’Avenia, studente nel liceo dove Padre Puglisi insegnava, ha raccolto la sfida che la vita allora gli aveva lanciato: raccontare quegli anni terribili con gli occhi di un giovane. 

cover_davenia_123 maggio 1992, la scuola sta per finire e un gruppo di liceali palermitani sta festeggiando in piscina, quando dalla tv giungono le immagini della strage di Capaci. Federico è uno di quei ragazzi, porta il nome di un sovrano antico, e come lui ama la letteratura e la sua terra.

Mesi dopo, alla fine di un nuovo anno scolastico, mentre si prepara ad andare a Oxford per un mese di studio, Federico incontra 3P, il prof di religione. Lo chiamano così perché il suo nome intero è Padre Pino Puglisi, e lui non se la prende: sorride.

3P invita il ragazzo ad andare a Brancaccio, a dargli una mano con i bambini del centro Padre Nostro, che don Pino ha inaugurato per strapparli ai “padrini” del quartiere, parodia violenta della paternità.

Quando Federico attraversa il passaggio a livello che porta a Brancaccio, ancora non sa che in quel preciso istante incomincia la sua vera vita. Quella sera tornerà a casa senza bici, con il labbro spaccato da un pugno e con la sensazione di dover ricominciare da capo: dal buio dei vicoli controllati da uomini senza scrupoli come il Cacciatore, 'U turco, Nuccio; dalle vite spesso disperate, durissime, ma anche felici di Francesco, Maria, Dario, Serena e tanti altri; e da Lucia, ragazza dagli occhi pieni di coraggio e limpidezza...

Fino al 15 settembre 1993: il giorno del cinquantaseiesimo compleanno di padre Pino, lo stesso in cui viene ucciso. Il giorno in cui la bellezza e la speranza per Palermo restano affidate alle sue mani di ragazzo, chiamato a cercare e difendere, in mezzo all'inferno, Ciò che inferno non è.

Alessandro D'Avenia, trentasette anni, dottore di ricerca in Lettere classiche, insegna Lettere al liceo ed è sceneggiatore. Dal suo romanzo d’esordio, Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori 2010) è stato tratto nel 2012 l’omonimo film. Sempre per Mondadori ha pubblicato Cose che nessuno sa. Ciò che inferno non è, sempre pubblicato da Mondadori, è disponibile in libreria al prezzo di Euro 19,00.

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