Categoria: Coia Valls

Recensione di Il mercante di stoffe di Coia Valls

Barcellona, giugno 1334 Tutto ha un prezzo, e non sempre ciò che desideriamo maggiormente ci viene concesso al momento opportuno. Talvolta sarebbe il caso di riflettere bene su dove possono condurci le nostre aspirazioni...

Jaume Miravall è un uomo colto e intelligente ed è pronto a sfruttare ogni possibilità pur di far fiorire I suoi commerci. Ma più si ha e più si vorrebbe, finché si arriva a un punto in cui il denaro sembra non essere più il mezzo per arrivare a raggiungere il proprio fine, ma il fine stesso. Lo sa bene la moglie di Jaume, Elvira, che cerca di dissuadere il marito dall'avventurarsi in nuovi e rischiosi progetti, che lo porteranno lontano da lei e dai loro figli: Alèxia, Narcis e Abelard.

Lontananza fisica ma soprattutto spirituale, quella che accuserà la famiglia Miravall e che svelerà errori e rimpianti appartenuti al passato ma che gravano sul presente. Il tutto sullo sfondo di una Barcellona medievale, in cui superstizione, povertà e malcontento popolare si intrecciano alle guerre condotte dal re Aragonese, alla grandezza dei commerci navali e alla costruzione di nuove e imponenti opere architettoniche.

Il mercante di stoffe ha come argomento cardine la naturale ambizione dell'uomo che vuole espandere i propri orizzonti, affamato di viaggi e di nuove scoperte, ma allo stesso tempo legato alla contingenza della realtà familiare e storica, agli affetti intimi e ai limiti legati all'epoca in cui vive. Miravall è un sognatore, un Ulisse che desidera sempre ripartire con la sua nave per scoprire luoghi esotici e affascinanti, ma deve fare I conti con una Elvira-Penelope che lo attende dentro le mura domestiche e gli ricorda che tenere I piedi per terra e accontentarsi di ciò che si ha è molto più prudente. Saranno i suoi tre figli, così diversi tra loro, che lo metteranno davanti ai propri limiti e alla realtà delle cose.

 
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Approfondimento

A un primo approccio Il mercante di stoffe può apparire un libro piuttosto noioso e monotono, a causa della minuziosa descrizione delle strade (con tanto di elenco dei nomi) e degli angoli più remoti della Barcellona medievale, ma questa pedanteria (che si avverte in realtà anche in alcuni dei capitoli successivi) potrebbe essere finalizzata a far immergere il lettore nel contesto in cui avviene la vicenda.

Forse il senso della storia si sarebbe potuto evincere anche tralasciando alcuni particolari inutili e un po' pretenziosi (in cui si nota un po' troppo, a mio avviso, la mano femminile), soprattutto per quanto riguarda la descrizione interiore e non dei personaggi, ma se ci si avventura nel vivo della questione non si può che lasciarsi travolgere dalle personalità che animano questo romanzo.

Molto interessanti sono i figli del mercante e anche alcuni personaggi marginali a cui, forse, si sarebbe potuto dare più risalto. Ben fatta e forse fin troppo meticolosa la ricostruzione storica. Antisemitismo, caccia alle streghe, calamità naturali, conventi e peste bubbonica fanno da sfondo a tutta la vicenda. Sicuramente consigliato a chi piace il lato oscuro del basso medioevo.

Lo stile ostentatamente femminile e la (doppia) presenza della storia d'amore impossibile, a volte danno il senso del romanzo rosa, ma in alcuni casi rendono più accettabile l'orrore di certe situazioni delineate nei minimi dettagli (come ad esempio avviene quando Coia Valls descrive I quartieri più miseri della città, con tanto di cadaveri lasciati in pasto ai ratti).

Se si analizza Il mercante di stoffe, ciò che salta all'occhio è che la figura del mercante, apparentemente il protagonista indiscusso della narrazione, dipende in realtà dalle donne che gli stanno attorno e che, in fondo, sono le vere ruote motrici della storia.

Sara Rossini

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