Categoria: corso di scrittura

Il Tema e la Trama – Corso di scrittura creativa

Benvenuti a un nuovo appuntamento con il nostro corso di scrittura creativa online completamente gratuito. Le modalità mediante cui si concepisce e si sviluppa una storia possono essere molteplici. La maggior parte delle persone che si cimentano nella scrittura lo fanno perché hanno un’idea. Questa è di per sé il fulcro della storia ma non tutte le idee possono dare origine a delle storie! O almeno, non basta dire: “ho un’idea” per avere anche una storia. Pensate alla classica notizia curiosa/incredibile che talvolta capita di ascoltare al telegiornale. Qualcosa del tipo: “un gruppo di adolescenti è stato sorpreso in una chiesa a rubare il calice dell’eucarestia; interrogati confessano: volevamo fare una messa nera”. Ascoltando questa notizia di cronaca potremmo pensare di avere una storia! Nulla di più sbagliato. Ciò che abbiamo, data un’idea, è soltanto una notizia. Una notizia possiede determinate caratteristiche: un luogo, un tempo, un’ambientazione, dei protagonisti, un’azione. Tuttavia mancano elementi fondamentali per poter trarre da questa una storia. Questi elementi stanno all’origine dell’affezione che, da lettori, abbiamo provato per un romanzo. Ma procediamo con ordine.

Il primo passo che ci consente di muoverci da un’idea per arrivare ad una storia, consiste nel trovare quello che gli anglosassoni (notoriamente schematici e metodici) chiamano “concept” e che, in italiano, si può tradurre con “contenuto”, parola che però non rende l’idea del reale significato del termine. Un concept è un’idea con un certo significato, dotata cioè di uno schema, di una chiave di lettura che comunica qualcosa che va oltre la sua forma esteriore. Il concept è il messaggio che vogliamo comunicare e che sta dietro l’idea. Tornando all’esempio dei ragazzi che tentano di rubare il calice, un possibile concept potrebbe essere il rito di passaggio, la crescita di questi adolescenti, o ancora: il tema del bene e del male, del bullismo fra ragazzi, e persino delle possessioni demoniache. Scegliere il concept della storia significa spesso scegliere anche il genere di ciò che stiamo per scrivere. A seconda del concept scelto, la nostra idea darà origine a una storia urbana di ragazzi difficili, a una commedia, ad un horror e così via. Dall’idea e dal concept si trae quello che chiameremo il tema. Di cosa parla realmente la nostra storia? Se è un rito di passaggio di ragazzi difficili, la stessa vicenda del furto in chiesa diventa uno strumento al servizio del concept. I protagonisti arriveranno all’idea di compiere quel furto poiché cercano una prova, un rito di passaggio appunto. Qual’è il tema di “Moby Dick, la balena” di Melville? Possiamo dire che è la caccia alle balene nell’800? O piuttosto dobbiamo dire che il vero tema di Moby Dick è la lotta dell’uomo contro le forze della natura? In un mondo in cui il posto occupato dall’uomo stesso nel creato, a causa dell’era industriale, aveva progressivamente perso quella centralità che le era stata data dalla religione? Fino a dove può spingersi la follia umana che volesse affermare questa centralità ormai perduta? Potrebbe arrivare all’autodistruzione? Ecco il vero tema di quel libro avventuroso! Melville parla di un tema così complesso usando l’idea della caccia alla mostruosa balena. Questa è la centralità del tema che deve essere unico e chiaro! Si badi bene a non mischiare più temi credendo di poter così fare un geniale pout-pourri poiché si otterrebbe solo un guazzabuglio senza senso. Tutte le grandi storie possiedono solo un tema principale! È possibile avere, in storie particolarmente complesse, dei temi secondari, legati a sottotrame; tuttavia, in questa fase, ci interessa il tema principale della storia e questo deve essere individuato con assoluta chiarezza e, soprattutto, deve essere unico. Partire da un’idea e giungere al tema della storia è un esercizio indispensabile per ogni scrittore creativo che non voglia ridursi ad essere un giornalista di notizie inventate e, per questo, senza mordente. Uno scrittore cioè che non avrà mai un pubblico. Tuttavia questo semplice passaggio è alieno a molti esordienti che commettono l’errore di pensare di poterne fare a meno.

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Una volta che abbiamo ben chiaro in mente il tema della nostra storia, dobbiamo muovere ancora qualche passo per giungere alla trama e questa puntata del nostro corso di scrittura creativa vi spiegherá come farlo. La trama (anche detta plot o intreccio) è l’andamento della storia, è la successione di momenti drammatici che tiene il lettore attaccato alla storia fino alla risoluzione finale. La trama è l’espediente usato dal narratore per generare e gestire la tensione nel lettore. Una trama può pertanto contenere disastri, flashback e tutti gli espedienti necessari a dosare la tensione nel lettore. Ogni calo eccessivo di tensione è infatti l’anticamera della perdita del lettore, qualcosa insomma che, da narratori, non ci possiamo assolutamente permettere. Costruire una trama efficace, che cioè tenga i lettori attaccati alla nostra storia, non è un processo semplice. Si potrebbe dire che chi possiede la chiave per realizzare trame siffatte ha in tasca il successo come narratore! Se tutti possedessero questo segreto, se fosse facile impossessarsi di quella chiave, allora vivremmo in un mondo di eccellenti scrittori! Guardarci intorno basterà a comprendere che non è affatto così! Non esiste una regola valida per tutti. Così come non esiste una serie di passi semplici per ottenere l’effetto desiderato. In parte è questione di talento innato, in parte (in buona parte nella opinione di chi scrive) è questione di pratica, esperienza e capacità acquisite con lo studio. Come abbiamo già detto in un precedente articolo, né questo né altri articoli simili a questo potranno mai donare il talento! Tuttavia qui possiamo esplorare una serie di strumenti che è possibile padroneggiare per arrivare al risultato desiderato. O almeno per avvicinarsi.

Il primo passo per avere una trama è quello di costruire una fabula. La fabula è una successione di eventi sistemati in ordine cronologico, senza preoccuparsi della tensione narrativa. La fabula non corrisponderà mai alla trama, tuttavia una buona fabula conterrà tutti gli elementi della trama finale ma in ordine cronologico. Ancora una volta un esempio chiarirà meglio di mille parole. Un esempio di fabula, calato sull’idea dei ragazzini in cerca di un rito di passaggio, potrebbe essere qualcosa di simile: “Cinque ragazzi annoiati decidono per sfida di rubare un calice per fare una messa nera. Ma durante il furto vengono scoperti e sono costretti a confessare tutto alla polizia.” Come si vede, messa così, non sembra un granché diversa dalla notizia che abbiamo ascoltato al telegiornale! Non traspare alcuna tensione e se scrivessimo una storia seguendo questa successione di eventi probabilmente non avremmo molte possibilità di successo. Dove sta la tensione narrativa? Come si crea? La fabula è tuttavia molto utile per operare una selezione degli eventi raccontati, sui quali operare in seguito. Ma serve uno sforzo ulteriore. Per arrivare alla trama, è necessario riformulare il tema e l’idea di storia in una coppia di proposizioni contenenti quelli che saranno i cinque elementi fondamentali della storia:

1) personaggio principale: questi è l’ “eroe” attraverso i cui occhi vogliamo che il lettore viva la storia. Di fatto questo personaggio è la bussola della storia in quanto attraverso le sue emozioni ed il suo cambiamento il lettore si orienterà in ogni accadimento. In genere, il personaggio principale è unico proprio per evitare di disorientare il lettore con più punti di vista e più direzioni ma non mancano in letteratura gli esempi di romanzi corali, con più protagonisti. Ma il personaggio principale può anche non essere una persona umana. Ad esempio, per molti critici, il personaggio principale di “Cent’anni di solitudine” del Premio Nobel Gabriel Garcia Marquez, è il villaggio di Macondo che fa da sfondo alle storie incrociate dei Buendia. E, in un certo senso, ciò è comprensibile poiché il romanzo in questione presenta una quantità enorme di personaggi dai destini incrociati e in continuo movimento attorno al centro di massa costituito proprio da Macondo che diventa come un organismo vivente: nasce all’inizio del libro, si sviluppa e diventa maturo. Questo è senza dubbio un caso particolare ma costituisce un valido esempio di come il personaggio principale debba possedere determinate qualità. 2) situazione: questo elemento è importantissimo poiché contiene il cosiddetto setup della storia. Cioè consiste in una descrizione di massima degli elementi basilari di ambientazione e descrive le condizioni che spingono il personaggio principale ad agire o che comunque lo spinge verso un cambiamento. 3) obiettivo: è l’obiettivo che il personaggio principale si propone. Può trattarsi di una meta, di un risultato da raggiungere o semplicemente di sopravvivere ed evolversi. Non è assolutamente importante che l’obiettivo venga o meno raggiunto: l’importante è che ci sia un obiettivo e che sia chiaro e ben definito. 4) antagonista: questo è l’elemento che si frappone fra il protagonista e contrasta il raggiungimento del suo obiettivo. Può essere un essere umano o un’entità di altro genere come una forza della natura o addirittura una paura, un sentimento del personaggio stesso. 5) disastro: ogni storia ha necessità di costruire un climax, una tensione crescente. Per ottenere ciò lo stratagemma più usato è quello di inserire un disastro che spaventi il più possibile il protagonista e che gli impedisca di risolvere la storia in suo favore. Non è importante se ci riesca o meno: non esistono solo i lieto fine. L’importante è che il disastro tenga alto il livello di tensione in prossimità del finale.

La coppia di proposizioni che dobbiamo formulare avrà la seguente struttura:

a) una proposizione affermativa che introduca il personaggio principale, la situazione che lo obbliga ad agire per raggiungere il suo obiettivo; b) una interrogativa diretta che introduca l’antagonista e il disastro. Questa interrogativa costituisce quella che viene comunemente detta la domanda drammaturgica principale. Questa è il cuore della storia e corrisponde al fattore che crea il climax di tensione ed è il motivo per il quale ci aspettiamo che il lettore resti appassionato a ciò che scriviamo.

download (1)Dove sono questi elementi all’interno della nostra idea? O della fabula? O del tema? Probabilmente nell’idea iniziale nessuno di questi elementi sarà evidente. Il problema è che senza tutti questi elementi non abbiamo una trama e, quindi, neppure una storia. Come è possibile isolare questi elementi nella nostra idea e dargli una forma? In un articolo di scrittura creativa credo di non sorprendere nessuno dicendo che è necessario inventare, ovvero procedere di fantasia. Seguendo l’esempio adottato all’inizio, quello dei ragazzi sorpresi in chiesa a rubare, è necessario innanzitutto immaginare un protagonista. Può essere chiunque: uno dei ragazzi, il prete, un poliziotto, o addirittura una persona estranea alla vicenda. La scelta del protagonista infulenzerà completamente il resto della storia. Ipotizziamo che il protagonista sia uno dei ragazzi, magari il più giovane ed indifeso, quello cioè che ha più potenzialità di cambiare. Avendo scelto un tema che riguarda l’iniziazione, il rito di passaggio, il cambiamento, questa sembra essere la scelta più ovvia ma è possibile procedere eseguendo una scelta qualunque. Provate a farlo per esercizio. Noi qui supporremo che il protagonista si chiami Millis e sia il ragazzino più piccolo del gruppo. Ci serve adesso una situazione. Probabilmente immagineremo che questi ragazzi si muovano nella periferia urbana di una grande città dei giorni nostri. Una grande città in cui i ragazzi hanno poco o nulla da fare e vengono lasciati a se stessi. Il nostro protagonista avrà un ruolo marginale nel gruppo dei suoi amici e vorrebbe essere considerato di più, alla pari con gli altri. Questo fa maturare in lui una voglia di riscatto che lo rende pronto a mettersi alla prova. Quando ha l’occasione di poter rubare un oggetto sacro e dare l’opportunità ai suoi amici di fare la bravata di un rito satanico, ad esempio. Passiamo all’obiettivo. Quale può essere l’obiettivo di un ragazzino che cresce in un gruppo di altri ragazzi più grandi di lui? Dei quali magari subisce le angherie? Un obiettivo plausibile può essere quello di essere accettato dagli altri come un loro pari. Di apparire coraggioso. O magari all’interno del gruppo c’è una ragazzina che lo ignora e sulla quale desidera fare colpo. Non ci interessa qui scendere troppo nel dettaglio della creazione del personaggio, in quanto dedicheremo a questo un articolo futuro. Tuttavia qui ci preme soltanto di isolare l’obiettivo del protagonista che deve essere uno e chiaro. Supponiamo che sia: essere accettato nel suo gruppo. Veniamo all’antagonista. Questi può essere una persona: un fratello maggiore, il bullo che sta a capo della banda ma anche una paura o un difetto come la balbuzie che impedisce di esprimersi e rende ridicoli e non accettati. Supponiamo che l’antagonista sia un bullo, chiamato Josh, che non perde occasione per umiliare il protagonista davanti a tutti. Infine il disastro: il nostro protagonista si mette alla prova e sta per riuscire ad emergere ed essere accettato dagli altri quando… accade qualcosa! Mentre stanno per impossessarsi del calice ecco che vengono scoperti! Il sogno è sul punto di infrangersi quando, proprio alla fine, il nostro protagonista riuscirà a venirne fuori e nulla sarà più uguale per lui. Il rito è superato, in maniera imprevedibile ed il risultato finale è la crescita, la disillusione forse. Forse non gli interessa nemmeno più di essere accettato dagli altri poiché è andato oltre quella fase.

Seguendo questa traccia di esempio, proviamo a immaginare le due frasi che generano la trama come segue:

“Millis è un ragazzo che vive nella periferia urbana della Grande Città, cercando di farsi rispettare dai suoi amici che lo ignorano. Riuscirà nel suo intento quando il bullo che lo perseguita lo metterà alla prova chiedendogli di rubare un oggetto sacro con scopi misteriosi?”

In questa struttura salta subito agli occhi che la nostra idea iniziale di storia è latente. Ciò che è invece evidente è il conflitto del personaggio, la sfida che lo attende e la domanda drammatugica, con la sua immediatezza, accende una curiosità: ce la farà? Supererà l’ostacolo? Quali sono questi scopi misteriosi? Questa struttura a due frasi è completamente arbitraria. Avremmo potuto operare scelte diverse e creare frasi completamente diverse (provate a farlo per esercizio, sullo stesso tema o su un altro tema di vostra preferenza). L’importante è che, a questo punto, siamo a un passo dalla trama. Questa infatti consiste nel riarrangiare la fabula, subordinare l’ordine cronologico alla gestione della tensione. Oggigiorno, la sensibilità letteraria moderna, privilegia le trame che iniziano nel mezzo, procedono con un flashback e proseguono da dove erano iniziate finendo in modo aperto, cioè senza un finale risolutivo vero e proprio. In passato avevano la meglio trame più lineari, sebbene trame che cominciano nel mezzo si trovano anche nell’antichità. Si pensi all’Odissea di Omero in cui l’intera vicenda viene narrata da Ulisse al re dei Feaci, suo vicino. Ulisse ha quindi ritrovato la via di casa e vi è quasi giunto, tuttavia racconta con un flashback tutta la sua vicenda ed i suoi viaggi. Poi la storia prosegue col ritorno alla reggia di Itaca e la vendetta finale. Applicando questo schema alla nostra idea, avremmo una trama simile alla seguente:

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“A Millis tremavano le mani: aveva afferrato il calice. Era suo, ce l’aveva fatta! Adesso nessuno lo avrebbe più preso in giro. In un istante ricordò tutte le umiliazioni subite. Erano in cinque e sempre gli stessi. Si vedevano tutti i giorni fuori alla fabbrica abbandonata, al solito muretto, e i pomeriggi non passavano mai. La noia sovrastava tutto. Il più grosso di loro era Josh e sfidava sempre tutti, lo faceva su ogni cosa. In gare di arrampicata veloce o di scatto sulle bici. Vinceva sempre e quando non vinceva picchiava chi aveva vinto, e vinceva lo stesso. Aveva sempre una sfida per tutti, specie per lui, il più mingherlino di tutti che veniva preso regolarmente di mira. Un giorno Josh si era presentato con un libro nero fra le mani. “Libro infernale” recitava la copertina, in caratteri gotici. “Scommetto che non avete il fegato di farlo” aveva detto con la solita spocchia. “Di fare cosa?” aveva balbettato Millis. “Una messa nera!” aveva ringhiato Josh. “E per farla occorre un calice consacrato!” aveva continuato passeggiando sul muretto a braccia aperte, come un equilibrista. Avrebbero dovuto rubarlo nella chiesa di Padre John, non c’era scampo. Rifiutare sarebbe stato da codardi e nessuno voleva apparirlo, sebbene avessero tutti una strizza paurosa. Al calar delle tenebre si videro fuori la sacrestia, vetiti di nero. Josh si era procurato un grimaldello che avrebbe usato per forzare la porta…”

A questo punto la trama prosegue con la descrizione dei personaggi e di come si sono introdotti nella chiesa. Riprende poi da dove si era interrotta all’inizio, cioè con Millis che stringe fra le mani il calice. Ma accade il disastro: sono improvvisamente scoperti! Ma Millis resta calmo come un eroe. I suoi compagni sono terrorizzati, incluso Josh che si rivela un vigliacco. Lui no e tutti lo guardano ammirati. Non gli frega più nulla del calice: è cresciuto ormai.

Questo semplice esempio, se vogliamo scarno nella sua banalità, serve a farci comprendere la complessità del processo di creazione di una trama. Per padroneggiare queste tecniche è necessario il più possibile esercitarsi. Potete utilizzare questa idea o anche altre di vostro gradimento e provare a scegliere diversi protagonisti, obiettivi, punti di vista e così via da cui trarre diverse storie. Una trama ben congegnata, sebbene anche solo abbozzata, è il primo passo per la costruzione di una storia efficace. Non bisogna trascurare l’importanza di quanto abbiamo accennato: si tratta di tecniche che stanno alla base di ogni romanzo di successo. Padroneggiare queste tecniche è necessario non solo per sviluppare uno stile proprio, ma anche per concedersi la licenza di poter infrangere le regole stesse e creare il proprio stile originale.

Alla prossima settimana con una nuova puntata del nostro corso di scrittura creativa! Per leggere tutte le puntate passate clicca qui.

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Scrivere. Perché? – Corso di scrittura creativa

Benvenuti al primo articolo del nostro corso di scrittura creativa che abbiamo pensato di  rendere disponibile a tutti gli scrittori e aspiranti tali in maniera del tutto gratuita. Perché scrivere? Questa domanda è solo apparentemente scontata. E solo apparentemente è correlata a un’altra domanda che spesso viene posta al pubblico di ogni opera narrativa e cioè: perché leggere? Senza scomodare improbabili approcci sociologici e culturali (sui quali tuttavia esiste una notevole mole di materiale bibliografico), possiamo affrontare la questione in termini pragmatici.

E cioè possiamo domandare a noi stessi: perché desideriamo scrivere? E di converso: perché leggiamo? Ci rendiamo immediatamente conto che esiste una enorme varietà di risposte a queste domande, probabilmente una per ogni intervistato. C’è chi intende la lettura come un passatempo, per far trascorrere meglio il tempo in un viaggio, ad esempio, quasi alla stregua di un cruciverba e chi invece vi investe tempo ed immaginazione. Altri invece vi investono addirittura denaro!

WriteDa queste semplici considerazioni emerge che, anche se stiamo inequivocabilmente parlando di parola scritta, di narrativa, di libri, è assai diversa la percezione che si ha di essi a seconda che ci immedesimiamo in vari ruoli come quello dell’autore, del lettore, del libraio, del tipografo, del grafico, dell’editore e così via. Per molte persone infatti il libro è una merce, alla stregua di altre merci relativamente non deperibili, come scarpe o bulloni o qualunque cosa vi venga in mente: va prodotta, distribuita, pubblicizzata, venduta o ritirata, smaltita infine come rifiuto riciclabile. Molti autori scrivono perché vogliono creare un prodotto che risulti appetibile per un certo mercato, esattamente come se dovessero creare un abito o un monile. Per questi autori la creazione di un libro è analoga a quella di un qualunque altro artefatto: probabilmente costruiranno un prototipo e lo sottoporranno ad un agente il quale chiederà loro di apportare qualche modifica più o meno radicale per piazzarlo su un certo tipo di mercato (quello del teenager, della casalinga, dell’intellettuale politicizzato e così via), dopo di che l’agente o l’autore stesso lo sottoporrà a una casa editrice. Quest’ultima, in genere, è un’azienda che trae profitto dal commercio di libri e pertanto eseguirà ricerche di mercato, piani di marketing e valuterà se il prodotto è appetibile o meno. Le aziende fanno dei piani di rischio in cui mettono su un piatto della bilancia l’opera, il suo valore intrinseco, l’appetibilità sul mercato in un dato momento temporale ecetera, mentre sull’altro mettono le perdite, i costi, la possibilità che l’opera non venga acquistata o compresa o semplicemente che stia uscendo nel momento sbagliato.

Questo discorso è sufficientemente generico e variabile, specialmente se si parla di un autore già affermato o piuttosto di un esordiente, tuttavia serve a farci comprendere che il libro inteso come merce obbedisce a determinate regole di mercato dalle quali è quasi impossibile prescindere e sulle quali bisogna avere le idee chiare, da subito cioè prima di cominciare a scrivere. Esiste poi una seconda categoria di autori che scrivono per altri motivi, non commerciali se possibile. E questi possono essere i più disparati. Si può concepire un’opera dell’intelletto per noi stessi, per i nostri amici o colleghi o conoscenti. Potremmo non avere interesse a vedere pubblicato il nostro lavoro o non essere disposti a modificarlo per venire incontro alle esigenze di questo o quel mercato. Questi ultimi autori costituiscono spesso a loro volta un mercato per case editrici orientate agli autori cosiddetti “a pagamento” e cioè a quegli autori disposti a pubblicare a proprie spese.

Riconoscere in sé stessi una valida risposta alla domanda “perché scrivo?” e comprendere se si appartiene, ad esempio, ad una delle categorie grossolanamente descritte qui sopra o ad un’altra, completamente diversa, è un primo passo per affrontare in maniera corretta l’apprendimento della scrittura creativa. Se si accetta infatti che lo scrivere è alla stregua di ogni altro atto creativo, anche manuale, allora risulta naturale accettare l’idea che lo scrittore, alla stregua dell’artigiano, necessita di possedere delle abilità e delle conoscenze ben precise che lo aiutino nel suo mestiere. Quale scultore potrebbe definirsi tale se prima non padroneggia i propri attrezzi? Se non conosce nei minimi dettagli i materiali che usa per scolpire? Quale sarto potrebbe riuscire nella sua opera senza avere sufficiente pratica con le stoffe ma anche con i gusti e la moda del momento?

Certo, questo non basta. Nella scrittura, così in ogni altro ambito creativo, esiste quel quid in più. Quel qualcosa che fa la differenza fra un sarto e il grande stilista. Fra l’orchestrale tecnicamente ineccepibile e il compositore di successo. Questo quid è di volta in volta etichettato ad esempio come genio, talento, fortuna e con simili epiteti sempre un po’ vaghi e in ogni caso poco misurabili. Nel corso di questa serie di articoli sulla scrittura creativa chiameremo semplicemente “quid” questo elemento imponderabile. Spesso si sente dire che chi ha il quid non ha bisogno di altro per produrre dei capolavori, ma credo che la questione sia molto più complessa. Anche un genio come Michelangelo, per dipingere la Sistina e, in seguito, il Giudizio Universale, dovette inventare tecniche nuove e scoprire nuovi materiali per riuscire e il suo quid, per quanto enorme, non gli sarebbe mai bastato senza il duro lavoro e la pratica.

Nessun corso di scrittura creativa come questo potrà insegnare il genio o il talento. Ma ad un corso si richiede altro: completezza, sistematicità, tecnica. Questa serie di articoli sulla scrittura non è diversa da un corso di pittura o sartoria.

29f1p6ohchMa un libro è dunque un’opera d’arte, un qualcosa di molto diverso da un bel paio di scarpe o da un abito di alta sartoria? Se sì, in cosa si differenzia? Forse non tutti i libri sono così lontani da questi oggetti che pure contengono un evidente grado di maestria. Ma ALCUNI libri, in certi casi particolari, sappiamo tutti bene essere diversi, contenere più di mera carta e parole stampate, essere ben altro che oggetti con una bella copertina o una pregiata rilegatura. Alcuni libri hanno il potere di CREARE, attraverso la parola scritta, intere realtà, stati d’animo nuovi ed esistenze diverse e questo è assai simile alla magia, così come veniva concepita dai nostri più lontani progenitori. Lo scrittore come il mago può manipolare stati d’animo, provocare innamoramento, rabbia, ribellione, disgusto, assuefazione, asservimento. Come il libro galeotto di Paolo e Francesca, la stessa Sacra Bibbia o gli spregevoli Protocolli di Sion. La storia è piena di libri così potenti da essere stati temuti più dell’anticristo, da richiedere roghi ed inquisizioni.

I regimi totalitari, quelle forme di governo cioè che prevedono la totale subordinazione dell’individuo al sistema politico, come priorità assoluta hanno la censura. Il che riconosce alla parola scritta una forza che è tutt’altro che passività in quanto riesce a smuovere gli animi umani.

Perché scrivete, dunque? Perché leggete? Nel prosieguo di questa rubrica presenteremo una serie di tecniche comunemente usate nella scrittura creativa, ma anche nel giornalismo e nella sceneggiatura. Potete vederli come una serie di attrezzi completi di istruzioni per l’uso. Scegliere i più adatti alla vostra sensibilità di scrittori o non sceglierli affatto fa parte del libero arbitrio del narratore, tuttavia non è possibile ignorarne l’esistenza senza correre il rischio di stare continuamente a reinventare la ruota.

La domanda perché scriviamo e perché leggiamo sembra a questo punto inevasa. Eppure la risposta a tale domanda, assai intima e personale, è la molla di tutto. Sta dietro alle energie spese non solo per scrivere e leggere, ma anche e soprattutto per imparare a scrivere e a leggere, per acquisire sufficiente dimestichezza con gli strumenti di cui prima. La passione, la necessità di leggere e di scrivere è spesso talmente urgente nei grandi talenti da spingere costoro a sacrificare ogni altro aspetto della loro esistenza al perfezionamento di quell’arte. Siamo qui apprendisti stregoni, più che apprendisti artigiani.

Qualunque sia il motivo per cui leggete e scrivete fate in modo che diventi urgente!

Alla prossima settimana con una nuova puntata del nostro corso di scrittura creativa! Per leggere tutte le puntate passate clicca qui.

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